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Viaggiando attraverso la vita

Viaggiando attraverso la vita - Camperarcobaleno

                                 Io e Marley

                                John Grogan

 

 

 

Mi è capitato di leggere un libro, pochi anni fa, un libro che mi ha strappato lacrime e occhiatine celate verso il pastore abruzzese che corre e abbaia come un indemoniato nel parco rettangolo di cortile davanti casa, suscitate da un profondo senso di commozione e di amore verso il batuffolo gigante di pelo che annualmente distrugge aiuole e pantofole. 

Questo libro, caso editoriale che ha reso l’intero mondo succube abusante di fazzoletti, s’intitola, e immagino voi abbiate già inteso di cosa io stia trattando, “Io & Marley”, sciorinato diligentemente dalla penna di John Grogan, il quale ha voluto raccontarci la storia del suo Labrador, Marley appunto, che ha arricchito la sua vita e quella della sua compagna. 

Il libro è una lunga e toccante autobiografia dedicata agli anni trascorsi accanto ad un cane che è l’immagine animale della goffaggine, ritratto in veste canina di quel uomo imbranato e sciocco che da anni fa ridere il mondo sulla scia del colosso americano; un cane che mette in ridicolo i suoi padroni e terrorizza la dog-sitter, ma anche un cane che sa far piangere con l’immagine puramente onirica dei suoi occhioni stanchi, consapevoli ma allo stesso tempo ancora ammiccanti al momento di una fine inevitabile e ormai prossima. 

Nelle pagine finali di questo libro, quando la perdita di quel compagno giocherellone e insostituibile pesa sia sui protagonisti che sui lettori, la promessa di un paio di padroni di un cane che abbiano perso il loro cucciolotto lampeggia consistente come nella realtà: credo che tutti noi abbiamo sentito dire, oppure abbiamo detto, dopo una convivenza con un umano-canino, quella frase secolare, sempre pronunciata e sempre tradita: “mai più”. 

Mai più perché ha distrutto tavolini e scarpe; mai più perché è stata una bella esperienza e non ce ne sarà mai una simile; mai più perché ci si ricorderà sempre del suo balzo da predatore per rubare cibo dal piatto.  

Un “mai più” che verrà sì posto chiaro e tondo, ma che sarà infranto dopo mesi, o magari anche anni, con l’arrivo di un nuovo scodinzolante, salivante, rumoroso, morbido amico a quattro zampe. 

Sono compagni di vita. Sono quelli che senza parole sanno confortarti, quelle presenze che rendono importante ogni piccola e insignificante vita che varchi la soglia di casa. 

Noi a volte ce ne dimentichiamo, e li trattiamo come oggetti, come inutili pesi da evitare per essere felici. E tradiamo la loro fiducia, li feriamo sino a renderli incattiviti dalla vita, li consideriamo come peluche in movimento senza comprendonio. 

Gli umani sbagliano, è vero. Ma certi umani sono anche capaci di cambiare, di capire e scegliere se essere persone migliori oppure continuare a essere mostri. 

Se avete con voi una bestiola, fatele una carezza. Poi rimproveratela, se vi ha raso al suolo i fiori in giardino, e datele un insegnamento sicuro ma amorevole. 

Trattate i vostri cuccioli con equilibrio. In cambio, loro doneranno a voi affetto e calore. E voi, in più, potrete imparare che trattando con umanità e rispetto, si viene ripagati sempre con la medesima moneta. 

Nelle pagine di questo sito si trovano disparate argomentazioni a favore degli animali domestici, quei taciti eppur loquaci compagni delle lunghe giornate di tanti di noi che, per uno slancio del cuore oppure per una voglia inarrestabile di un confronto con una mentalità racchiusa in un corpo agile e peloso, hanno deciso di condividere il tetto e la vita con loro: i cani.

(C.F.R.)
 

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'