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Verga racconta

Verga racconta - Camperarcobaleno

Catania

 

 

 La casa natale di Giovanni Verga ci accoglie nel nostro tour siciliano in  via Sant'Anna, luogo stretto e chiassoso nel cuore della vecchia Catania, poco distante da Piazza Duomo.

Il palazzo ottocentesco, oggi sede del Museo Regionale e Monumento Nazionale dal 1940, accoglie al secondo piano Casa Verga, luogo dove il Poeta trascorse la sua infanzia e gran parte della sua vita.

 Il suo interno custodisce,oltre ad una notevole biblioteca appartenuta allo stesso Verga e la sua avanguardista  raccolta di immagini fotografiche,(frutto del suo interesse per l’allora nuovo mondo della fotografia), il racconto della sua vita fatto di stanze e di mobili.

 Le ampie camere riflettono sia l’aspetto umano che quello lavorativo di quest’uomo, considerato a pieno titolo simbolo della corrente letteraria del verismo italiano. Nonostante le sue prime opere siano state pubblicate in un clima letterario influenzato dalle correnti ottocentesche italiane e francesi, Verga si affaccia con i suoi personaggi, per la prima volta, su un mondo caratterizzato da aspetti profondamente legati alla territorialità e ai linguaggi che  questa sprigiona e che dà ragione di essere.

Legato profondamente quindi al suo macrocosmo così come al suo microcosmo, nella casa di Verga si possono ritrovare i suoi scritti, i ricordi del padre e le mani sottili di una donna da lui amata, ritratte in un calco gentile, sul suo tavolo di lavoro.

Un busto ricorda il padre e le fotografie scattate da lui stesso raccontano del suo forte legame con la sua famiglia di origine e nello stesso tempo,dell’uomo schivo, non solitario, il quale ha sempre voluto la sua indipendenza.

 Molte le attestazioni di un grande affetto  e stima nei suoi confronti, diplomi, targhe, bassorilievi, libri a lui dedicati da scrittori famosi ma anche da semplici amici quali era il Capuana il cui sodalizio lavorativo e affettivo è  rimasto nel tempo.

Elegante e riservato, sono le copertine in pelle dei suoi libri, riportanti le sue iniziali dorate ‘GV’, che parlano di lui. I manoscritti, oggetti semplici di uno scrittore e di uno studioso delle letteratura non solo italiana. Spiccano così i libri,duemila trecento volumi, da Flaubert a Zola, da Gogol a Dostoevskij, da D’Annunzio a Fogazzaro.  

 E il poeta si fa uomo nelle sue stanze private: la sala da pranzo, luogo conviviale per eccellenza, spicca un grande mobile che ha la funzione di nascondere un po’ più modesto ma indispensabile porta vivande,proveniente dal piano superiore dove vi era la cucina,i piccoli salotti arredati in un elegante stile neoclassico, sempre semplici, austeri  e raffinati.

Infine la sua stanza da letto dove gli armadi accolgono ancora i suoi vestiti, i suoi cappelli,lo scrittoio e un comodino su cui ancora giace,per essere letto sino alla fine, l’ultimo libro che il Poeta stava leggendo prima della sua scomparsa. Una lente e  una candela, accanto, giacciono lì accanto, in un infinito silenzio.

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'