Venezia

Venezia - Camperarcobaleno

-La Storia-

-Passeggiando tra le Calli-

-Area Sosta-

                     

-La Storia-

   

 

La Storia di Venezia durante il Risorgimento è quella di una città che aveva perso quella patina di splendore che la caratterizzava da sempre. Dove erano finiti gli stupendi palazzi affacciati sul Canal Grande, sempre riccamente illuminati da candelabri e lampadari  le cui luci si riflettevano in una miriade di cristalli e opaline; dove era finita l’incessante musica di balli vestiti da sete e ricami dai colori lucidi e sgargianti, popolati da dame le cui lunghe stole scivolavano sulle scalinate infinite di marmo per incontrare sale immense rivestite da arazzi e affreschi e dove erano state attraccate le innumerevoli nere gondole addobbate con velluti e ori che ogni giorno facevano la spola tra i canali più stretti per solcare quelle acque in cui si riflettevano maestosi scenari dal sapore di teatralità? 

 

 Una Venezia così nessuno l’aveva mai vista e noi probabilmente non potremmo nemmeno immaginarla, noi che siamo testimoni oculari di una città sempre ricolma di turisti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni vita; noi che consideriamo  la Venezia quale quella dei Dogi e della perenne sontuosità e mai quella di un popolo semplice e lavoratore, di anime povere che facevano della loro vita solo un pezzo di pane, magari reso costantemente umido dall’acqua. 

 La città di Venezia del 1848 ci accoglie con una profonda tristezza e nella più profonda solitudine:  una città che si sta spopolando, che non riesce più a dare lavoro ai propri figli e che vede molti suoi giovani  arruolarsi per difendere la bandiera dell'esercito piemontese. 

Ma nella sofferenza e stenti Piazza san Marco, cuore di questa strana e alle volte incompresa città ma solo calpestata, è il simbolo di quella rivolta contro l’Austria.

 

-Passeggiando tra le calli-

 

La prima tappa inusuale del nostro ‘andar per risorgimento’ è Via Garibaldi che si trova dietro a Fondamenta della Tana a Riva dei Sette Martiri. Di questa via che apparentemente sembra nulla celare, appartiene una bella leggenda legata a  Giuseppe Zolli e alla sua ombra. 

Questo uomo  partecipò alla spedizione dei Mille e giurò di proteggere per sempre il suo idolo. 

 Alla fine dell'omonima via di Castello vi è una statua di Giuseppe Garibaldi che trionfa su una roccia mentre  ai suoi piedi ci sono un leone e un fedele garibaldino che  è proprio Giuseppe Zolli, nato a Venezia nel 1838 e morto nel 1921 

La leggenda vuole che nell'estate del 1921 prima un uomo, poi una coppia e subito dopo un pescatore vennero aggrediti da un'ombra rossa nei paraggi della statua così  gli abitanti si organizzarono in un comitato di vigilanza. 

Ma appena due dei vigilanti iniziarono a ispezionare la statua da vicino, un fulmine rosso li stese a terra.  Quel fulmine rosso era proprio «Bepi el vecio, Bepi el garibaldin» che, prima di morire, aveva giurato fedeltà al grande eroe della sua vita.   

Lo spiega anche il suo epitaffio al cimitero di San Michele in Isola: «Fedele alle dottrine mazziniane e alle aspirazioni del suo duce Garibaldi, con la mente e 'l core rivolti alle terre nostre irredente» 

 

 Ci spostiamo verso Campo della Bragora a Riva degli Schiavoni dove si trova  una targa che ricorda il luogo di nascita dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera.

 E  lì vicino, a Palazzo Ducale a Sestiere Castello ricordiamo Silvio Pellico, autore del celebre «Le mie prigioni», che rimase un anno nella Prigione dei Piombi  dove furono rinchiusi anche Manin e Tommaseo nel 1848. 

Ripartendo da Palazzo Ducale e dalla Basilica di San Marco verso Palazzo La Scala si giunge a Campo Manin, il luogo dove l'avvocato veneziano, che animò i fermenti rivoluzionari, trascorse la sua vita.

La statua a lui dedicata dallo scultore Luigi Borro nel 1875 ,guarda il palazzetto a 3 piani che prendeva in affitto per 59 lire austriache al mese ma la casa natale di Manin si trova in Campo Sant'Agostin  al termine del Ramo Astori, nel Sestiere di San Polo

 La casa oggi è abitazione privata ma la si può facilmente individuare in quanto questa è piuttosto piccola con una scala esterna che porta ai piani superiori e presenta archi che fanno accedere ad un sottoportico da cui si intravede l’uscita della casa verso il canale. L’interno della corte ha numerose piante che danno un aspetto un po’ misterioso e sul pavimento sono evidenti o segni di una vera da pozzo che oggi non esiste più. 

Merita uno sguardo anche la statua di Niccolò Tommaseo in Campo Santo Stefano,abbastanza vicino alla Basilica di San Marco, ad opera di  Francesco Barzaghi nel 1882 la quale ha nel tempo mantenuto un poco piacevole  soprannome per via dei numerosi volumi di marmo che sembrano cadergli da dietro il cappotto. Durante il suo periodo a Venezia, Tommaseo ha alloggiato a Castello, nella zona del Ponte dei Greci, vicino al Campo delle Gate, tutti vicini a San Marco, dove abitò invece Ugo Foscolo.  

La maggior parte dei monumenti, dei luoghi e delle testimonianze che il periodo del Risorgimento ha lasciato a Venezia appartengono al 1848-1849, gli anni della rivolta contro gli austriaci e della proclamazione della Repubblica di San Marco. 

Il luogo più conosciuto è Piazza San Marco. E' nell'unica piazza della città dove, il 22 marzo 1848, Manin salì sopra un tavolino di un caffè e proclamò la Repubblica innalzando il tricolore mentre il 2 aprile  1849  in cima al campanile venne appesa una bandiera rossa per dimostrare che la città avrebbe continuato la resistenza. 

Manin, parlando in dialetto, si rivolgeva ai veneziani  da un balcone al primo piano  degli uffici del Governatore austriaco prima e del governo provvisorio poi. 

Da questo  luogo di ritrovo cittadino e fulcro della religiosità veneziana, il 17 marzo 1848 vengono staccati i masegni della piazza per lanciarli contro i soldati austriaci 

Della Piazza, però, non vanno trascurati il Caffè Florian e il Quadri: fra le pareti del primo - nella notte fra il 22 e il 23 marzo 1848, dopo la capitolazione degli austriaci - venne formato il governo provvisorio. Il secondo, invece, era l'abituale ritrovo degli austriaci e, dopo la sparatoria del 17 marzo, venne preso d'assalto.  Ma San Marco è stato anche il luogo dove ha riposato  Manin; infatti le sue spoglie vennero accolte nella Basilica e solo due anni dopo vennero spostate a Piazzetta dei Leoncini, adiacente a Rialto. 

 La città storica viene  colpita dalle bombe austriache più di quanto non avviene  poi nei due conflitti mondiali, cannonate sparate che colpiscono donne, bambini e  uomini, case e monumenti.  

Soprattutto la zona di Cannaregio ne fa le spese, così come avvenne alla parte ovest della Giudecca ma anche  campo San Geremia e campo San Salvador dove si trovano palle di cannone incastonate nelle pareti dei palazzi quasi ad altezza d'uomo.

Ancor prima di entrare in città si incontrano i cannoni sul Ponte della Libertà,o basta spostarsi verso la terraferma per vedere Forte Marghera o il  campo trincerato mestrino per ritrovare quei luoghi,testimonianza di aspri scontri. Il Lido è disseminato di forti della Serenissima poi occupati dagli austriaci che  offre ancora un esempio quasi intatto di architettura militare del tempo col Ridotto austriaco di San Nicolò, anni fa riemerso da rovi ed edera grazie a un intervento del Servizio civile internazionale. 

Non va dimenticata la visita all’Ateneo veneto, tra tutti  luogo simbolo di quella rivolta dove viene letto il primo discorso rivoluzionario da parte degli intellettuali del tempo. 

E se vogliamo viaggiare attraverso le caserme utilizzate dagli austriaci in quel periodo, basta pensare a Sant'Anna in via Garibaldi o gli spazi dell'attuale Future Centre in San Salvador oppure Palazzo Loredan che si trova in campo Santo Stefano, già menzionato per la statua di Tommaseo.

 

-Area Sosta-

   

-Area Sosta ‘Al Bateo’ Vicina all'imbarco dei traghetti di Punta Sabbioni distante circa 300 metri, aperta tutto l'anno,  pianeggiante, ogni piazzola ha l'allaccio alla 220V, servizi.

-Area Sosta in loc. Cavallino, nel Parking Dante Alighieri, lungomare D. Alighieri 26, Cavallino-Tre porti,a 400 mt. circa dai servizi di navigazione Actv, recintato, custodito, servizi igienici, docce calde gratuite, a pagamento

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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