Venezia

Venezia - Camperarcobaleno

Una giornata nella città lagunare

 

La giornata dedicata a Venezia inizia nel pomeriggio del giorno precedente quando arriviamo a Oriago e cerchiamo l’area sosta.

Ce la indicano alcune persone che in bicicletta raggiungono il paese, informandoci del luogo poco lontano dal supermercato ‘lidl’.

In una traversa di una strada trafficata da camion troviamo l’area sosta molto grande, già colma di camper molti dei quali tedeschi.

Tutti a vedere Venezia, alcuni per la prima volta.

Il gestore, che ha poco lontano dall’area il suo ‘ufficio’ ci vuole subito raccontare cosa vedere e cosa no in questa città dal fascino unico al mondo ma poi quasi si infastidisce nell’apprendere che ci siamo già stati, anche da non camperisti, e che questa volta vorremmo scoprire una città poco turistica. Ma a lui si possono chiedere anche i biglietti per il treno, è molto organizzato e ne va fiero.

L’area si popola verso sera quando arrivano, dalla fermata del treno poco distante, gruppi affaticati di camperisti che hanno trascorso la giornata a zonzo e li si riconosce un po’ per le facce stanche e un po’ per le varie ‘shoppers’ che contengono sicuramente souvenir e regalini da portare a casa.

All’area arrivano in serata altri camper ma nonostante sia quasi pieno, il luogo si presenta tranquillo e in ordine nonostante il continuo sottofondo dell’autostrada non lontana.

Ha fatto caldo oggi, molto caldo nonostante sia aprile e i ripari dal sole dell’area sono davvero inesistenti e le zanzare iniziano a dare noia.

Al mattino facciamo anche noi parte di una piccola ma considerevole fiumana di turisti che dall’area sosta si dirige verso la stazione ferroviaria, non ci si può sbagliare basta seguire la comitiva. 

Il treno arriva poco dopo e in poco tempo si arriva a Santa Lucia dove veniamo inghiottiti da altre fiumane di persone.

Ma lo spettacolo è unico già all’uscita della stazione e già non vedo l’ora di conoscere personalmente il nuovo ponte di Calatrava.

Nonostante critiche e giudizi severi, a me il ponte piace molto ed è bello transitarci sopra e scoprire i suoi gradini quasi inesistenti, la sua struttura che sembra una barca, la sua linea leggera e quasi sottile.

Il percorso che seguiamo ci porta verso Punta Dogana tra calle silenziose e altre più popolate, tra ponti dal fascino retrò e angoli di case dalle bifore ricolme di geranei fioriti.

E’ un pullulare di turisti, migliaia di piedi che pestano fragorosamente una città che, a parer mio, sopporta agevolmente tanta curiosità mondiale. Nonostante abbia letto di severe misure contro il degrado cittadino, troviamo persone che all’ombra di qualche panca in cemento dormono o altre che pasteggiano a panini e birra lasciando l’impronta del loro desinare in un angolo.  

Da Punta Dogana lo spettacolo di San Marco, il mare della laguna ci divide da lui, è spettacolare. Un ampio raggio di palazzi nobili, di ponti, di barche, di raggi del sole che si riflettono nel mare. Strano, qui davvero di turismo ce n’è poco e vi invito a trovarvi in questo luogo meraviglioso per scoprire un lato di questa città poco conosciuto. Le foto si susseguono l’una dopo l’altra come se provassi una sorta di paura nel perdere un minuscolo angolo da immortalare, da portare a casa con me.

Da questo punto la laguna è un brulicare di barche e di traghetti, alcune barche sono dei veri e propri negozi sull’acqua di frutta e verdura che poi approderanno in qualche calla per raggiungere i clienti. Portano radicchi e asparagi, fiori e piante aromatiche e sanno di una città viva e pulsante, non solo di arte e di storia. Le barche più brutte sono quelle che trasportano cumuli di immondizia e sono seguiti da orde di gabbiani festanti  in una scia continua che si confonde con le piccole onde del mare segato dalla prua delle barche container.

Il  nostro percorso continua verso l’Accademia e verso uno dei quattro ponti che si affacciano su Canal Grande. Più la passeggiata si inoltra verso il centro, più i turisti si accumulano gli uni agli altri.  Ci fermiamo alla Chiesa di San Vidal dove si può ammirare una bella esposizione di violini e del lavoro magistrale dei mastri liutai. E’ una sosta piacevole e interessante non solo perché è gratuita ma perché è un invito ad ammirare capolavori di genio.

Dal Ponte dell’Accademia dove poco si può sostare perché gremito da persone in posa per le fotografie di rito, cerchiamo di dirigerci verso la famosa San Marco seguendo calle più interne e silenti. Un po’ girovaghiamo alla completa deriva sino a che ci troviamo nella zona delle Mercerie dove si affacciano le boutique delle firme più famose della moda. I palazzi antichi che si affacciano su questa sono bellissimi così come le vetrine dei negozi che espongono pezzi unici e, per molti, inarrivabili. Ma è comunque un piacere passeggiare qui in attesa, poco lontano,di essere completamente travolti dall’onda oceanica di una Piazza San Marco gremita.

Se dovessi usare un termine restrittivo su questo indubbiamente straordinario angolo di mondo, userei il termine ‘troppo’. Troppa gente, troppo rumore, troppa coda in attesa di entrare in Basilica, troppa sporcizia. Già, San Marco non è solo ricca di turismo ma è ricca di immondizia e di bivacchi, di piccioni ingrassanti e di guide turistiche pronte a ricordare che lì, proprio lì, è stata  girata la scena con la Jolie del film ‘The Tourist’. Ma lo si sa, il turista si annoia a sentire declamare le opere di un Tintoretto o di un Tiziano , più propenso a ricordarsi di aver camminato sullo stesso selciato su cui ha recitato la bella attrice americana. Forza della comunicazione.

Due foto veloci e via, lontano da questa folla. L’idea di andare a Rialto dovrà ancora attendere.

Le calle subito dietro San Marco sono vivibili e più vere.

Qui si aprono negozi dal sapore antico che offrono libri antichi, calamai in vetro di murano, borse a dieci euro. Sono ancora in vendita cartoline dalle vedute di una città dal sapore degli anni sessanta e con la sobria scritta ‘Piazza San Marco, veduta aerea’ in bianco e nero.  Mi affascina il buon sapore di frutta di un negozio piccolissimo, due poltroncine in rattan smangiate dal tempo vicino ad un bar in cui alcuni anziani stanno giocando a carte, noncuranti del trambusto turistico. Ci sono abituati e lo scansano, ignari o  forse un po’ contrariati.

Su e giù da calle e ponticelli, molti dei quali in ferro battuto.

Su e giù da rivi la cui acqua e alghe rosicchiano ogni giorno il più piccolo angolo di legno, portoni chiusi da anni e barche attraccate a muri in cui alghe vigorose affondano le radici. 

In fondo, una gondola giace silenziosa ed è bella senza le copri sedute in broccato e orpelli che tanto amano i giapponesi. E’ lei, simbolo di questa città, è lei la barca che ancora qui viene prodotta in pochi ma veri esemplari, è lei la vera regina di questa terra.

Ci si perde, non ci sono più le vecchie indicazioni per le mete più ambite della città, senza una cartina o senza indicazioni sul cellulare, è difficile. Anche qui i tempi sono cambiati, non si leggono più le indicazioni con le frecce tracciate sui muri, tutti camminiamo con i ‘cell ‘ alla mano, con le varie app che indicano come- dove- quando.

Transitiamo su Fondamenta Nuove dove una lunghissima  fila di bancarella dagli improponibili souvenir attendono di essere venduti. T-shirts con il disegno del Duomo di Milano, cappellini NYC e borse taroccate. Ma dove sono finite le gondole in plastiche a luci intermittenti, i cappelli di paglia e le magliette a righe dei gondolieri?

Il giro si conclude dalla parte opposta della partenza, su Piazza di Santa Lucia. Il treno prima e il camper poi ci attende in questa giornata dal sole estivo e da mille fotografie da scaricare sul pc. Venezia è comunque una città da visitare, sempre. E sul treno ricordo la mia mamma che cantava ‘Marieta monta in gondola che mi te porto al lido….’

(A.L.)

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

Chi abbandona un cane non è un camperista

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(Lyla, Pastore Abruzzese).

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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Nuova Pagina Facebook!!!! Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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