Trieste

Trieste - Camperarcobaleno

-Uno sguardo alla città e Il Museo del Risorgimento-

-Wilheim Oberdan-

-Castello Miramare-

-Area Sosta-

 

-Uno sguardo alla città-



Trieste è, secondo molti, una delle più belle città italiane. Disposta sulla riva dell mare, adagiata ai piedi delle colline sembra ,a tratti, Genova.

 I  palazzi ottocenteschi  lungo la riva sono la testimonianza attiva e profonda di un passato tracciato da profonde rughe e molte cicatrici ma Trieste è soprattutto una città di frontiera, una città che ha sempre avuto la capacità di parlare non una lingua sola.

Trieste è storia come nel periodo risorgimentale, Trieste è geografia vista la vicinanza con paesi quali la Slovenia, le lingue straniere modellate nel tempo e nei linguaggi, è arte che si dipana dal gotico, al bizantino, sino al moderno, è letteratura per mano e cuore di poeti come Umberto Saba, James Joyce, Rainer Maria Rilke, e Italo Svevo ed è Incontro, Condivisione, Comprensione.

Trieste è anche passione e sangue, è la voglia più di qualsiasi altra città italiana di essere Italia e questa aria strana di italianità la si percepisce in ogni angolo, in ogni monumento e in tutte le bandiere che sventolano anche alla più cruenta bora.

Trieste mai montotona con i suoi selciati regolari in arenaria bianca che si dipanano tra sontuosi palazzi creando una immaginaria grande scacchiera, i suoi monti che le coprono le spalle a mò di stola e il blu abbacinante di un mare profondo su cui spesso sembra averci messo mano un pittore del pointillisme tanto piccole barche dalla vela bianca esplodono magicamente su di esso.

Trieste è il cuore pulsante di una città spinta verso il futuro ma che accetta e accoglie sempre le sue radici storiche e come sempre accoglie letterati, filosofi, politici, uomini e donne nei suoi affascinanti Caffè dove sembra che il tempo non dimori…

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci e uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo passando, l'infinito nell'umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli uomini sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la vita.

Umberto Saba.

 

-Il Museo del Risorgimento-


 Il Museo del Risorgimento si trova in una delle piazze che più di tutte  ha subito una grande trasformazione architettonica nel primo decennio del Novecento, piazza Oberdan. 

Precedentemente la zona aveva come simbolo la presenza di una imponente caserma austriaca, una struttura massiccia e dura, edificata nel XVIII secolo e voluta proprio in pieno centro cittadino. 

 L'edificio rappresentava il simbolo dell’amministrazione austriaca della città, conclusasi definitivamente nel 1918 con la fine della prima guerra mondiale, posta lì quasi a monito per la popolazione.   

La caserma che già di per sé è una presenza angosciante racchiude in sé la triste vicenda di Guglielmo Oberdan, giovane irredentista triestino protagonista di un fallito attentato all’imperatore Francesco Giuseppe che tra quelle mura fu prima rinchiuso e poi impiccato nel dicembre del 1882. 

La ristrutturazione urbanistica dei primi anni del ‘900 porta soprattutto la città ad un vero capovolgimento simbolico e dove si ergeva la caserma viene edificato il sacrario dedicato a Guglielmo Oderdan e l’edificio, progettato da Umberto Nordio nel 1934, destinato ad accogliere oggi  le testimonianze e i ricordi  della partecipazione della Trieste italiana, mazziniana e liberale, alle battaglie risorgimentali e alla prima Guerra Mondiale. In questo, decorato con affreschi di Carlo Sbisà, si trovano documenti, foto, cimeli e bellissime divise dei personaggi e dei fatti storici del periodo risorgimentale e non solo. Ciò che impressiona di più di questo museo è il sentimento d’italianità che si respira durante lo svolgersi del percorso, un sentimento che forse qui è più preponderante rispetto ad altri meravigliosi musei risorgimentali sparsi sul territorio nazionale. Si comprende la forza della partecipazione attiva di non pochi cittadini ai movimenti irredentisti risorgimentali sino agli ideali che spinsero molti volontari giuliani ad arruolarsi nell’esercito dello Stato Italiano negli anni della Grande Guerra, testimonianze particolari di quel sogno di  combattere per l’Italia madrepatria, come ben testimonia la bellissima Sala delle Medaglie d’Oro. 

 

Il Museo del Risorgimento è visitabile  al primo piano dell’edificio mentre mediante  un ingresso indipendente si accede  al Sacrario dedicato a Oberdan che conserva al suo interno una monumentale statua raffigurante Oberdan, tra due figure alate che simboleggiano una la patria e l’altra  la Libertà, opera dello scultore Attilio Selva, e un autentico resto archeologico dell’antica caserma,la cella in cui il giovane irredentista venne rinchiuso. 

Piena di fascino ma anche profondamente intrisa di un sentimento che sa di commozione e di angoscia,  la struttura si estende oltre la piazza, sia  nell’elevazione di una torre squadrata che sovrasta l’edificio, su cui sventola una bandiera tricolore più in alto delle costruzioni circostanti, sia nell’ideale richiamo al distante, ma ben visibile, monumento ai caduti della guerra 1915-1918 costruito sul colle di San Giusto. 

La storia di questo Museo nasce  con il  lascito di Filippo Zamboni, studioso e patriota triestino, che aveva preso parte alla I Guerra d’Indipendenza e fondatore del Battaglione Universitario Romano. 

Documenti e oggetti vennero prima raccolti  a Villa Basevi, nel Museo di Storia Patria, in una sezione dedicata proprio al Risorgimento Italiano. 

Intanto continuavano ad arrivare donazioni private e reperti storici  che aumentavano via via la dimensione della raccolta risorgimentale. 

Dopo la Grande Guerra l'esposizione detta  “Museo di Storia Patria e del Risorgimento” fu consegnata alla cittadinanza e durante il periodo fascista fu appositamente eretto attorno al Sacrario di Oberdan l’edificio “ Casa del Combattente”  dove il  Museo ricevette una sede più idonea. Il complesso fu inaugurato nel 1934.
Nell’ atrio e scale si trova un bassorilievo di  Margutti in granito sardo che rappresenta Garibaldi che immagina, seduto su di uno scoglio, la liberazione di Trieste.  Nel II pianerottolo un grande quadro di Wostry “Trieste XXX ottobre 1918 con il campanile di S.Giusto , quasi una rievocazione ideale della  famosa canzone di guerra “Le campane di S. Giusto”.
Nella I sala il tema è la  partecipazione giuliana ai primi movimenti italiani in cui si ricorda lo scoppio della I guerra d’Indipendenza  quando Trieste apparteneva  all’Imperial Regia Provincia del Litorale istituita nel 1812.
La promessa della Costituzione e della libertà di stampa da parte 
dell’Imperatore Ferdinando venne accolta a Trieste con favore il 17 marzo 1848 .Nello stesso periodo nasce  la Guardia Nazionale Cittadina che sviluppa un forte dibattito politico. 

 L’esposizione della II sala è dedicato a Giuseppe Garibaldi e ai garibaldini giuliani otre a Mazzini durante i suoi soggiorni a Trieste.
 Partecipi dell’epopea garibaldina, molti volontari giuliani scelsero dopo il 1848 l’esilio in Italia  mantenendo  i rapporti tra i patrioti triestini e quelli italiani. In questa sala sono visibili la divisa di bersagliere garibaldino, di capitano garibaldino, piombo apposto al feretro di Garibaldi, e una serie di fotografie di garibaldini.
 Continua il percorso di memorie garibaldine nella III sala  che non si esauriscono con la morte di Giuseppe ponendo ricordi di personaggi più recenti e di campagne non nazionali come quelle in Grecia, in Albania ed in Francia con vari cimeli e alcuni ritratti di uomini.
Nella sala IV dedicata ai Volontari della Prima Guerra Mondiale, dominano gli affreschi di Sbisà e nelle lunette compaiono le città redente e Spalato è personificata da una donna velata ,proprio perché sottomessa. 

L’Italia è raffigurata nel saluto romano mentre regge il fascio littorio,quattro militari rappresentano le rispettive armi. In questa sala sono stati raccolti oggetti capaci di farci rivivere pensieri, ideali, affetti di uomini che parteciparono alla Grande Guerra.
 La Sala delle Medaglie d’Oro ricorda  undici tra i volontari della Venezia Giulia  insigniti di medaglia d’oro ed è la sala più commovente del percorso. 

La VI sala è dedicata a  Trieste e la redenzione documentando i momenti conclusivi della Grande Guerra e  la Redenzione.

 

 -Wilheim Oberdan-


Wilhelm Oberdank era figlio illegittimo di una donna slovena di Gorizia ,Josepha Maria Oberdank e di un  soldato veneto, Valentino Falcier, arruolato nell'esercito austro-ungarico, nato nella città di Trieste nel 1858. 

Falcier abbandonò la donna e il piccolo Wilhelm e questa si risposò con un altro uomo, che  non riconobbe il bambino come suo e continuò a mantenne il cognome della madre e in gioventù italianizzò il proprio nome e cognome in Guglielmo Oberdan per rivendicare la propria italianità.
Wilhelm crebbe in una  città divisa dai contrasti tra coloro che erano  fedeli all'Austria e coloro che già si facevano chiamare ‘gli irredentisti’ 

Wilhelm intanto studiava e grazie ad una borsa di studio del comune di Trieste, poté iscriversi al Politecnico di Vienna. L'anno seguente, però, avendo l'Austria proclamato la mobilitazione per occupare militarmente la Bosnia e l’Erzegovina, il giovane Wilhelm  ricevette la chiamata alle armi per entrare nel reggimento Weber e dovette interrompere gli studi. 

Per non combattere agli ordini degli austriaci decise  di disertare e, aiutato da organizzazioni patriottiche italiane, abbandonò Vienna per trasferirsi a Roma dove poté iscriversi all’università e completare così  gli studi in ingegneria. 

 All'ultimo anno fu però costretto ad interromperli poiché, a causa di alcune sue opinioni, il sussidio assegnatogli dallo Stato Italiano gli venne revocato. Per poter vivere e per pagarsi gli studi Wilhelm, ormai per tutti Guglielmo, seguiva alcuni ragazzi negli studi, rilegava libri in una bottega di un artigiano nel centro della città e quando il tempo glielo permetteva  frequentava il circolo democratico studentesco che si riuniva alla  trattoria dell'Aquila, ritrovo d'irredentisti. 


Nel luglio del 1882 Guglielmo partì da Roma per aggiungere  Napoli dove incontrò Matteo Renato Imbriani, capo dell'irredentismo italiano  per informarlo della sua decisione di tentar la sollevazione della sua città anche a costo del sacrificio della vita. 

Guglielmo era fermamente convinto che Lui  la redenzione di Trieste potesse compiersi  solo con il versamento del sangue di un martire triestino, perché solo così potevano essere scossi i giovani ‘liberi e non liberi’ della sua Trieste e intanto lui  aveva già stabilito di offrire il proprio sangue alla causa della liberazione della sua città. 

Intanto a Triste si  preparavano ad accogliere la visita di Francesco Giuseppe in occasione dei 500 anni di dedizione della città all’Austria, Imperatore d’Austria e Guglielmo pensava che quella era l'occasione più favorevole per agire e, costruite due "bombe Orsini", partì con il farmacista istriano e amico Donato Ragosa.  Guglielmo però venne arrestato a Ronchi per via  di una segnalazione fatta da un messo comunale che notò il suo ingresso clandestino nel territorio austriaco. 

Condannato a morte dalla giustizia austriaca per diserzione e cospirazione, avendo confessato le intenzioni di attentare alla vita dell'imperatore fu impiccato a Trieste il 20 dicembre 1882. 

Giosuè Carducci per commemorare Guglielmo Oberdan fece affiggere una lapide in Bologna e fece pubblicare dei manifesti su cui era scritto: 

‘In Memoria XX Dicembre 1882 Guglielmo Oberdan Morto Santamente per l’Italia, Terrore Ammonimento Rimprovero i Tiranni di Fuori ai Vigliacchi di Dentro. 

Giosuè Carducci XX Dicembre 1907. 



 

 

 

 -Castello Miramare-


Ferdinando Massimiliano d’Asburgo,fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe, e comandante in capo della marina imperiale austriaca  a causa di una improvvisa tempesta trovò  rifugio nel porticciolo di Grignano e affascinato dal luogo roccioso d’origine carsica e privo di vegetazione ,decise di far  costruire la propria dimora e tutto il comprensorio, acquistato in vari lotti a partire dal  1856, viene denominato Miramar. 


L’edificio venne progettato nel 1856 da Carl Junker, architetto austriaco, la cui realizzazione venne  terminata in soli quattro anni. 

  

 Alla Vigilia del Natale del 1860 Massimiliano e la moglie, Carlotta del Belgio, prendono alloggio al pianoterra dell’edificio anche se ancora in fase di allestimento mentre gli esterni sono completati.

  

L’impianto stilistico riflette i gusti artistici di Massimiliano, che ha conosciuto vari ambienti europei. Molti sono i modelli tratti dai periodi gotico, medievale e rinascimentale, elementi stilistici combinati insieme come voleva la moda del tempo e che si i ritrovano in varie  dimore di nobili si facevano costruire in paesaggi alpestri sulle rive di laghi e fiumi. 

 

Gli arredi e le decorazioni sono commissionati all’artigiano Franz Hofmann e al figlio di questi, Julius. I lavori vennero seguiti personalmente dall’arciduca e ultimati solo dopo la partenza di quest’ultimo per il Messico nel 1864. 

 Ferdinando Massimiliano  venne nominato imperatore del Messico e mai più rivide il suo splendido castello tanto desiderato poiché venne  fucilato a Querétaro, nel giugno del 1867. 


L’idea principe che Massimiliano intendeva dare alla residenza del Miramar era quella di intimità e di riservatezza per sé e per la sua famiglia,   un ambiente a contatto con la natura circostante che avesse una forte valenza di  isolamento da quel tumultuoso periodo storico. 

  

 
Al pianoterra, destinato agli appartamenti di Massimiliano e della consorte Carlotta del Belgio, presentano un carattere intimo  e familiare;caratteristici sono la stanza da letto e lo studio dell’arciduca che riproducono la cabina e il quadrato di poppa della fregata “Novara”, nave da guerra con cui il comandante della marina aveva circumnavigato il mondo tra il 1857 ed il 1859.

 La biblioteca con librerie incassate tutto intorno alla sala e gli appartamenti dell’arciduchessa rivestiti con  tappezzerie di seta azzurra voluti da Carlotta per ricordarle il colore del mare antistante il castello. 

  

 Il primo piano è caratterizzato dalla sontuosità degli arredi, ricca di stemmi e di rose delle tappezzerie con i simboli imperiali. Questo piano è destinato agli ospiti e dove si trova

la Sala del Trono, spiccano il fastoso rivestimento ligneo del soffitto e delle pareti e i salottini cinese e giapponese, ricchi d’oggetti orientali. Particolarmente interessante è la sala decorata con tele del pittore Cesare Dell’Acqua che raffigurano la storia di Miramare e di Massimiliano. 


Le stanze del Castello ripropongono in gran parte la disposizione degli arredi originali voluti da Massimiliano e dalla moglie Carlotta, la cui ricostruzione è stata presa possibile grazie  ad una preziosa documentazione fotografica fatta eseguire dallo stesso arciduca. 


Il parco è di ventidue ettari di terreno e offre una passeggiata di notevole interesse, non solo per la gran varietà d’essenze botaniche che esso ospita, ma anche per l'importante raccolta di sculture che decorano i molti vialetti. 

Progettato da Carl Junker, per la parte botanica viene ideato da Josef Laube.   

  

 Grande quantità di terreno viene importato dalla Stiria e dalla Carinzia, e molti  vivaisti procurano una ricca varietà di essenze arboree e arbustive .Massimiliano stesso seguirà i lavori di sistemazione del giardino e anche quando sarà in Messico, farà portare al Miramare molte piante sudamericane.

   

  

 

 Boschetti, gazebi, spazi erbosi e laghetti ripropongono lo stile romantico del giardino tipico inglese che sono in netta contrapposizione con la parte più geometrica e destinata al giardino all’italiana. Ad accompagnare le passeggiate vi sono numerose sculture, le serre, la splendida casetta svizzera e i cannoni donati da Leopoldo I del Belgio.

  

 In parallelo al Castello si trova il Castelletto, saltuariamente abitato da Massimiliano e da Carlotta, gode della vista sul porticciolo di Grignano. Di pianta quadrata con terrazza e pergolato, ricorda una precedente dimora di Massimiliano, Villa Lazarovich. Questa villetta conserva però la tragica storia di Carlotta che,  qui, infatti, tra la fine del 1866 e l’inizio del 1867, i medici sorvegliata  strettamente dai medici, era già  colpita dai primi segni di un preoccupante squilibrio mentale.

   

 Ultima visita ma non meno affascinante sono le scuderie, costruite intorno al 1856 che hanno nel corso de tempo subito alcune modifiche strutturali e oggi destinate ad esposizioni e mostre.

   

  

 -Area Sosta-

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