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TORINO-MILANO

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Tappa 21- 31 Maggio 2015  178 km-Pianeggiante

NOI VISITIAMO: Milano e la Chiesa di San Bernardino alle Ossa

Se volete scoprire qualche cosa di ‘nascosto’ in una delle più belle città italiane e, forse, europee, venite con noi. Non lontano dalla splendida presenza del Duomo di Milano, si trova una chiesa la cui storia e i cui segreti vanno svelati a poco a poco.

 La storia della Chiesa di San Bernardino alle Ossa parte nel lontano 1127, in quella che oggi è Via Brolo. Gli studi raccontano che questa zona, al tempo dei Romani, era un'area boschiva e prima di questi, con  la presenza dei Celti,  consideravano questa, e l’attuale area del Duomo,  un’area sacra detta ‘nemeton’

 Qui viene costruito, in pieno periodo medievale, un ospedale proprio davanti alla Basilica di Santo Stefano Maggiore, luogo di cura per tutti coloro che in quel tempo erano stati colpiti dalla infernale malattia della lebbra grazie a Goffredo da Bussero che offrì il denaro per la costruzione di questo.

Accanto a questo , viene costruito anche un cimitero per accogliere i corpi dei defunti a causa della malattia,  ma non solo. Qui avranno pace i corpi di detenuti, di impiccati e di povere vite disgraziate.

 La Chiesa infatti viene utilizzata quale sede di ritrovo della Confraternita dei Disciplinati il cui loro scopo era anche quello di dare conforto ai condannati a morte e ai detenuti negli attimi precedenti alle esecuzioni.

 Purtroppo lo spazio risulta quasi subito insufficiente e per questo viene l’idea di costruire una  vera e propria camera  dove poter raccogliere nella pace eterna le ossa di quei poverini e per dare degna sepoltura ai ‘nuovi’ estinti.

Ma certo a tutta questa povera gente una preghiera non viene risparmiata e così, nel 1269, sorge la prima struttura della chiesa.

Nel 1679 la  Chiesa viene ristrutturata da un architetto la cui impronta è rimasta nella costruzione del vicino Duomo: Carlo Buzzi. La sua opera si basa sulla riqualificazione della facciata e dell’ossario dove, grazie a lui, spicca la vera e intrinseca storia e vita di questo luogo di culto. Infatti Buzzi vuole mettere in evidenza la caducità umana, la sofferenza e la morte che non risparmia nessuno, con la presenza di ossa umane alle pareti.

Ancora, nel 1712, pone la sua opera in stile barocco un altro architetto che ha seguito i lavori del Duomo,  Carlo Giuseppe Merlo, dopo che un incendio  distrugge quasi  interamente la chiesetta. Per volere della Confraternita dei Disciplinati questo compone  la grande chiesa a pianta centrale; il culto  e la notorietà dell’ossario diviene così grande che lo spazio necessita di ampliamenti e a questa nuova,collegata alla chiesetta originale ora solo ambulacro, viene dedicata a San Bernardino da Siena.

L'interno, semplice e in pianta ottagonale riporta altari marmorei barocchi e due cappelle laterali.

Insolita è la presenza di due balconcini posti sui costoloni d'ingresso riservati ai nobili o a persone importanti che volevano assistere  alla messa; in stile barocco, riprende lo stile dei balconcini d'onore del Teatro alla Scala.

Singolare è anche l’altare in marmo nella cappella di destra con il dipinto raffigurante Maria Maddalena in casa del Fariseo. In questa cappella, dal 1768, si trova una tomba di famiglia di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo sui cui stemmi vi è inciso il motto: ‘Colon diede il nuovo mondo - alla Castiglia e al Leon’.

Sicuramente l’attenzione pone l’accento alla grande grata che si trova dinanzi all'altare maggiore. Qui sotto, tramite una scala in muratura di dieci scalini, si arriva ad una cripta molto singolare e sinistra: il sepolcreto dei Disciplinati.

La stanza ha lungo le sue pareti ventun nicchie su cui venivano posti i corpi dei confratelli deceduti.  Coperti con delle lunghe tuniche dall’ampio cappuccio, questi venivano appoggiati al muro in posizione seduta. In questa posizione venivano lasciati lì mentre le acque di putrefazione convogliano in un apposito canale di scolo posto sotto i corpi. Solo dopo molto tempo, le ossa venivano prese e lavate in segno di purificazione. Oggi purtroppo la cripta non è sempre aperta al pubblico ma si trovano ancora molte ossa e brandelli di sai.

Proseguendo poi lungo uno stretto corridoio si accede all'ossario.

Le pareti interne formano una pianta quadrata e sono interamente ricoperte di teschi ed ossa, disposte nelle nicchie, sul cornicione, adornano i pilastri, fregiano le porte.

Sopra l'unico altare, una statua di Nostra Signora Dolorosa de Soledad , vestita in un camice bianco con un  mantello nero ricamato in oro, opera di Gerolamo Cattaneo durante la dominazione spagnola nella metà del 17mo secolo.

Le ossa e i teschi sono quello che rimane,in maniera macraba ma veritiera,di individui il cui nome e le cui vite ci sono celate per sempre, con le loro storie comuni forse o inusuali.

La leggenda che per molto tempo avvolse questi resti voleva che questi fossero martiri cristiani morti ai tempi di S.Ambrogio ed è forse per questo motivo per cui l’ossario è anche detto degli 'Innocenti', ma è molto più probabile che fossero persone comuni, forse decedute nell’ospedale o galeotti oppure frati che nell’ospedale davano il loro contributo morale.

 Un’ultima ed interessante leggenda avvolge questo luogo. Si narra che alla sinistra dell’altare nell’ossario, sia stata sepolta una bambina. Nella notte dedicata a chi non c’è più, questa aleggia nell’aria insieme agli altri spiriti che vivono qui, danzando. Sembra che il rumore emesso dalle loro ossa venga udito sino alla strada.

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'