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Tempi Reali e Astratti

Tempi Reali e Astratti - Camperarcobaleno

                                Alla Conquista di un Sogno 

 

 

Ho ritagliato una foto, come fanno i bambini quando incappano in qualcosa di perfetto imbrigliato dal tempo per dare libertà alla bellezza di perdurare rapita anche oltre le soglie della decaduta.   È una fotografia pubblicata qualche tempo fa su un giornale, un piccolo foglietto sgualcito che ritrae un uomo, catturato di spalle, in un’anonima t-shirt slavata e un paio di pantaloni consunti del colore delle foglie in novembre, che sta immobile a fissare un mare in attesa di poter liberamente divenire burrascoso; un uomo reso piccolo dal rampante sciabordio delle onde, sotto un cielo annodato di nuvole e a pochi passi da un grande animale accasciato, una nave più simile ad un soprammobile rugginoso che ad un mezzo di trasporto. 

È una bella immagine, che ritrae con freddo romanticismo la grande storia che ci sta rendendo partecipi della sua stessa essenza, senza che nessuno di noi se ne renda bene conto: perché saremo ricordati come il popolo dei migranti ipocriti se solo vorremo continuare ad annuire senza sosta ad una vigliaccheria travestita prima da carità e poi da schiettezza. 

Oggi ho voglia di parlare di quelle persone che hanno avuto il coraggio di fuggire dalla morte salendo su macchine mosse da venti contrari e ruote dentate senza olio ad attutirne la durezza.  

Il loro viaggio si dipana tra la disperazione di popoli sventrati dalle guerre e dalle carestie sino alla bocca marina che promette loro asilo, una vasta distesa azzurra da attraversare – stipati in angoli bui, respirando l’aria pesante di un’intera notte nell’oblio – per giungere in luoghi sicuri, in Paesi da chiamare casa, dove la libertà sembra sorridere a braccia aperte per accogliere chi ancora ha il cuore per sperare. 

Pensateci. Imbarcarsi e patire un viaggio da bestie umane, con la sola luce della speranza a rischiarare le oscure porte della notte, e incontrare tempeste, o lunghi ed assordanti silenzi; e cadere, stremati, col cuore che scoppia di paura e di gioia, sulle spiagge a ridosso di una nuova vita…ed essere spazzati via da un vento pungente, che trafigge con mille lame il Sogno. Essere di nuovo catturati, come se quel barcone fosse entrato in mare aperto e poi avesse ripercorso al contrario la sua rotta, tornando tra le ali del rapace dagli occhi di lava. 

Mi affascina l’idea di raccogliere le testimonianze di chi ha voluto compiere un viaggio nel desiderio di migliorare la propria esistenza, per vivere almeno in piccola parte il grande movimento che sta serpeggiando tra di noi, destinato a finire sui libri di storia, dove sarà letto, studiato e giudicato dalle generazioni future.  

Noi siamo qui, ignari, forse, della complessa tela che si sta tessendo. Ignari, forse, che tutte quelle persone hanno un volto ed un nome, e sembriamo voler continuare a camminare da estranei su quella vicenda che si sta facendo ormai completamente italiana. 

Eppure una volta era poetico pensare di partire senza altro che un fagotto alla volta di un futuro diverso da quello che altri hanno scelto per noi, col coraggio di affrontare la paura di un cammino tortuoso ma con la certezza di venire ricompensati dal fato per quell’ardire che ci ha concesso arma di replica e di contestazione. 

Ma il tempo dei romantici è finito, e il viaggio ormai è sempre più spesso sinonimo di relax e, al massimo, di cheta conoscenza di quel diverso familiare che ci attende a pochi passi da casa. Perciò queste considerazioni non sono per noi, e come un mantra secolare sembra ci sia da rispondere soltanto una cosa, in nome del quieto vivere che tanto ci sta a cuore: così sia.

  

(C.F.R)

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'