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Teatro Petruzzelli di Bari

Teatro Petruzzelli di Bari - Camperarcobaleno

 

 

 

Il racconto della nascita del Teatro Petruzzelli di Bari inizia nel 1894 quando ,due armatori triestini,  Onofrio e Antonio Petruzzelli, presentano al Comune di Bari un  progetto per la realizzazione  di un grandioso teatro.

Bari vive la necessità di costruire un luogo culturale degno di una grande città quale è questa pugliese, per potersi attestare allo stesso livello delle altre città italiane.

E’ un periodo di grande stabilità della borghesia barese e il teatro deve rispondere al tentativo di diventare una piccola capitale italiana ed europea, simbolo di una forte rinascita cittadina.

Ha già un teatro, il Teatro Comunale Piccinini, ma questo si fa sempre meno capiente e la città cresce e vuole crescere anche culturalmente.  

La realizzazione di questo Teatro, di fronte al mare, vuole essere anche la spinta urbanistica per la sua crescita, un mezzo di espansione al di là del rigido e vecchio centro squadrato

La città dispone di un ampio spazio, di proprietà del Comune, Largo della Marina, luogo di incontro per la popolazione e di concerti.

L’amministrazione può cedere il luogo a coloro che vorranno costruire il nuovo teatro in concessione gratuita e perpetua e 40 mila lire di premio.

I lavori iniziano nell’ottobre del 1898, lavori completamente pagati dalla famiglia Petruzzelli stessa secondo gli accordi con il Comune il cui contratto porta la data del 29 Gennaio 1896.  

 

Il progettista, l’ing. Messeni, trasse le sue idee  da modelli  di teatri molto noti, recandosi in diverse città italiane ed europee tra cui Parigi.

 

Affrescato e decorato in oro zecchino, il Teatro Petruzzelli viene dotato di riscaldamento e luce (elementi rari per l’epoca) e inaugurato il 14 Febbraio 1903 con l’opera di Mayerbeer ‘Gli Ugonotti’. La serata viene descritta dal Corriere delle Puglie con queste parole:

 

‘La serata si aprì al suono dell'inno reale, gli spettatori in piedi, scoppio di applausi, indi l'ovazione ai Petruzzelli (…) e applausi ancora al pittore  Armenise e ai coadiutori dell'opera…(…)

Il pubblico, "un gran pubblico, aristocratico e democratico, borghese e lavoratore", affolla l'immenso foyer del teatro(…)’.

La serata  è un successo. Le statue a grandezza naturale accolgono nel foyer  Signore di "eleganza squisita" e gentiluomini in abito di gala…(…)che  trovano posto tra  la platea,  quattro ordini di palchi,  gallerie e loggione. Questo è il Gioiello di Bari, affrescato e decorato in oro zecchino, dotato di riscaldamento e luce.

Bari e il suo teatro si fa grande, vi è persino una convenzione con le ferrovie per far giungere dalla Puglia, dalla Basilicata e dalla Calabria, gli spetttatori ai vari spettacoli lirici.

Nel corso degli anni il suo nome risuona in tutta Europa quale simbolo di un teatro non solo italiano ma europeo.

Con la Seconda Guerra Mondiale il teatro diventa luogo di concerti e di varietà, in gran parte dedicati alle truppe alleate e il Tempio della Lirica, e non solo lirica,  ritornerà a vivere serate grandiose negli anni ’80: Bari è il Petruzzelli, conosciuto in tutto mondo.

Purtroppo la triste vicenda del suo rogo è impressa nella memoria collettiva.

Un incendio doloso nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991, coinvolge l’intero teatro e solo il crollo della cupola, soffocando le fiamme, impedisce l’intera distruzione….e per ironia della sorte l’ultima opera posta in scena era la 'Norma' con il suo triste finale di un rogo…

Per quasi diciotto anni, spesi tra l’altro alla ricerca delle cause dell’incendio, l’edificio guardava la città  con il suo involucro esterno indenne mentre all’interno  l’immagine spettrale delle macerie rendevano ben visibile e tragico l’intera struttura…. La cavea e la torre scenica furono annientate dalle fiamme, che risparmiarono le strutture degli ordini dei palchi ed alcune parti dell’apparato decorativo di proscenio.

Si salvarono invece gran parte del Foyer e molti altri ambienti di notevole pregio architettonico.

Riapre ufficialmente il  4 ottobre 2009, dopo  18 anni di silenzio e di lavori, con l'esecuzione della Nona Sinfonia di  Beethoven…ma   quasi nessun quotidiano nazionale ne dà notizia.

Oggi il  il teatro si presenta esattamente com’è sempre stato  nei suoi spazi sostanziali, ma con strutture all’avanguardia per gli impianti scenotecnici, scenotecniche e di sicurezza.

Tra sistemi di rilevamento e spegnimento di eventuali focolai di incendio, il teatro ha pensato anche a moderni impianti di area condizionata e garantisce la possibilità di presenza alle persone diversamente abili grazie ad un grande impianto di ascensori.

L’acustica è stata resa sicuramente migliore grazie ad una struttura in legno lamellare posta sulla cupola esterna in ferro e trattata con intonaco acustico su pannelli isolanti. La cupola e il solaio della platea sono stati anch’essi realizzati in legno lamellare.

 Molto bello è il palco, reso completamente ‘sbotolabile’ per consentire più spazio alla fossa orchestrale, dotata di pedane mobili e motorizzate che permettono anche l’ampliamento dei posti a sedere in platea. 

Dove un tempo si dispiegava l’affresco ad opera di Raffaele Armenise, oggi vi è quello che è stato definito ‘un affresco dinamico’: viene infatti proiettata una elaborazione del dipinto originario purtroppo completamente perduto durante l’incendio.

Il Teatro è visitabile secondo un calendario che la Fondazione propone, in un alone tra storicità e modernità che non ha eguali e che, dopo gli anni bui del tragico evento, rivive e sogna un futuro radioso.

(A.L.)

 

 

 

 

 

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