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Teatro Carlo Felice- Genova

Teatro Carlo Felice- Genova - Camperarcobaleno

 

 

 

Una visita, come donne camperiste e come genovesi, alla nostra città ci apre sempre il cuore.

E raccontare le  vicissitudini antiche  e moderne del Teatro Carlo Felice non è solo una gioia da condividere tra amici ma è una delle tante storie  che riproponiamo sempre con la stessa letizia.

Siamo nel cuore della città, Piazza De Ferrari e Largo Pertini sono in realtà un’unica grande apertura sul mondo genovese su cui non solo la bella fontana la fa da padrone ma anche il Teatro .

L’iscrizione latina riportata sul pronao a colonne doriche, in stile neoclassico,  in voga per i teatri dell’epoca, ci racconta la data del 1827.

Fu in quel periodo che i genovesi e la loro genovesità comprendono che la città necessita di un teatro, non tanto per l’opera e la lirica ma soprattutto, per quegli anni, per il teatro melodrammatico.

Chi riconobbe in questo luogo la futura disposizione del teatro pensò all’area dove sorgeva il Convento e la Chiesa di San Domenico, rinomato per le sue ricchezze architettoniche e artistiche che qui giacevano.

Sede dell’inquisizione prima e poi caserma del Genio Militare ad opera delle soppressioni napoleoniche, il rifacimento totale dell’ampio spazio venne curato da Barabino ed inaugurato il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia, con l’opera 'Bianca e Fernando' di Bellini.

Ma il Carlo Felice, chiamato così da tutti in città, subì nella Seconda Guerra Mondiale un primo bombardamento nel novembre  1942 con  danni non ingenti mentre fu devastante lo spezzone di bomba incendiaria dell’8 agosto 1943 che colpì il tetto distruggendo i solai e carbonizzando tutte le parti lignee dell’edificio.


Per molti anni i genovesi videro e vissero solo strutture di protezione intorno al teatro, cancelli e schermate in ferro e lamiera che a mala pena riuscivano a trattenere macerie e lamenti di una parte così importante per la città intera.

Si potevano solo scorgere il porticato con le sue belle colonne e il tetto che lo sovrasta con l’iscrizione che più o meno recita così 'Regnando Carlo Felice, nostro duce, il Corpo Civico di Genova, con la vigile cura di Ettore d’Yenne,regio governatore, decretò affinchè la città, ricca di tanti pregevoli edifici non mancasse più di un grandioso Teatro-1827' dettata dal letterato Giuseppe Gagliuffi.

Il bando di gara per la riedificazione del Carlo Felice parlava chiaro: mantenimento del pronao dorico e del portico in pietra di promontorio decorato con i bassorilievi originali, oltre che la trasformazione in piazza coperta della zona retrostante al pronao quale collegamento tra Galleria Mazzini e Piazza De Ferrari.

L’interno del teatro è davvero una grande e meravigliosa scoperta: la sala è una cavea, una superficie digradante a gradoni che riporta viva  l’atmosfera degli antichi teatri di piazza dove  le rappresentazioni teatrali erano allestite all’aperto. Da qui  finestre e balconi sulle pareti,  facciate di palazzi che sono il cuore della vita del popolo che vive e pulsa sotto ad un  soffitto punteggiato da 160 faretti che ricordano i  cieli stellati e limpidi di notti battute dal nostro vento di tramontana.

Lo spettacolo di questo essere e vivere in una piazza, di sentirsi in qualche modo cittadini nel mondo, è una sicuramente  delle maggiori peculiarità di questo teatro oltre naturalmente all’acustica.

 I materiali particolarmente studiati:  marmo di Carrara per le balaustre dei balconi, legno Doussié per i pavimenti , quello di legno di pero e  ciliegio per la  consistenza non troppo rigida e neppure eccessivamente  morbida, per  far sì che il suono non “rimbalzi” ma nemmeno assorbito, ottenedo così un effetto  ovattato e morbido.

 Le pareti sono in uno splendido  marmo blu di bardiglio, pietra posta in diversi spessori di intercapedine a seconda del luogo della sala stessa , per  garantire una diffusione uguale e ovunque delle onde sonore così come le finestre, i balconi e le persiane annullano anch’esse ogni rischio che le onde sonore possano ‘scappare via’.

 Il velluto delle poltrone, il legno che le compone è un tutt’uno nella progettazione acustica di questa insolita sala, una vera propria città nella grande città genovese tanto che, quasi come un gioco, l’acustica rimane sempre la stessa sia che il teatro accolga i suoi ospiti che quando questo è vuota e vi è solo la sua orchestra e i suoi artisti, a lavorare e a provare le scene e le musiche dei loro spettacoli.

La nostra emozione nell’entrare in un teatro così bello ed unico è  sempre molto forte ed  è come ritrovare, seduti in quella sala, un pezzo di Genova, quella Genova così bella ed unica che vale sempre una visita e un fiore, come ad una bella signora….

(A.L.)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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