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Soave e gli Scaligeri

Soave e gli Scaligeri - Camperarcobaleno

Una rocca dalla bellezza incantata

 

Non posso negarlo, quando sono in camper e, per lo più, sono in terra veneta, io mi sento sempre a casa.

Sarà che le mie origini materne sono nel mio dna, sarà che trovo sempre persone ospitali, gioviali e accondiscendenti nell’aiuto, nel dare informazioni, nel proporre soluzioni.

E se dovessi dare un’ idea su dove poter trascorrere delle ore liete in questa regione così bella, Soave sarebbe sicuramente una delle prime mete nella mia lunga lista.

Proveniamo da Arquà Petrarca, dopo alcuni giorni di sosta ‘ affettuosamente forzata’ a Conegliano dove siamo stati a trovare i miei anziani genitori.

Poi Arquà a trovare l’illustre poeta e poi, Soave.

Soave è bella. Non trovo altri aggettivi, è proprio bella. E ne vale la pena, anche per solo un giorno, visitarla, ascoltare la sua storia, i suoi suoni, le sue immagini, senza dimenticarsi di assaggiare ‘un’ombra’ del suo splendido vino.

 

Bandiera arancione già da alcuni anni, il borgo è una eccellenza nel campo dell’accoglienza turistica, anche per il mondo camperistico.

Infatti Soave dispone di una sosta camper ( allaccio energia elettrica e scarico) in Via Mere, nella zona nuova della cittadina. E’ un posto silenzioso e pulito, tra villette e la stazione dei carabinieri. La vista che si gode dal camper, non per ultimo, è ineguagliabile perché l’area si trova proprio di fronte alle mura medievali e la passeggiata al borgo è piacevole ed invitante.

Poco lontano dall’area sosta e attraversando la strada, si passa attraverso un ponticello per raggiungere il prato che delimita le antiche mura. Da lì l’ingresso al borgo è facilissimo, tramite Porta Verona.

Dopo aver incontrato la Parrocchiale, del 1700 con rifacimenti di metà dell’800, giungiamo a Piazza dell’Antenna. Chiamata così per la lunga antenna posta dai veneziani nel 1375, nella piazza si trova il Palazzo di Giustizia che presenta un bellissimo porticato e con merli posti sul tetto. Il palazzo, non visitabile, presenta al suo esterno delle belle scale in marmo che portano al ballatoio.

Da questa piazza, tramite una salita composta da un selciato che non aiuta le signore che indossano scarpe con il tacco, si raggiunge il Castello Scaligero, meta di turismo in ogni periodo dell’anno.

Anche oggi, che non è domenica e che non è nemmeno un giorno di festa, la salita sembra gremita di turisti non solo italiani ma internazionali.

 

Il castello venne costruito nell'alto medioevo per poi essere ampliato dagli Scaligeri nel 14mo secolo e  poi nel 1413 dai Veneziani nel 1413. Infine, alla fine dell’800 venne ristrutturato in molte delle sue parti.

Il castello si erge nella sua completa fierezza sopra al borgo, imponente e fiero si scaglia nel cielo azzurro di questa bella giornata dedicata alla storia medievale veneta.

La  fortezza è racchiusa in una triplice cerchia di mura, formando così tre cortili successivi, molto belli, ben tenuti e di incredibile impatto paesaggistico. Non a caso, a mano a mano che si sale verso le cerchia murarie, il panorama sulla Valpolicella  si fa sempre più incredibilmente bello, la campagna veneta fatta di vigneti, di campi arati e di piccoli villaggi, incanta anche il turista più…. Che ha visto tutto.

 

L’ingresso principale al castello è dotato di un ponte levatoio, protetto dalla torre detta  di San Giorgio

 

 per la presenza di una statua del Santo entro una nicchia sopra la porta medesima. Oltrepassando il ponte levatoio, si presentano ben tre livelli di cinte murarie, edificate in epoche diverse ma con lo stesso progetto di protezione del castello. In ogni ‘girone’ si scorgono differenti frammenti di vita originaria: una chiesa a tre absidi, un affresco del 1321 con l’immagine della Madonna e, nell’ultimo cortile, caratteri gotici con nomi di valorosi guerrieri. Siamo qui nel terzo cortile dove troviamo anche la presenza del mastio, posto su una base granitica a forma piramidale.

Luogo di prigionia e di tortura, entrandovi dentro tramite un foro risalente alla fine del ‘700 ci si trova in una ampia e alta stanza che un tempo non disponeva di finestre. La leggenda vuole che, dopo aver forato il muro, si fosse presentato agli occhi dei presenti, cumuli di resti umani.

E’ il terzo cortile quello più ricco di tracce storiche, tra cui un affresco attribuito, secondo i reperti storici, a tal Magistrum Cigognarum, di Verona e che apportò alla corte scaligera numerosi dipinti. Inoltre ben si notano le tracce di una casa a più livelli, forse usata come officina o come alloggio, visto i segni rimasti di una canna fumaria e di un forno per la cottura del pane. Inoltre si trova un pozzo su cui sono rimaste evidenti gli sfregamenti delle corde sulla pietra, per la raccolta dell’acqua.

Verso sud si trova la “Casa del Capitano” che  ospitava la guarnigione di presidio.  Al suo interno soffitto a crocera sostenuto da archi da cui pendono alcune lampade in ferro battuto e  anelli usati per legare i prigionieri.

 

Alle pareti sono visibili varie armi, armature intere, una mazza e due giacigli su cui i soldati riposavano.

 

Attraversando una scala esterna si giunge alla sala detta della “Caminata”.Decorata stemmi di famiglie nobili, la presenza del grande camino rivela la funzione abitativa delle famigie nobili. Infatti qui si trova l’albero genealogico della dinastia scaligera.

Dalla sala  si accede al belvedere, un piccolo cortile pensile raccolto dentro una cortina merlata a semicerchio.

Dalla sala del camino si può accedere alla camera da letto del capitano. Qui si trovano mobili intagliati e armi. Il letto a baldacchino, un inginocchiatoio in noce, un affresco, un treppiede in ferro battuto su cui poggia  un catino in rame lavorato a sbalzo, sono gli arredamenti originali ed eleganti della camera.

Molto bella è la sala da pranzo dove risalta una bella credenza. Il soffitto presenta un candelabro in ferro battuto e al muro due ritratti di  Lucia della Scala e il conte Serego.

 

Dalla sala da pranzo si apre una camera  studio dove fanno bella mostra di sé dipinti di persone illustri tra cui Dante.

Di qui, salendo una scala in pietra si arriva ai  camminamenti, da dove il panorama è davvero meraviglioso.

Alla fine della visita riscendiamo verso il borgo senza dimenticarci, prima di tornare in camper e goderci anche il dolce far nulla della nostra cara casetta su ruote, di regalarci un aperitivo gustandoci un buon bicchiere di  bianco soave che qui, patria di un vino eccellente, domina incontrastato nei vigneti che abbiamo ammirato dall’alto del castello.

 

(A.L)

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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