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Sapri (Sa)

Sapri (Sa) - Camperarcobaleno

- Eran trecento-

-Ma lei chi era?-

-Un po' di storia-

-Area sosta-


-Eran trecento-

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti! 

Me ne andavo un mattino a spigolare 

quando ho visto una barca in mezzo al mare: 

era una barca che andava a vapore, 

e alzava una bandiera tricolore. (...)


-La Spigolatrice-

 

Tramite gli  occhi di una giovane ragazza , Mercantini incide nella memoria di ogni italiano il ricordo dell' eroica e tragica impresa di Carlo Pisacane, avvenuta nel 1857, la cui figura sembra essere scaturita dalla penna del poeta. 

 

La statua in bronzo della Spigolatrice di Sapri è posizionata, dal 1994, contornata dal mare, sullo scoglio dello Scialandro, attorniata dal mare e con lo sguardo rivolto ad esso, a scrutare quell’orizzonte, non si sa se nella triste situazione di veder andare via quei trecento uomini o solo il bel capiano o, invece, nell’atto di rivederli tornare, in trionfo e lui, da lei. 

 

Certo è che anche il luogo meraviglioso scelto per posizionare quest’opera,  aumenta la leggerezza del personaggio, avvolta in un contesto storico preponderante per la storia d’Italia ma anche in un alone di amore per un uomo. 

 

 

 

-Ma lei chi era?-

 

La leggenda narra che  Pisacane con i suoi trecento da Sapri  nella giornata del 29 giugno 1857 si incamminasse  verso la località detta Torraca imboccando un sentiero  che tra uliveti e campi di grano va a congiungersi con la rotabile per Torraca in contrada S.Martino, 

 

Pisacane e i suoi  incontrano  un gruppo di persone dall'aspetto contadino ma vestiti con gli abiti più belli dedicate alle feste più importanti del paese. I due gruppi si fermano sulla strada e tra di loro,fermi e impalati, si guardano senza dire nulla, quasi intimoriti della presenza dell’altro gruppo.  Dopo il primo impatto, titubante da ambo le parti, Pisacane dopo un attimo di esitazione si avvicina da solo verso questi  e li tranquillizza spiegando loro chi sono e chi è lui, cosa sono venuti a fare e dove vorrebbero andare su quella strada. Alcuni degli abitanti invita questi a fare insieme la strada che porta a Torraca ma accorciandola prendendo strade per i campi d’oro. Del gruppo degli abitanti del luogo vi è anche una giovane donna, simpatica ed esuberante sia nell’aspetto che nel dialogo il cui soprannome è ‘rondine’ ma in quel frangente, alla vista degli uomini di Pisacane, si fa muta, impacciata e timida, presa forse solo dalla bellezza del capitano e dai suoi modi gentili e dal bel parlare .Arrivati a Torraca, Pisacane e i suoi vengono diretti alla piazza principale del paese, piazza dell’Olmo, dove il capitano legge il proclama alla gente del luogo, tra cui la rondine che continua ad essere affascinata da questo uomo.  Nei giorni successivi Pisacane lascia la località di Torraca per giungere a il Fortino dove sa di poter incontrare uomini e insorti provenienti dalla Calabria per unirli al gruppo e sarà la rondine a fare da guida tra le strette vie acciottolate del luogo fino ad indicargli la scorciatoia di Colla Serra. 

 

Quella sarà l’ultima volta che la rondine vedrà il bel Pisacane e ritornerà al suo lavoro di spigolatrice ma con l’animo e il carattere completamente cambiato, taciturno e triste, per aver perduto quell’amore 

 

A Sapri  negli anni precedenti  lo sbarco di Pisacane, era stati ucciso un uomo, un patriota, Costabile Carducci che viveva ad Acquafredda , e  attirato con un inganno, venne  trucidato sul Monte Spina. 

 Le notizie del tempo narrano che la testa venne tagliata di netto dal corpo e questa  esposta a Napoli alla vista del re, il quale, donò al mandante dell’omicidio,  un prezioso anello. 

 

Sapri  non partecipa all'arrivo degli uomini di Pisacane, intimiditi  dal fatto che alcuni di questi, per rappresaglia, appiccarono il fuoco all'abitazione di uno dei presunti mandanti dell'uccisione del Carducci Carducci e dalla brutta nomea che questi si portavano  con loro e dettata  dagli ambienti più conservatrici  quali uomini rozzi e brutali. 

 

 

-Un po' di storia-

Il 25 giugno 1857 Pisacane si imbarca  sul piroscafo di linea Cagliari che fa rotta verso Tunisi, con altri ventiquattro rivoluzionari tra cui Giovanni Nicotera, avvocato, e Giovanbattista Falcone, studente; Pisacane è Ufficiale del Genio, fuori del Regno da alcuni anni, tutti e tre napoletani e fuggiti negli stati sardi. L’idea della spedizione parte d una loro idea, quella di raccogliere in banda armata un folto gruppo di uomini, invadere l’isola di Ponza e sbarcare nella provincia del Principato di Citerione. Sognavano che questo atto potesse risvegliare gli animi negli uomini di Firenze,Napoli e Roma con una preponderante lotta per proclamare  la Repubblica. Partono con 40 uomini su una nave di proprietà di commercianti e armatori genovesi, il  ‘Rubattino’, il 25 giugno alle 9.30 del1857. 

La spedizione ha un preponderante aiuto economico da parte di Adriano Lemmi banchiere livornese di fede mazziniana. 

Rosalino Pilo, incontrato a Genova,  si occupa  del trasporto delle armi partendo il giorno dopo su alcuni pescherecci. Ma  Pilo fallisce  nel compito e lascia Pisacane senza le armi e i rinforzi che erano stati richiesti. 

Pisacane continua comunque  nella sua impresa  senza cambiare i piani e impadronitosi della nave durante la notte, con la complicità dei due macchinisti britannici, si  accontenta delle poche armi che erano imbarcate sul Cagliari per dirigersi verso il sud dell’Italia. 


Il 27 giugno nelle ore pomeridiane sbarca a Ponza dove, sventolando il tricolore, riesce agevolmente a liberare 323 detenuti, alcuni di questi condannati per reati politici, aggregandoli quasi tutti alla spedizione. Il 28, il Cagliari riparte carico di detenuti comuni e con delle armi sottratte al presidio borbonico e nella prima serata sbarcano a Sapri al grido ‘viva l’italia, viva la repubblica’. 

Al primo mattino del  30  si dirigono verso Torraca dove la popolazione acclama gli uomini di Pisacane e dove il comandante legge il proclama contro la tirannide di Federico II  ma purtroppo in quel frangente di gioia un uomo della spedizione, Eusebio Bucci, ex detenuto a Ponza e liberato da Pisacane, deruba una donna di Casalnuovo. Pisacane non tollerando una simile condotta e infligge all’uomo la condanna a morte, per dare prova di onestà agli occhi del popolo e per rimarcare nuovamente che sotto la sua guida tutti gli uomini devono comportarsi con rettitudine 

Durante il cammino verso Napoli, Pisacane si ferma a Padula per incontrare un gruppo mazziniano i cui capi erano stati da poco arrestati dalla polizia. 

Pisacane viene qui ospitato nel palazzo di un simpatizzante della rivoluzione, Don Federico Romano il quale cerca, invano, di persuadere il comandante a rinunciare a questa impresa. 

 Gli uomini di Pisacane  non trovano tutta quella massa di persone pronte ad aiutarli nella lotta ma  iniziano lo stesso la rivolta liberando i carcerati di Padula e assaltando le case dei nobili 

L’offensiva  dei gendarmi borbonici e del VII Cacciatori costringe Pisacane e i suoi a ritirarsi nell'abitato di Padula dove tra gli spari, provenienti dalle finestre della case e dagli angusti vicoli, muoiono  53 seguaci di Pisacane mentre molti altri vengono catturati e consegnati ai gendarmi. 

Pisacane, con Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti, riesce a fuggire a Sanza dove al mattino  del 2 luglio il parroco don Francesco Bianco  suona le campane per avvertire la popolazione  dell'arrivo dei "briganti" che sono nuovamente  aggrediti e massacrati ad uno ad uno con colpi di roncola, pale, falci. Ne muoiono 83 e tra questi Pisacane e Falcone. 

 Vi è un altro ‘finale’ a questa tragica storia, spettatrice di un probabile suicidio di Pisacane e di Falcone, del processo e della condanna a morte prima e in ergastolo poi per alcuni uomini del capitano nel 1858 mentre per i due macchinisti britannici l’intervento del loro governo  dichiarandoli ‘ non perseguibili per infermità mentale’. 

 Nicotera, gravemente ferito viene portato in catene a Salerno dove viene processato e condannato a morte. Anche per lui la pena è poi  tramutata in ergastolo e con il successivo intervento di Garibaldi viene  liberato e avviato  alla carriera politica. 

 La spedizione anche se mancata ebbe in realtà  il merito di ripresentare all'opinione pubblica  la "questione napoletana", la liberazione cioè del Mezzogiorno italiano da governo borbonico. 

 Nel suo testamento politico, Pisacane rafforza l'ideale mazziniano del «sacrificio senza speranza di premio 

 Quello che  davvero importante era il poter dare l'esempio per stimolare gli animi all'azione, un'azione che non necessariamente avrebbe portato alla semplice sostituzione di un potere con un altro ma ad una profonda  ricostruzione di una società più equa e libera 

Carlo Pisacane non si lasciò dietro nessun movimento specifico  ma esercitò una profonda influenza sui  giovani repubblicani, grazie ai suoi collaboratori, che  i suoi scritti e la sua figura  rimane tutt'oggi fra le più importanti del Risorgimento italiano. 

 

-Area sosta-

Vi indichiamo due aree sosta attrezzate: 

1)    Palinuro                      GPS N 40.03722  E 15.309440 

2)    S.Maria di Policastro  GPS 40.077727 E 15.51278

 



 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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