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Santena (To)

Santena (To) - Camperarcobaleno

-Il Palazzo di Camillo Benso Conte di Cavour-

-In quale direzione-

-Area Sosta-

 

-Il palazzo di Camillo Benso Conte di Cavour-

 

La residenza situata a Santena venne costruita  sulle rovine di un  castello risalente al l’VIII sec., demolito poi nei primi anni del 1700 per un nuovo edificio da progetto di Francesco Gallo che, per l’occasione fa demolire alcuni edifici vicini e la allora chiesa e la cui appartenenza era di Carlo Ottavio Benso. 
A causa dell’estinzione della linea maschile dei Benso di Santena, la proprietà passa ad un nipote, Francesco Rovero di Pralormo e dopo varie cause giudiziarie, la arte dei Benso di Santena riesce ad acquisire del castello una sola parte.  
Nel frattempo il castello viene modificato e vengono realizzati vari stucchi nel salone delle cacce e nella sala diplomatica mentre solo alla fine del 1700 vengono abbattute delle case antistanti il palazzo per ricavarne un giardino, ancora oggi visibile proprio quale piazzetta . A metà del 1800 la parte centrale del palazzo viene alzata per collegare internamente le due ali. 
Il complesso è composto da quattro piani con l’esterno è decorato con stucchi e trompe-d’ l’oil in buona condizione.
Il salone delle Cacce è sicuramente affascinate.Essendo questo palazzo dentro il circuito di caccia reale, il salone,cuore del complesso, è ornato  con meravigliosi stucchi bianchi  che rappresentano elementi naturalistici quali foglie e selvaggina insieme a armi e  cervi ai quali sono stati posti inserti di vere corna. Attribuiti a Giovan Battista San Bartolomeo (lo stesso che decorò la palazzina di caccia di Stupinigi), i lavori vennero eseguiti intorno al 1770
Il tema della caccia è la metafora della vittoria sulla natura, la vittoria dei vincitori sui vinti. La caccia è accortezza, fermezza, intelligenza e virilità, tutte materie impartite ai giovani del tempo.
Il colore bianco delle pareti e dell'intorno amplifica lo spazio e la luce.
Qui si ammira  la maestosa Coppa in porcellana di Sèvres  donata a Cavour da Napoleone III  in occasione del Congresso di Parigi del 1856 e posizionata  su un sostegno in legno appositamente creato per essere ammirata.
La sua copertura, verde, grigia e azzurra ricorda la tecnica del cèladon; il sottile rilievo bianco di racemi e putti sono posti con la tecnica del' pate sur pate' e il rilievo ha sulle pareti quattro cartelle con cornice filettata in oro dove sono raffiguarti i quattro elementi naturali.
Gli arredi sono originali del 700, divani e poltrone rivestite in cotone operati a bandiera i cui ricami di ghirlande sono in fii di sottile lana. Il tavolo impero presenta intarsi in madreperla e i due paraventi in legno laccato sono di fattura cinese, come la moda del tempo dettava.
Si continua prima con la sala di ritrovo per gli uomini poi in i quella per le donne chiamato Salotto Dorato Lascaris con divani, tavolo per il gioco della dama e delle carte. Dalle pareti color rosa, la stanza si collega con il salone centrale delle cacce. Porte e specchiere sono decorate e scolpite con motivi a volute, foglie e palme. Le specchiere contengono ritrati ovali: il Marchese di Avigliana, Don Giuseppe Lascaris di Ventimiglia e un terzo, con viso femminile, di ignota. I due sofà in legno scolpito e dorato hanno tessuto di lampasso color rosso.
Gli arredi di  questo  salotto  provengono da palazzo Lascaris a Torino,andato in eredità all'ultima discendente di questa famiglia , la madre di Adelaide Lascaris, sposa quest'ultima di Augusto Benso. I mobili fanno parte della dote di Adelaide, così come i quadri, che  ritraggono Giuseppe Lascaris di Ventimiglia e Giuseppe Vittorio Carron di San Tomaso.  
Si passa poi nella sala cinese attraverso una porta mimetizzata nel muro e rivestita in pannelli dipinti su seta a motivi floreali, prevalentemente peonie, dai colori rosa con elementi blu, rossi e gialli. Il gusto per oggetti e decorazioni cinesi davano un'impronta di magnificenza nei palazzi dei nobili e questo gusto coinvolge anche le porcellane come, ad esempio, la coppia di vasi con figure e paesaggi montati in bronzo dorato orientativamente datati metà del 700.  In questa sala  spicca il maestoso lampadario del 700 in vetro di Murano. 
Si giunge nello Studio Visconti Venosta  in ricordo di Emilio, pronipote di Camillo  dove la boisierie dell'800 è sormontata da dipinti della casata Carron di San Tommaso e un ritratto di Camillo firmato da Francesco Hayez   mentre nella Sala da Pranzo troviamo dodici tele di Crivelli, pittore preferito da Juvarra. Questa bella sala fu ideata dalla Marchesa Giuseppina Alfieri che modificò l'asetto in stile Luigi XV.Risale al 1884 e viene ripreso il tema della caccia nelle dodici tele,elementi che la marchesa apprezzava molto.
Di ispirazione orientale di fine 700 è l’appartamento della Marchesa Filippina di Sales con un letto il cui baldacchino è rivestito in seta , sulle pareti carta di riso con decori di ispirazione anch’essi cinesi  raffiguranti peonie e uccellie quadri con ritratti del barone Bernardo Ottone di Rehbinder e della sua giovane moglie, Cristina Margherita di Piossasco di Feys.  la camera da toilette conserva arredi del 700 francese con acmino e specchiera in stile Luigi XVI.  Un dipinto di Vittorio Corcos raffigura la Marchesa Pallavicino Mosso, ultima discendente dela famiglia Benso,Visconti Venosta,Lascaris.
La camera è collegata a una piccola cappella, il pregadio, che contiene un altare, un inginocchiatoio e una copia di un  crocefisso del 600 appartenuto a  San Francesco di Sales, suo avo.  
Questa è l’unica camera da letto situata al piano terra, arredata ed adattata alle precarie condizioni di mobilità in cui versava la  persona che abitava questa stanza,l’anziana nonna di Camillo.   

 

Salendo al secondo piano troviamo  le camere dedicate  gli ospiti ed  la camera-studio di Camillo, che mantiene inalterato l’arredamento originale che un tempo erano a Palazzo Cavour a Torino: la sua  scrivania, un divano,il letto a baldacchino  su cui è appoggiata la sua  maschera funeraria del  viso, la cassettiera dove Camillo riponeva le sue carte.
Sopra  di essa vi è una  tela rappresentante la morte del nipote Augusto durante la battaglia di Goito avvenuta a 20 anni,  una teca contenente la divisa militare del nipote  con tanto di visibile il foro della pallottola che lo colpì e una piramide  che incastona la pallottola mortale
La Camera Verde prende il nome  dal colore del rivestimento in seta del letto e del baldacchino. In questa stanza è esposta una collezione  di dodici incisioni su rame, acquerellate a mano, di Giuseppe Pietro Bagettii che rappresentano "Vedute del Piemonte e del Nizzardo" 
La camera Clermont-Tonnere è arredata con mobili stile impero e suppellettili di pregevole fattura; è chiamata  "stanza del vescovo" per la tela che raffigura Sant'Amedeo di Clermont, vescovo di Losanna nel 1144.
La Biblioteca contiene oltre seimila volumi tra cui figurano classici italiani e stranieri  di storia, letteratura, arte, religione;  i libri hanno una datazione che va dal XV al XIX secolo. 
La stanza di Giovanni Visconti Venosta  riunisce mobili di diverse fatture da quello  francese a quello  piemontese. Sopra il camino poggia un  orologio opera dell'horologer du roy. Dentro il camino una lastra di ghisa reca lo stemma della famiglia con la data del 1712, anno di inizio dei lavori di edificazione del castello. 
La camera  della Marchesa Giuseppina Benso Alfierindi Sostegno  è arredata in modo semplice, sulle pareti  numerosi dipinti, tra cui due acquerelli di Francesco Gonin. 
In quella di Adelaide Lascaris  l’arredamento è stato riallestito mobili provenienti da palazzo Cavour di Torino. Sulla parete di fondo c'è un ritratto di Adelaide ed a fianco un acquerello di Francesco Gonin che raffigura l'agonia di Adelaide. Purtroppo ad oggi il secondo piano offre la visita solo alla Camera di Camillo Benso, il resto è chiuso per restauri) 

 

 

Esternamente si trova il Salone Diplomatico dove una volta vi erano delle serre. In questo grande spazio lungo 20 metri si dice che Camillo ne usufruisse quando doveva indire le riunioni tra ministri. La sala fu voluta da Carlo Ottavio, le decorazioni sulle pareti di gusto classico presentano motivi allegorici con teste di leoni, strumenti per le arti e le scienze, la zampogna per la musica, la tavolozza per la pittura. Racemi vegetali si trovano negli otto medaglioni a mandarla insieme a gru e anfore. Il pavimento mostra i due stemmi della casa, quello dei Viosconti Venosta con serpente mentre divora un saraceno e quello dei Benso con scudo in argento e tre conchiglie d'oro in campo rosso.

 La Torre dei Benso faceva parte dell'antico complesso, demolita e in parte riedificata e modernizzata, una volta al terzo piano ospitava la camera da letto di Camillo, ora al secondo piano del palazzo, mentre al secondo piano della torre si trova la Sala delle Alleanze con stemmi dipinti della genealogia della famiglia.
All’esterno sul lato o sinistro della chiesa parrocchiale sorge la Tomba  di Famiglia, rivestita in marmo grigio, dove Camillo  è sepolto vicino al nipote e ad altri componenti della famiglia e dichiarata Monumento Nazionale. Dal 1911 

 

 

Da visitare inoltre è il vasto parco che accoglie il palazzo integrandosi pienamente con la sua bellezza. -

 

In quale direzione

    

 Da TORINO:  percorrere Tangenziale Sud. Prima uscita dopo il casello, seguire le indicazioni per Santena.


Da MILANO: seguire l'A7 fino a Tortona, dviare sulla A21 Torino-Piacenza, direzione Torino. Uscita     casello  Moncalieri,  Prendere SS 29

Da GENOVA: A6 uscita La Loggia. Seguire Tangenziale Sud fino a casello, prima uscita dopo il primo casello, deviazione per Santena 

GPS

Lat:     44° 56' 56'' N
Long:   7° 46' 22 ''  E

 

Area Sosta

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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