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Sant'Anna di Stazzema

Sant'Anna di Stazzema - Camperarcobaleno

Dove la ferocia umana ha lasciato segni indelebili

 

 

Ne veniamo da un vagabondare che ci ha portato a Torre del Lago, poi Pisa. A Pisa ci aspetta una notte umida e ventosa, fa freddo ma in camper si dorme tranquilli. Ci svegliamo poco dopo le sette, facciamo colazione e poi dobbiamo decidere se usufruire dell’ultimo giorno di vacanza o se tornare a casa.

Decidiamo di tornare verso nord facendo però una tappa per visitare S.Anna di Stazzema.

Lasciamo Pisa con un bel cielo terso ma freddo.

Passiamo Viareggio e il lungomare con una miriade di stabilimenti balneari vuoti e silenziosi mentre Lyla chiede di fare una sosta per far la pipi’. Viareggio e’ tutta un buco nell’asfalto e non troviamo molte indicazioni per S.Anna, alcune davvero improprie.

Chiediamo in giro, facciamo salite e passaggi su ponti fino a che la strada davvero comincia a salire. La strada e’ bruttissima, saliamo su una strada contorta e strettissima tanto che alcune volte ci tocca fare retromarcia per le curve strette e per lasciare passare alcune auto che vengono verso di noi, in marcia contraria.

Arriviamo finalmente in un piazzale, intorno c’è solo una macchina posteggiata e scendiamo subito per fare un primo giro.

Il paese e’ un gruppo di case in parte chiuse, c’e’ un ristorante accanto ad una chiesetta e la piazza e’ intitolata alla piu’ giovane vittima del massacro.

Le case qui vengono riaperte in estate, sono tutte molto belle e semplici. In pietra e dalle persiane in legno chiaro, hanno tutte un giardino dinanzi con i segni di momenti estivi o vacanzieri felici, spensierati.

Nella chiesetta vi sono tutti i nomi delle vittime, le croci e le pietre testimoniamo della barbarie umana, resa ancora piu’ pesante dal vento gelido.

Lasciamo la piazzetta per dirigerci sulla salita che porta all’ossario, un monumento moderno sulla cui lapide sono scritti i nomi, ben 560, delle persone decedute per mano nazista. Era il 1944.

Il bel sentiero composto da gradini larghi e bassi, si snoda prima nella campagna circostante il piccolo paese, poi in cima alla collina ci si trova dinanzi ad un sentiero lastricato, tra il vento imperioso e le montagne distanti. Il grande piazzale accoglie in silenzio la torre su cui svetta, in alto, la croce del Cristo. Un po’ di tempo fa la grande lapida con su scritto i nomi è stata danneggiata dai forti venti ma riposta nel suo essere, nessuno qui vuol dimenticare.

E’ un luogo molto bello, il silenzio che regna qui sembra quasi farsi partecipe e guardiano, tutt’intorno corone di alloro e mazzetti di fiori appassiti donati dalle persone giunte qui.

 Ritornati al piazzale pranziamo in camper, il pranzo ci rincuora poi scendiamo verso la vita di sempre lasciandoci dentro una grande tristezza.

 (A.L.)

 

 

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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