Home » Il Giro 2015 » SAINT VINCENT- SESTRIERE

SAINT VINCENT- SESTRIERE

SAINT VINCENT- SESTRIERE - Camperarcobaleno

 

Tappa 20-30 Maggio 2015  196 KM - Alta montagna

NOI VISITIAMO: L'antica città di Susa

 

Cittadina splendida incastonata come pietra preziosa tra le valli delle alpi cozie  e posta tra due valichi importanti,quello de moncenisio e quello del monginevro, la sua storia parte dal periodo celtico, quando Torino non esisteva ancora,vive un grande periodo durante l’epoca romana per scivolare poi nel medioevo sino ai giorni nostri, lasciando indissolubilmente tracce dell’uomo e del tempo forgiato da questo.  

Passeggiare tra le sue vie dal profumo squisitamente montano significa lasciarsi trasportare da millenni di storia e avere allo stesso tempo la possibilità di vivere questi passaggi storici così importanti e nobili.

Il suo nome è una derivazione del termine gallico ‘sego’ che significa ‘forte’.

 Poiché la cittadina alpina presenta numerosi esempi di urbanistica ed architettonicità  di varie epoche, ve la raccontiamo secondo uno schema più o meno storico secondo i più importanti angoli di questa tranquilla cittadina.

 Le porte di ingresso alla città sono di epoca romana, quando Susa veniva chiamata Segusio.

Risalenti al III e al IV secolo , ciò che resta di loro sono  a ovest, con Porta Savoia, a sud-ovest con la Porta di Francia e i resti della cerchia di mura romane,e a est,d dove troviamo una delle torri laterali della Porta di Piemonte.

La Porta Savoia, detta anche del Paradiso per la vicinanza al cimitero della cattedrale di san Giusto ,venne utilizzata come struttura fortificata nel periodo medievale

Porta di Piemonte, conosciuta nel medioevo quale ‘Porta merceriarum’ perché vicino ai magazzini dei mercanti,conserva una delle sue due torri cilindriche.

Oggi si trova in  Piazza Trento dove, tra l’altro, spicca la splendida Casa de Bartolomei, in stile gotico.

Porta di Francia, o Pedris Castri o Porta Castello, si impianta su un lato delle mura romane della cittadina e sull’altro verso l’angolo del Castello della Contessa Adelaide.

La cinta muraria ha una particolare forma triangolare su cui, abbiamo visto, si aprivano le Porte. Queste vennero col tempo modificate sia in lunghezza che in altezza per le varie esigenze del tempo e secondo l’assetto della città stessa.

Le mura oggi si presentano oggi in un buono stato di conservazione ,il perimetro murario è facilmente visibile e i vicini fossati mantengono il loro antico  fascino.

Una delle opere storiche più note e visitabili nel suo splendore è sicuramente il famoso Arco di Augusto

L'arco di Augusto risale al I secolo a.C.

Eretto in onore di Ottaviano Augusto, si trova su un'altura della città, vicino all'antica cinta muraria.

Quest'arco , insieme agli altri resti del periodo romano, tra cui va menzionato l'anfiteatro e l’acquedotto, rimarca  l'importanza che la città di Susa rivestì nel corso dell'epoca romana.

L’arco infatti venne costruito per volere di Re Cozio in onore dell'imperatore romano Ottaviano Augusto per celebrare il  il patto di alleanza tra di loro e venne inaugurato proprio in presenza dell’imperatore stesso. Va aggiunta poi l’importanza di unione tra due popoli completamente differenti per storia e cultura, la prima una popolazione alpina e la seconda, quella romana.

La disposizione poi non è stata casuale,la collina su cui esso è stato posto era ritenuta un luogo sacro e via di comunicazione, la Via Crozia.Inoltre non è un caso che l’arco ‘guardi’ la vetta più alta della Val di Susa, la cima del maestoso Rocciamelone.

Il suo ottimo stato di conservazione è dato dal restauro negli anni ’90 anche se, a parte alcune parti, godeva già allora ‘di buona salute’.

L’arco venne poso in opera sia da maestranze locali che romane ed è risultato di una struttura alta circa 13 metri in totale.

Questo è composto da due robusti basamenti in pietra grigia e colonne ai lati a fusto scanalato sormontate da capitelli corinzi; la loro funzione è quella di supportare la trabeazione, che, tra l'architrave e la cornice, ospita un grande fregio.

Al di sopra della trabeazione vi è l’attico che contiene  l’iscrizione dedicata all’imperatore romano.

Scritta in origine in lettere di bronzo dorato, ora l’iscrizione può essere letta solo grazie agli incavi nella pietra.

Di importante valenza storica è il fregio composto da quattro bassorilievi e raccontano  i fatti politici e sociali che hanno portato al patto di alleanza. Stilisticamente, il fregio risulta una piccola rivoluzione in quando sino ad allora non si erano mai verificati fregi a carattere narrativo ma solo decorativi o commemorativi.

 Non lontano da questo prezioso documento artistico e storico, troviamo i resti del Castello della Contessa Adelaide Più volte modificata nel corso dei secoli, i recenti restauri ne hanno riportato alla luce alcune parti  medioevali esaltando così la sua funzione difensiva e residenza di signorie locali.

L'attuale castello sorge probabilmente in un’area romana,dove forse sorgeva il palazzo del Praetorium infatti si trovano delle fondamenta, un atrio di ingresso, alcune tessere di un pavimento a mosaico.

Passeggiando poi in questa cittadina dall’aspetto avvolgente, ricca di suggestioni marcatamente alpine, non dimenticate di visitare il Duomo di San Giusto il cui interno splendido racchiude bellezze inaspettate e il Forte Brunetta, considerato anch’esso gioiello dell’arte fortificatoria del XVIII secolo.

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'