Home » sacri monti » Sacro Monte di Varallo- Vercelli

Sacro Monte di Varallo- Vercelli

Sacro Monte di Varallo- Vercelli - Camperarcobaleno

GPS: 45° 49' 05,69'' N  8° 15' 23,64''E

Uscita Autostrada: A 26  uscita Romagnano SP 299 per Alagna e Varallo

Accessibile ai disabili (funivia + ascensore) ma non tutte le cappelle

Area Sosta: Varallo

 

Il Sacro Monte si erge sopra la cittadina di Varallo, un luogo molto raffinato in provincia di Vercelli dove il centro storico è contrassegnato da edifici eleganti e da villette ottocentesche.

 

La collina che ospita il complesso monumentale, formato da 43 cappelle distribuite lungo un percorso votivo, si trova più a nord di questa cittadina, voluto da Padre Bernardino Caimi, francescano, nel 1478 con lo scopo di continuare a dare ai pellegrini l’opportunità di vivere l’esperienza del pellegrinaggio nei luoghi santi di Gerusalemme, non più raggiungibili per la caduta di Costantinopoli sotto la dominazione dell’impero Ottomano.

 

Come già parafrasato da molti, Padre Bernardino fece un ragionamento molto semplice: se non si può andare a Gerusalemme, sarà Gerusalemme che verrà da noi.

 

Infatti Padre Bernardino, già custode del Santo Sepolcro, voleva ricostruire fedelmente l’assetto urbano di Gerusalemme per dare al pellegrino il senso della città e del suo viaggio devozionale.

 

Arrivato per la prima volta a Varallo, decise di realizzare la sua opera sulla terrazza di roccia che dominava il paese, ricordando Gerusalemme, una città tutta in salita.

 

Amico di Ludovico il Moro e grazie a notevoli proventi di una ricca famiglia di Varallo, Padre Bernardino iniziò la sua opera che, però, non vide mai finire.

 

Nel visitare il Sacro Monte ci si imbatte nella Piazza dei Tribunali dove sono racchiuse le scene del processo a Gesù e dove si trova la ricostruzione del Palazzo di Erode e il Pretorio di Pilato.

 

Padre Bernardino voleva ad ogni costo la presenza di persone, di statue, che potessero così dare il senso della vita della città e non un luogo deserto.  Sono circa 850 i personaggi che popolano questo luogo, nel racconto sulla vita di Gesù.

 

Volendo il più possibile rendere il tutto il più possibile veritiero, alle statue vennero posti in capo capelli veri (non ci è dato saperne la provenienza), che furono sostituiti poi nel 1960 dando oggi la vaga impressione  di un popolo dai capelli della Beat Generation. Non se ne abbia a male Kerouak.

 

Il realizzatore di tutto questo fu Gaudenzio Ferrari prima e poi Tanzio da Varallo ai quali vennero date direttive semplici ma fondamentali:  aderenza al testo evangelico, precisione nei dettagli, realismo dei particolari.

 

Tutte queste indicazioni precise si ritrovano magistralmente articolate nell’Ultima Cena, vista dalla prospettiva delle persone che vedono la scena, come se fosse un quadro o un film.

 

La particolare dovizia di particolari è data dalla tavola imbandita con verdure e frutta, con cibo e suppellettili.

 

Ne La Piazza del Tempio, dove sono narrate le fasi più pregnanti della passione del Cristo, la scena è convulsa, la prospettiva si allarga alla folla e ai loro sentimenti contrastanti, dalla paura all’inquietitudine sino all’esitazione. E’ grazie alla plasticità dei movimenti di queste figure che si riesce a comprendere il loro stato d’animo, sono le espressioni dei volti che denotano tanta vivacità.

 

Questa ricerca di teatralità è giustificata dal fatto che il pellegrino, nel vedere queste scene, potesse essere talmente coinvolto al punto di sentirsi parte integrante con essa, come se davvero in quel momento fosse a Gerusalemme, tra quella mischia di persone.

 

Un’altra tappa significativa è quella della Cappella del Santo Sepolcro.

 

Riprodotta esattamente come l’originale, in essa ci si inchina per entrarci e ci si ritrova nello stesso ambiente descritto in maniera peculiare da Padre Bernardino.

 

Ed è questo tratto di Padre Bernardino che più affascina, mediante i suoi racconti e le sue vedute, i suoi ricordi, gli Artisti sono riusciti a costruire una città identica all’originale e a darne non solo un’impronta architettonica ma di fede e di patos.

 

Col tempo il Sacro Monte è divenuto uno dei luoghi più importanti d’Italia, tra opere d’arte e devozione popolare, definito da Carlo Borromeo ‘La Nuova Gerusalemme’.

 

Nonostante varie opere di restauro nel corso dei secoli, Varallo oggi è un luogo affascinate e scenograficamente molto emozionante

 

Il luogo viene nel tempo frequentato da persone importanti quali Carlo Borromeo, il Duca di Savoia, Carlo Emanuele I e Donna Matilde di Savoia. Tra tutte le grandi personalità che hanno voluto lasciare traccia di sé in questo luogo, vogliamo ricordare la visita, avvenuta il 3 e 4 novembre 1984, di Giovanni Paolo II che celebra  l''Itinerarium Crucis'. 

 

La visita al Sacro Monte è imperniata innanzitutto sulla semplice maestosità del luogo: scale in pietra e vialetti accolgono i passi dei pellegrini e dei turisti, in un percorso che porta accanto a giardini in erba, esplosioni di colori regalati da cespugli di azalee, tra geometrie fluttuanti dei bossi, a volte resi concentrici e a volte lunghe e bassi siepi…

 

Ogni cappella è al sicuro sotto i vasti ripari degli alberi che le proteggono dai forti raggi del sole mentre dentro di esse i racconti della vita del Salvatore si dispiegano in tutta la loro unicità. Visi attoniti e stupiti, cavalieri e cavalli, cani, contadini e donne…il mondo della vita terrena in contrapposizione al divino.

 

La piazza dinanzi alla Basilica presenta un tranquillo giardino dove spiccano bossi e palme e dove la semplicità della facciata della Chiesa diventa un tutt’uno con la ritmicità degli archi delle costruzioni a questa intorno.

 

Particolare è sempre la scenografia che si scaglia verso il Monte Rosa, quasi sempre raccolto nella sua neve e nei suoi ghiacciai mentre più in basso, una costruzione modesta dalle ripide scale esterne e da una porta finestra in legno, ci riporta ad un manzoniano ricordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sacro Monte di Varallo

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'