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Sacro Monte di Oropa-Biella

Sacro Monte di Oropa-Biella - Camperarcobaleno

GPS: 45° 37' 36,46'' N

         7° 58'  51, 04'' E

Uscita Autostradale: A4 uscita Santhià

Accesso ai disabili: non tutto il percorso

Area Sosta: si

 

Il Sacro Monte di Oropa,  il più importante  santuario mariano delle alpi a 1200 metri di altitudine ,si trova sopra la cittadina di Biella e si raggiunge tramite la strada che collega il centro della città con questo luogo.

 

 La salita, a tratti un po’ impervia ,è di per sé un continuo pellegrinaggio verso non solo il Sacro Monte ma tutto il complesso che apre le sue porte a pellegrini provenienti da tutto il mondo.

 

 Il grande piazzale antistante i cancelli del Santuario di Oropa, detto Prato delle Oche, mostra già la magnificenza di questo antico e rinomato territorio alle cui spalle la bella montagna biellese si scaglia nel cielo con la presenza del Monte Mucrone e non sembra affatto di entrare in un luogo sacro ma, all’apparenza, in una elegantissima residenza reale.

 

Le sue origini i perdono nella notte del tempo, al quarto secolo dopo Cristo, ad opera di Sant’Eusebio, primo Vescovo di Vercelli.  Ma il maestoso complesso articolato in tre grandi chiostri, frutto di architetti famosi quali Juvarra, Guarini e Galletti, venne voluto dalla famiglia Savoia che, tra il ‘600 e l’800, innalzarono grandiosi edifici, e chiostri e gallerie e stanze per accogliere i pellegrini.

 

 Il primo piazzale, su cui si affacciano ristoranti, bar e diversi negozi, è seguito dal chiostro della Basilica Antica, raggiungibile attraverso la scalinata monumentale e la Porta Regia, ideata da Filippo Juvarra nel 1700.

 

La Madonna Nera è custodita nella Basilica Antica, cuore pulsante del complesso, realizzata nel 600 sulla cui facciata spicca ,sulla verde pietra d’Oropa, la dicitura latina ‘Beato colui che sarà visto con i tuoi occhi’, saluto augurale che il pellegrino riceve varcando la soglia della Basilica.  Questa, inoltre, riporta in alto lo stemma sabaudo del duca Carlo Emanuele II, sorretto da due angeli in pietra.

 

Nelle ampie ali che compongono questo secondo chiostro si trovano rispettivamente la Galleria degli Ex Voto e il Museo dei Tesori, che affascinano il visitatore mentre la Fontana, detta il Burnell, disseta i visitatori grazie ai grandi mestoli a questa legati tramite delle catenelle.

 

La grande ed imponente scalinata, usciti dal secondo immenso chiostro, porta a Piazzale Giovanni Paolo II, che qui venne in visita il 16 Luglio 1989.  Lo splendido giardino conduce alla grande Basilica Superiore, costruita nel corso di un secolo alla fine dell’800. Per la costruzione venne deviato il Torrente Oropa la cui acqua  oggi scivola a valle poco distante.

 A ponente dell’intero plesso, si erge il Sacro Monte,costituito da 19 cappelle di cui 12 dedicate alla vita  della Madonna con affreschi e statue mentre le altre 7 raccontano episodi di fede cristiana.

 

Purtroppo nel tempo alcune cappelle sono state distrutte,edificate dal 1620, stesso anno dell’ incoronazione della statua della Madonna,  statua lignea che la leggenda ricorda  scolpita da San Luca e che la storia invece vuole intagliata alla fine del XIII secolo.

 

Nato quale idea del Cappuccino Padre Fedele da San Germano , il progetto iniziale consisteva in 20 cappelle dedicate  alla Vita di Maria.

 

Supportato completamente da  Carlo Emanuele I duca di Savoia,vide la sua grandiosa realizzazione grazie ai numerosi aiuti provenienti dalle comunità parrocchiali di Biella e dei dintorni di Oropa  anche se non vennero mai del tutto completate le già citate venti cappelle e i lavori durarono quasi un secolo.

 

Le cappelle sono disposte lungo un cammino che sale in pendio, in una ampia radura prima per poi entrare in un bosco sempre più fitto poi, sino all’ultima cappella, detta dell’Incoronazione ,  che è posta all’inizio della salita verso l’itinerario che conduce al Pian di Gè.

 

Particolarmente attraenti, le cappelle hanno la particolarità di avere tutte il tetto ricoperto di lastre in pietra, nella più classica tradizione delle baite di montagna.

 

In tutte le cappelle si trovano statue in terracotta, statue di santi, angeli e persone che assistono alla rappresentazione sacra della vita di Maria,in un ambiente ancora totalmente incontaminato e che è, anche per questo, motivo di bellissime, facili e non facili, escursioni in quota.

 

La grande Conca di Oropa spazia da sentieri facili e rilassanti alle grandi camminate verso una montagna che vede, tra l’altro, la presenza e la comunione con Fontainmore, paese della Val d'Aosta  il cui rito della processione ad Oropa si svolge ogni cinque anni.

 

Andare e vivere anche un giorno solo nella Conca di Oropa significa ‘togliersi di dosso’  tutto ciò che ci attanaglia nelle nostre vite quotidiane per avvicinarci nuovamente ad una dimensione umana più serena e riflessiva.

Il Presepe di Oropa

 

Si entra in punta di piedi nella Basilica Nuova di Oropa, un colosso immerso in una natura prestigiosa e stupefacente.

 

La Basilica Nuova ci accoglie lasciandoci dietro a noi la piazza dedicata a Giovanni Paolo II, un grande piazzale in granito grigio al cui centro una fontana ci ricorda che lì, un tempo, scivolava a valle il Torrente Oropa, ora deviato a lato.

 

Sulla piazza splende un bellissimo sole e il selciato riflette i raggi solari che piombano su di esso, illuminando ancora di più questo luogo di preghiera e di meditazione.

 

Lasciamo le voci squillanti delle persone che oggi, giorno di festa, arrivano dalle valli circostanti. Famiglie, ciclisti, pellegrini e uomini che vengono in pace sin quassù.

 

Il fresco abbraccio dell’interno della Basilica ci porta a rilassare le nostre menti e scivoliamo nella cripta inferiore dove ci aspetta la contemplazione della Mostra permanente dei Presepi.

 

Una collezione rara, forse unica, di Presepi provenienti da svariati parti del mondo, regalata, da due persone di Biella che hanno raccolto queste opere d’arte, ad Oropa.

 

Conservate in cripte vetrate, ogni Presepe racchiude in sé la poesia e il racconto della nascita di Gesù in scenografie che rispecchiano civiltà e vite sociali proprie del paese di provenienza.

 

E così ci viene incontro il Presepe Sardo le cui statuine indossano vestiti tipici della bella Sardegna e dove anche i Mamuthones assistono alla Nascita Santa e dove il Sacro e il Profano, davanti a tanta meraviglia, non possono che convivere nella Pace tra gli Uomini.

 

E poi ci sono Presepi in cui la vita comune viene narrata, una nascita tra cesti di angurie e cavoli e sembra di sentire le grida dei venditori per attirare le persone alle compere e chi gioca a carte con l’amico di sempre in un attimo di pausa da un lavoro faticoso.

 

Ma poi c’è la sobrietà di un colonnato corinzio dove la Nascita è rappresentata nella sua semplicità e raffinatezza e anche i due soli spettatori a questo evento rimangono nell’ombra, esterrefatti e quasi impauriti, quasi a non voler rompere quell’atmosfera così ricca di amore e di gioia.

 

E c’è anche una scatola, dai colori smaglianti, a raccontare il Presepe con fiori e luci e poi la sobrietà quasi mistica di una moderna, plastica,lineare, completamente bianca rappresentazione della Nascita composta di tre sole figure che quasi sembrano fremere tanta è la loro delicatezza.

 

Statuine paffute e bizzarre del colore della terracotta che ci portano nell’altra parte del mondo in una rappresentazione semplice e arguta dove la coreografia e il racconto della Nascita è a sé stante oppure dove il classicismo è l’opulenza della folla che corre a conoscere questo Bambino adagiato tra paglia e un drappo bianco, questi Presepi sembrano raccontare una Storia Unica e sempre Diversa.

 

Perché diversi sono i sentimenti e le emozioni che si provano davanti a tanta bellezza, unici da persona a persona, da ingegno umano.

 

Quando dobbiamo lasciare quel luogo così silente ci ritroviamo catapultati nella luce scintillante della montagna, con gli occhi ancora pieni di colore e immagini e con l’intento di poter comprendere un po’ di più il significato del Natale, un ritorno alle origini semplici e vitali di questa che oggi è purtroppo diventata forse un po’ troppo consumistica e arida.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sacro Monte di Oropa

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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