Sabbioneta

Sabbioneta - Camperarcobaleno

Città dei Gonzaga

 

Entrare in Sabbioneta è come lasciarsi alle spalle la propria epoca per immergersi completamente nella storia.

E’ una città unica e rara da trovarsi, uno di quei luoghi che il destino ha voluto, chissà per quale arcano mistero, venisse lasciata così come è, dal tempo dei Gonzaga.

Il solo fatto che quasi ‘spunti’ dal nulla in questo territorio pianeggiante fatto da campi sconfinati coltivati a colza, granturco, meloni, dove il Po e l’Oglio tagliano questa terra arsa dal sole, è una sorpresa unica.

 E se dei Gonzaga dobbiamo raccontare, nessun luogo più di questo ha il loro ‘timbro’, la loro ‘impronta’.

 Placida e pulita, Sabbioneta nasce per volere di Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554 e il 1591, dove un tempo vi era una fortezza divenendo un luogo meraviglioso e ricco.

 Posta lungo l’antico tracciato della Via Vitelliana, la fortezza di allora era sicuramente vista da Vespasiano Gonzaga quale luogo sicuro e incontrastato e luogo di traffici commerciali lungo il Po e lungo le strade padane. E questa divenne la capitale di un minuscolo ma potente Stato posto tra il Ducato di Milano ,governato dagli spagnoli, il Ducato di Mantova ,governato dai Gonzaga, e il Ducato di Parma e Piacenza di dominio dei Farnese.

 Nata sotto l’importante influsso delle teorie rinascimentali secondo l'idea della realizzazione di una città modello, Sabbioneta raccoglie nelle sue mura un continuo susseguirsi di Palazzi, Edifici ,Teatri e Luoghi di Culto la cui bellezza e importanza storica e artistica ha pochi eguali sul territorio nazionale. Non vi è costruzione che non meriti una sua particolare attenzione e studio così come non si possa rimanere incantati dalla bellezza di questi.

Volute da Vespasiano Gonzaga stesso, le mura vennero realizzate in varie fasi, tra la metà del 1500 sino al 1600. A forma esagonale con sei bastioni e due porte per l’accesso che risultano opposte tra loro,Porta Vittoria e Porta Imperiale.  Quest’ultima venne dedicata all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo Essa, ed è il più antico ingresso in città, tra i bastioni di Sant’Elmo e di San Giorgio. Su questi e sugli altri è facile notare ancora  lo stemma marmoreo di Vespasiano Gonzaga.

Ricordando le mura di Lucca, queste sono state costruite modificando enormemente il suolo e l’ambiente circostante, in un continuo susseguirsi di spostamenti di terra per meglio adempiere al lavoro di contenimento e di tutela della città. Non mancavano certo le zone paludose e acquitrini che svolgevano un importantissimo lavoro di difesa, oggi ancora visibile grazie alla presenza di salici.

 Tra le opere architettoniche da visitare vogliamo segnalare Palazzo Giardino, uno dei  luoghi più rappresentativi di Sabbioneta, una costruzione che, immediatamente, non cattura visibilmente lo sguardo del visitatore ma che racchiude in sé tesori incommensurabili.

Conosciuto come ‘Casino del Giacinto’, questo luogo di riposo e di residenza del duca , venne costruito alla fine del 1500. Le decorazioni degli interni abbondano di elemento mitologici.

Vi si trova Venere con ninfe, satiri e divinità pagane, il suo carro trainato dalle colombe, ai cui lati amorini che scoccano frecce.

La sala delle Olimpiadi o dei Circhi, presenta quattordici lunette con scene tratte da le Metamorfosi di Ovidio , come Giove e Mercurio , Filemone e Bauci .

Un putto sorregge lo stemma di Vespasiano Gonzaga, con due leoni , simbolo di forza e due gru che stringono negli artigli un ciottolo, simbolo di controllo.

Le immagini dei circhi sulle pareti sono riprodotte secondo le tavole del Speculum romanae magnificentiae  del 1570.

Nella Sala dei Miti si hanno volte con la descrizione dei miti tratti da le Metamorfosi di Ovidio e  sono dipinte varie gloriose  imprese  della stirpe dei Gonzaga.

Nel corridoio di Orfeo si ritrova il tema della musica e della poesia mentre l’esaltazione del mito di Roma e la celebrazione del suo fondatore, qui identificato con Vespasiano stesso, lo si ritrova nella sala di Enea i cui affreschi sono tutti tratti dai sei libri dell’Eneide.

Il camerino delle Grazie rappresenta al centro della volta una figura in stucco con Medusa mentre sulle pareti troviamo Venere, Apollo, Diana Efesina posta  sullo sfondo di un paesaggio con elementi urbani  tra cui la colonna Traiana.

Bellissimo e ricco di decorazioni è anche il Corridor Grande o  Galleria degli antichi, del 1584.

Ideata sul tipo delle logge italiane per poi essere orientata sulla tradizione francese, la decorazione dell'interno rende bene la complessa struttura ritmica ed illusionistica del luogo. Figure femminili che interpretano Virtù, Arti e Scienze, che bene esplicano la figura e l’ideale del principe e dell’uomo umanista dedito allo studio e alla conoscenza.

Il giardino all'italiana è visibile attraverso le finestre della Sala degli Specchi ma ben poco rimane dell’antico splendore.

Un tempo ricco di viali, statue,fontane e tempietto in legno, questo era concepito come luogo di svago del duca, dove poter passeggiare attornitato da gelsomini profumati e vialetti in bosso. Purtroppo smantellato, rimane oggi l'idea di un uomo alla continua ricerca della contemplazione e dello studio.

(A.L. Marzo 2015)

 

 

 
 
 

 

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'