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Rocca Malatestiana-Cesena

Rocca Malatestiana-Cesena - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible

 Da visitare:Biblioteca Malatestiana,Basilica della Madonna del Monte, la città

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Ci troviamo a Cesena, sorniona e invadente, eclatante e misteriosa, guardinga e leggiadra città fatta di mille piccoli frammenti luminosi che compongono una terra ricca e bellissima.

Uno di questi frammenti è sicuramente il Castello Malatestiano di cui oggi ci accingiamo a raccontare, in una favola antica che racchiude in sé anche fatti misteriosi e leggendari.

Oggi partiamo al contrario,non dalla strada in antichi ciottoli che ci conduce dinanzi a questa magnificenza, ma dalla scenografia che da essa si può ammirare, schiaffeggiati da un vento imponente e arrogante, che colpisce con forza le nostre già gelate gote.

Posto su di un promontorio, il Colle Garampo, la scenografia che ne gode spazia vasta dalla costa di Ravenna a Fano, dai monti dell’appennino delle Marche sino alla Repubblica di San Marino.

Nelle giornate limpide come questa avremmo voluto dare adito alla fama che avvolge il castello da cui si vede la Dalmazia e il suo Monte Velebit, ma oggi nonostante il vento, una foschia lontana  avvolge implacabile l’orizzonte

E’ inverno, un inverno freddo, quello che ci accompagna questa giornata alla scoperta di un cimelio storico fondato forse nei primi trent’anni del 1300 quando Malatesta detto Guastafamiglia (già il nome…) ne aveva fatto un potente complesso militare. Certo è che il Castello rivive sulle rovine di due fortificazioni romane e medievali

 La prima fortificazione, detta ‘Rocca Antica’ si trovava più a monte rispetto a questa, distrutta da una frana quando nel 1000 il fiume Savio uscì dal suo letto naturale allagando la zona. Costruita la seconda, detta ‘Rocca Vecchia’ o ‘Rocca dell’Imperatore’ per la presenza di Federico Barbarossa che qui visse con la moglie Beatrice, il quale fece costruire nuove bastioni oltre ad una torre

 Quando giunse a Cesena Federico II nel 1241, questo lo fece distruggere per costruirne uno nuovo, distrutto anch’esso per ordine del Cardinale Ubaldini appena 8 anni dopo la sua ricostruzione e fu solo  nel 1300 che grazie a  Federico  da Montefeltro,  fece riparare quello che al tempo veniva chiamato “Castel Vecchio’.

Nel 1347 Luigi il Grande Re d’Ungheria soggiornò a lungo qui e fu Galeotto Malatesta che commissionò lo stemma che appare  all’ingresso della rocca e gli affreschi con scene di battaglia all’interno del castello.

A Galeotto Ma­latesta si devono numerosi lavori di costruzione dell’intera area che divenne in poco tempo un  punto strategico importantissimo per la difesa della città.

La cinta muraria è  formata da  robuste cortine  in pianta esagonale  con sette torri esterne; al centro due torri chiamate ‘ Il Maschio’  (quella più alta) , ‘La Femmina’  (quella più bassa e larga).  

Il Maschio fu residenza del comandante della fortezza e ci si introduce in essa  dal piano rialzato,adibito a mostre di ceramiche e maioliche ritrovate negli scavi archeologici del centro storico. Da questa stanza  per una  ripida scala, si sale alla stanza  privata del Comandante della fortezza, dove si trova  un antico camino, alcune nicchie nelle pareti e  il soffitto a spirale con due porte d’ingresso che  collegava il Maschio alla Femmina con un ponte levatoio, oggi non più esistente anche se di questo rimangono alcune carrucole.

La Femmina ospita, sotto ambienti dalle volte a botte e su vari piani, il bellissimo Museo  di Storia dell'Agricoltura  con la ricostruzione di  ambienti domestici quali la cucina e la camera da letto; la falegnameria , con  centinaia di attrezzi; attrezzi agricoli quali calessi, forche, rastrelli e falci, gioghi e timoni usati per gli arati, telai e attrezzi per filare la lana e la canapa. Viene ricordato il ciclo del grano dalla sua semina alla spulatura con i setacci, la vita dell’una e del vino …davvero tutto da vedere e da imparare!

Nel 1500 Cesare Borgia fece arrivare Leonardo da Vinci al quale diede il compito della costruzione delle fortificazioni di piazza oltre alle  scale interne del torrione, sovrapposte e concentriche

Con  l’epoca napoleoni­ca, sino al 1970, dopo notevoli lavori di modifica, venne trasformata in carcere.

 La particolarità della Rocca la si ritrova sicuramente dai camminamenti interni detti camminamenti dei fantasmi. Lunghe gallerie sotterranee si snodano tra scale in legno che collegano i vari piani, tra postazioni di guardia e stanze che creano inquietudine e a volte un po’ di paura.

Tra questi muri dai soffitti bassi, in mattoni e dalla luce fioca, molte leggende si dipanano rendendo l’ambiente misterioso e preoccupante.

Vi sono alcune famiglie, che vivevano vicino alla Rocca, testimoniano di strani passi e colpi dati sui muri, forse anime inquiete che nella Rocca hanno trovato la loro morte e che ora cercano ancora una loro voce.

Di questi strani colpi sordi se ne sono sentiti, si dice, quando le carceri vennero definitivamente chiuse o quando venne chiusa l’antica osteria che era posta vicino alla Rocca stessa.

Che i fantasmi abbiano o avessero paura di rimanere soli?

Si narra inoltre di alcune persone che, visitando il castello e i suoi camminamenti interni, hanno avvertito una sensazione greve, altri di strane urla provenire dal fondo dei corridoi.

E’ forse la camera delle torture, ancora più sinistra e più buia dell’intero camminamento, ad incutere terrore, non a caso per l’uso della stanza stessa.. Il cippo del boia ne è la conferma…

Qui la Santa Inquisizione dettava i suoi squallidi proclami e dichiarava eretici persone che nulla avevano a che fare né con la stregoneria né con altro tipo di reato. Molte donne vennero qui torturate, molte donne qui piansero la fine orribile delle loro figlie e delle loro madri.

 Una vecchia scala in legno porta ad un breve tratto di camminamento con arco: questo è il luogo dove antiche mappe portano alla luce la presenza di un’altra strada che conduceva un tempo ad una camera misteriosa (mai ritrovata) che forse nascondeva tesori immensi e da qui si può vedere una piccola finestra chiusa da una doppia grata  che è ,in alcune ore del giorno, visitata da una donna dai lunghi capelli e da un uomo anziano, posto dietro a questa.

 In questo Castello venne imprigionata da Cesare Borgia la figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, solo per due notti prima di essere poi condotta sotto pesanti ferri a Roma.

 Le carceri in uso sino al 1970 sono facilmente contraddistinte dai numeri sopra ad ogni porta delle celle e in tutte vi sono inconfondibilmente pensieri graffate nei muri delle celle. La più visitata è forse la cella n.11 dove si può ben leggere ‘qui giace la buona anima di Cesarino, arrestato perché non aveva fatto niente. Non fiori ma opere di bene’.

Viene narrato che un ragazzo di 17 anni, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver chiesto di trascorrere qui una notte perché aveva perso la strada di casa, venne messo a dormire in una cella dove vi erano un gruppo di collaborazionisti ed ex fascisti. All’alba del mattino tutti vennero prelevati e uccisi nel giardino della Rocca e con loro l’ignaro ragazzo.

 

 

GPS: 44° 08' 07,94'' N

 

          12° 14' 18,17 E (per Viale Mozzoni) 

 

 

 

-A14  

Bologna - Forlì - Ancona
Uscite  Forlì - Cesena nord - Cesena sud

-E45 
Roma - Viterbo - Terni - Perugia 

- Bagno di Romagna - Cesena - Ravenna

 

 

 

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