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Rocca di Sassocorvaro-Pesaro Urbino

Rocca di Sassocorvaro-Pesaro Urbino - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si  con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:Sassocorvaro Fortress,Lago di Mercatale

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

 

Costruita ,probabilmente, intorno alla metà dell’anno mille, tempo in cui iniziavano a sorgere luoghi fortificati e in una posizione strategica in grado di tenere sotto controllo la valle del fiume Foglia, la storia di questa particolarissima Rocca  va ricercata nel suo singolare fascino.

 Sotto il dominio dei Berardini di parte guelfa, nel duecento il borgo di  Castrum Saxi Corbari  ospita gli esiliati di  Urbino con il loro capo, Guido da Montefeltro.

Questi si rifugiano nella roccaforte dotandola di vari sistemi di difesa,sostenuti sia dal popolo che da Papa Martino IV. Con la disfatta dei ghibellini, nel 1282 Sassocorvaro venne premiata per la fedeltà al Papa e il Castello passa sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Casteldurante.

Nel XIV secolo Sassocorvaro è sottomessa al potere dei tirannici  Brancaleoni tanto che, a causa del  loro dominio , il popolo preferisce abbandonare il borgo per rifugiarsi a San Marino. Ottenuta la protezione del Comune di Perugia e grazie al Cardinale  d’Albornoz, i Brancaleoni si vedono togliere dalla Santa Sede i loro territori e Sassocorvaro diventa una delle proprietà ecclesiastiche. 

Nonostante la cacciata, nel 1394,  i Brancaleoni rientrano in possesso dei loro territori grazie alla giurata fedeltà al Papa, con la promessa di rispettare la popolazione ma  l’interessante posizione strategica del luogo porta nel 1430, dopo un primo tentativo, a scacciare i Brancaleoni da parte di  Guidantonio da Montefeltro anche se per parecchi anni il territorio rimane scenario di crudeli e feroci battaglie che portano a ripetuti saccheggi e distruzioni sia del borgo che del castello.

Nel 1463, con la Battaglia sul fiume Cesaro, i Montefeltro sconfiggono definitivamente i Malatesta, in aiuto da sempre ai Brancaleoni.

Alla fine del ‘400 entra in scena Ottaviano Ubaldini il quale riceve in dono Sassocorvaro da Federico da Montefeltro e da Sisto IV ottenendo anche  il titolo di Conte, per i servigi compiuti .

Questi inizia una lunga fase di ricostruzione della Rocca e usando le sue esperienze accumulate in varie corti italiane tra cui quella di Urbino, si avvale dell’apporto di Martini, architetto militare,fautore del Palazzo Ducale urbinate.

Uomo decisamente stravagante e poco propenso alla vita di società,  filosofo, astrologo, indovino e alchimista, vive i suoi anni quasi sempre da solo e a Martini commissiona il lavoro di una Rocca che non deve rispondere solo ai dettami di mera fortezza ma di una dimora elegante e signorile.

Quando muore, non avendo eredi, la Rocca torna ad essere proprietà del Ducato di Urbino. Per alcuni anni in possesso dei Borgia grazie all’invasione del 1502, dopo alcune vicissitudini entra in possesso della Famiglia Doria nel nome di Andrea e dei suoi discendenti per circa un secolo in cui pace e prosperità regnano sul feudo.

 I Doria visitano di tanto in tanto questo possedimento sino a che, Giantommaso Doria, muore senza eredi maschili e per questo ancora una volta la Contea di Sassocorvaro passa a nuove mani, quelle della Santa Sede.

Con il passaggio del ducato alla Santa Sede, i vari pontefici concedono  a diverse famiglie o personaggi legati a questa, la possibilità di usufruire della Rocca , con l'obbligo di migliorarlo e di pagare un canone al proprietario, atto non sempre avvenuto. Dai De Boni a Giovanni Battelli sino a Federico Massaioli, la Rocca viene poi abbandonata definitivamente sino a quando, con l’unificazione, diviene possesso dello stato italiano.

La particolarità della struttura è la sua strana forma che ben si configura con quella della tartaruga, in un aspetto generale tondeggiante che non trova nessun altro riscontro tra le costruzioni del tempo.

Probabilmente l’idea di Ottaviano ha contribuito notevolmente a condizionare l’operato di Martini, ideando una struttura a tartaruga quale simbolo alchemico.

Le interpretazioni simboliche date a questa costruzione’fantasiosa’ sono state tante: il richiamo allo zoomorfismo poiché  la pianta del castello richiama l’immagine della tartaruga, espressione di robustezza; un simbolo fallico, espressione di forza e  quella di assomiglianza ad una nave.

La parte interna della rocca è formata da un piccolo palazzo dalle aggraziate  linee rinascimentali e  intorno ad un cortile porticato, già questo un fattore anomalo per una mera  funzione militare.

Le pareti esterne del palazzo sono racchiuse da uno spesso  rivestimento in mattoni che disegna due grossi torrioni dalla forma arrotondata nella parte anteriore e un’unica parete ricurva nella parte posteriore, interrotta,  al centro, da un torroncino cilindrico, la cosìdetta “coda” della tartaruga.

Le murature, curvate,  portano il nemico a trovarsi di fronte all’impossibilità di colpire direttamente con il cannone le parti murarie e questo progetto, opera di  Francesco di Giorgio Martini, lascia un alone di perplessità sulla reale funzionalità della costruzione mentre la parte architettonica ed estetica risulta estremamente bizzarra ma efficace.

Certo è, che nel  Quattrocento, la comparsa  di bocche da fuoco  mette in difficoltà  gli architetti militari i quali vengono posti di fronte alla necessità di adeguare le fortificazioni per la presenza di nuove armi da guerra.

L’introduzione di questi nuovi elementi, colubrine, archibugi, armi a gittata, scoppietti, portano inevitabilmente a modificare precedenti  elementi  ormai solo di facile bersaglio quali le caditoie e le merlature.

Aumentano così gli  spessori delle murature, diminuiscono le pareti rettilinee per dare spazio a quelle curve e sfuggenti, sperimentando così costruzioni che rendono prospettive sempre diverse secondo l’osservazione che vi si pone.

Probabilmente però viene compresa ben presto l’inefficacia del progetto in quanto le forme tondeggianti riducono al minimo la sola e unica possibilità di difendere il perimetro della rocca stessa portando  poi, in linea generale, ad optare per forme poligonali.

Il complesso architettonico è racchiuso in  una linea curvilinea da cui si elevano tre torrioni.  La parte inferiore , a scarpa, è in pietra, mentre quella superiore in laterizio, formata da quattro anelli divisi da cordoni mentre  nel  perimetro superiore  trovano spazio  finestre e  feritoie.

Dall’ ingresso  si accede , scendendo una scala, ai sotterranei mentre, dalla parte opposta,  attraversando uno stretto corridoio, al cortile d’onore.

Il sotterraneo presenta  una grande stanza con una volta a crociera sorretta da sei colonne, probabilmente utilizzata come scuderia. 

Dal  cortile si presentano la scala detta ‘a lumaca’,ideata da Martini per collegare i due piani, il cui appoggio è una  volta a botte di una grande cisterna  adibita alla raccolta delle acque piovane la loggia e le sale del piano terra e del piano nobile mentre sul retro della rampa si raggiunge  una piccola  stanza circolare che era un tempo  munita di due bocche da fuoco.

Al piano superiore ci si  immette nella loggetta, da cui si può godere della  particolare vista sull’acciottolato del cortile che porta disegni a forma di stelle e cerchi.

Le stanze del piano nobile erano adibite a stanze private  dove si ritrovano sale con volte a padiglione in cui spiccano  sui soffitti gli  stemmi degli Ubaldini e dei Montefeltro. Particolari sono invece le stanze della parte a sud, quelle costruite e vissute dalla famiglia Doria, con  soffitti a volte a vela e dove camini e gli stipiti delle porte recano l’ insegna dell’aquila, simbolo della famiglia.

Il piano nobile accoglie anche un piccolo teatro, un corridoio semicircolare che porta  numerose finestre e feritoie dominando l’abitato medievale

A metà del corridoio, si entra in una stanza,  probabilmente luogo del comandante della guardia. Attraverso le  finestre  questo  seguiva i traffici nella  vallata e impartiva  ordini alle guardie mediante un condotto  al centro della stanza, quasi un originale citofono.

La stanza, nel 1700, venne poi trasformata in studio da  Battelli, mentre in fondo al corridio si apre un grazioso giardino pensile.

 

 

LEGGENDE e….

 Il fantasma di Corrado Cariati si aggira tra le mura della Rocca, ucciso  dai Maltesta durante una festa a lui dedicata. Si narra che il suo corpo venne sepolto all’interno della rocca stessa e del suo fantasma si riconosce uno sguardo sereno anche se dall’aspetto deforme e per questo chiamato ‘Il gobbo’.

 

 

Nella notte del 26 agosto,  sotto l’arco della porta di entrata, si possono ascoltare delle voci confuse, dei bisbigli, dei respiri che diventano  grida , pianti disperati e terrorizzati e infine, il  rumore del crepitio di un incendio.

 Una fila di soldati e cavalieri emergere dal buio nel loro  ritornare alla rocca, tristemente,  un ritorno obbligato a causa di una antica  maledizione.

 

 

…VERITA’

Durante la Seconda Guerra Mondiale  Sassocorvaro ospitò  numerosi verranno capolavori d'arte mondiale, per cercare di sottrarli alla furia tedesca. Il fatto storico  rimarrà segreto fino al 1984 e grazie al faticoso ma impareggiabile lavoro del Professor Pasquale Rotondi, all'epoca Sovrintendente dei Beni Culturali a Urbino.

 

 

GPS: 43° 46' 50,90'' N

          12° 29' 45,45''  E

 

 -A 14 uscita Pesaro e si percorre la provinciale fogliense in direzione Arezzo.

 

 -Sosta: parcheggio di fronte a caserma dei vigili

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'