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Ricetto di Candelo

Ricetto di Candelo - Camperarcobaleno

La vita nel Medioevo

 

 

Il ricetto è una antica struttura fortificata all'interno di un paese in cui di solito venivano riposti i beni più preziosi per la comunità quali il cibo,il vino e le granaglie, beni indispensabili per la sopravvivenza del borgo.

Il ricetto inoltre veniva utilizzato dalla popolazione in caso di attacchi dei nemici e, in qualche caso, anche  quale luogo dove accogliere le persone malate in occasione di gravi epidemie.

In termini geografici, i Ricetti erano solito trovarsi nell’aria piemontese e lombarda oltre a quelli dell’Europa centrale. Oggi, in gran parte distrutti, quelli che rimangono sono stati rivalutati e degni di un’attrattiva non solo turistica ma culturale e storica, proprietari di una storia locale di alto valore sociale. 

Il termine "receptum" in lingua latina e nel latino medievale significa "rifugio" in alternativa al vocabolo "castrum" e "castellum" . Sarà il lessico notarile a mutare questo termine in "rezetum" o "reductum da cui, appunto ‘ricetto’ o ‘recetto’.

Di origine tardo medievale,quello di Candelo, vicinisimo alla città di Biella, è forse uno dei migliori conservati ad oggi ed è quello che più si è adattato a vari studi storici e sociali.

La particolarità di questo complesso è quella di essere stato edificato dai cittadini stessi di Candelo, voluto da questi e costruito in circa duecento edifici esattamente quante erano le famiglie del paese. Candelo è a tutti gli effetti sinonimo di libertà e di collettività contadina allo stesso tempo. E’ il risultato di un volere popolare unico nel suo genere perché non costruito per il signore del luogo, non difeso per le sue ricchezze e per la sua salvaguardia personale. Questo rifugio è stato fatto, mano dopo mano, dalle persone del luogo per salvare la libertà del singolo e della comunità. Lo si nota guardando le case,una vicino all’altra ma mai attaccate le une sulle altre, in procinto di stare vicino e unite, un atto di salvaguardia reciproca.

L’impianto urbanistico è quasi interamente cinto da mura difensive costruite con ciottoli di fiume  e posti a spina di pesce, con torri cilindriche agli angoli e a pianta pentagonale.

Il ricetto complessivamente occupa una superficie di circa  13.000 mq in una struttura architettonica praticamente intatta nella sua conservazione con una Rue (qui le vie sono definite ‘rue’) principale più larga rispetto alle altre in quanto luogo di passaggio di carri nei due sensi di marcia e altre rue più strette ad un solo senso. Una curiosità lega tra di loro le rue: qui queste non portano, come è nostra odierna usanza, nomi di persone illustri o fatti storici ma sono definite mediante una classificazione numerica e composte leggermente in pendenza per far meglio defluire le acque.

Piazza Castello è sicuramente il luogo centrale del borgo anche se, purtroppo, in parte demolito all’inizio del 1800 per la costruzione del moderno Municipio in stile neoclassico.

L’attuale piazza un tempo ospitava case e un fossato la cui funzione non era quella della raccolta dell’acqua ma semplicemente difensiva grazie alla presenza di grandi pali conficcati nel terreno e resi appuntiti, oltre a rovi e sterpaglie.

Oltre al fossato, di fronte alla torre-porta, era presente un'altra fortificazione, un "rivellino". L'unico accesso all'interno del ricetto era ed è la Torre-Porta,  una robusta costruzione in mattoni con la possibilità di accesso sia per i carri che per le persone, chiuso da un ponte levatoio manovrato da bolzoni, che s'incastravano nelle aperture murali. Alla sua destra, inoltre, si nota la presenza della torre angolare rotonda che presenta belle merlature a coda di rondine.

Varcato l’ingresso al Ricetto, ci si trova immersi davvero in un ambiente medievale,  in una piazzetta pavimentata con pietre tondeggianti e di fronte al Palazzo del Principe, la costruzione più importante, fatto costruire da Sebastiano Ferrero alla fine del sec. XV. Qui si trova anche la Sala Consigliare e delle Cerimonie, oggi luogo di mostre e sede dell’archivio storico.

Passeggiando lungo le rue del Ricetto si incontrano le case , la maggioranza di queste a due piani, con ballatoi in legno e scale esterne per accedere ai piani superiori delle case. Molte le entrate a volta nella parte inferiore delle case, luogo di rifugio per gli animali e di ricovero per attrezzi e carri.

Le case sono riunite in isolati a doppia manica e separate tra di loro da strette intercapedini. Molte sono le botteghe di artigiani che si aprono sulle rue, alcuni riportano antichi mestieri, altri compongono manufatti gentili e vivaci.

Alcune osterie portano il nome scritto su lastre appese a ganci e a lanterne mentre cascate di petunie e geranei rendono ancora più piacevole la passeggiata in questo luogo al di fuori del tempo.

Tra questi muri spessi in pietre e mattoni, sotto questi tetti dalle travi a vista, la vita è continuata nel suo fluire lento e costante, zoccoli di animali e di uomo hanno costantemente calpestato e modellato le antiche pietre di fiume delle rue, i profumi del mosto e del pane appena sfornato hanno invaso ogni angolo e ogni slargo, tra gli angoli delle case e i camminamenti di ronda.

Il tempo ha portavo via vite, sguardi, amori, morte come in qualsiasi angolo di mondo. Ma quando si varca la soglia di quella porta si entra davvero in un mondo e in una dimensione completamente diversa, un mondo antico si spalanca ai nostri occhi di moderni e tecnologici turisti. Un po’ come il vecchio film di Minelli ‘Brigadoon’…con l’augurio però che questo luogo non si dissolva nel nulla e che il sogno continui.

(A.L.)

 

 

 

 

 

 

RICETTO DI CANDELO-BIELLA

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'