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Reggio Emilia

Reggio Emilia - Camperarcobaleno

-Reggio Emilia oggi-

-Storia di una bandiera-

-il Museo del Tricolore-

-Area Sosta-


-Reggio Emilia oggi-


Il nostro viaggio alla scoperta di Reggio Emilia  parte da Piazza Cesare Battisti, fulcro della città.

E’ nota come “Piazza del Monte” per via del  Palazzo del Monte di Pietà su cui questa si affaccia, che fu l’antico Comune della città. L’edificio è contrassegnato dalla Torre, eretta nel 1216 e dotata nel 1400 di un orologio meccanico con statue lignee la cui opera è da retribuire ai Ranieri, autori di quello più famoso di San Marco a Venezia. 

Palazzo Bussetti  e Palazzo del Capitano del Popolo sono gli altri due importanti edifici che abbracciano la piazza anche se entrambi hanno subito diverse modifiche e ristrutturazioni non del tutto conformi agli originali. L’Albergo della Posta indica il luogo dove nel 1913 la locanda occupò le stanze di quello che era l’Ospizio del Cappello Rosso, anch’esso rifatto in forme neo-rinascimentali negli anni 20. 

Piazza Prampolini è il fulcro vitale della città, comunemente detta ‘Piazza Grande’ su cui si affacciano il Battistero, il Palazzo Vescovile, la Cattedrale, il Palazzo dei Canonici, il Palazzo del Comune con la nota Torre del Bordello dal nome del confinante edificio adibito nel  1440 a prostibolo, il Palazzo del Podestà, il Palzzo delle Notarie e il fronte principale del Palazzo del Monte di Pietà. 

Un bel  porticato detto il Broletto  collega “Piazza Grande” a  Piazza San Prospero, nota anche come  “Piazza Piccola” 

 Il portico risale alla fine del 1400 mentre la decorazione dell’accesso alla piazza, di gusto orientale, risale al 700.
Al termine del Broletto si apre la vista sulla  Basilica di San Prospero, dedicata al patrono della città con  l'imponente torre campanaria a pianta ottagonale. 

Tramite la stretta Via Prevostura si arriva a  Via San Carlo dove, sotto il porticato, appare un po’ nascosto   l’oratorio dei Santi Carlo e Agata,  ristrutturato nella seconda metà del Seicento. 

Sulla sinistra si trova  il Palazzo dei Mercanti del Panno risalente le alla fine del Quattrocento che fu la sede della corporazione fino al Settecento. 

L’imponente porticato è a quattro arcate, di cui una cieca, sorrette da colonne in cotto e il capitello del pilastro d’angolo, con teste  di montone. 

 Il palazzo si affacciava sul ramo principale del canale di Secchia, da cui traeva l’acqua necessaria per il lavaggio delle lane. 

Il percorso passa in Piazza Fontanesi  su cui si affacciano numerose botteghe di antiquariato. 

Anticamente il  canale del Guazzatoio che scorreva lì accanto consentiva la presenza di attività per la lavorazione della seta, per la concia delle pelli, per la fabbricazione di candele di sego. 

 L’omonima Via del Guazzatoio porta fino al “bastione”che rimane l’unica testimonianza delle mura duecentesche. 

 
Tornando a  Piazza Battisti  incontriamo  Palazzo Corbelli e  Palazzo Guicciardi, il cui interno è ricco di decorazioni  ottocentesche, come il soffitto con Apollo con il corteggio delle Ore e il Salone da Ballo con motivi di  colonnati e tendaggi,opera di Carnevali. 

Altri palazzi nobiliari degni di nota sono casa Fiordibelli-Boiardi risalente al 400 e Palazzo Fontanelli Sacrati con un bel cortile dall’’antico pozzo in marmo di Verona,  Palazzo Cassoli, poi Torello-Malaspina, con all’interno una  corte d’onore porticata su tre lati e con  pregevoli sculture. 

Conclude questa serie di palazzi di origini quattrocentesche l’importante Palazzo Ruini, di fronte alla chiesa di San Pietro. 


Degno di nota è Casa Venturi, dove si trova una collezione di dipinti che il fisico Giambattista tra il 700 e l’800 raccolse , quasi accanto a Casa Camellini, testimone del lavoro su tempera dei dipinti di Antonio Fontanesi, paesaggista riconosciuto a livello europeo. 

In Via dell’Aquila poi ritroviamo la Sinagoga braica costruita nel 1857 mentre Piazza Gioberti espone l’obelisco eretto nel  1843 in onore di Adelgonda di Baviera, moglie di Francesco V.  

 

 

 

Il Santuario della Basilica della Ghiara, tempo mariano, ci ricorda che in quel punto avvenne il miracolo di Marchino il quale, sordomuto, riacquistò la parola a seguito della visone della Madonna mentre di fronte si trova il Palazzo del Governatore, oggi sede della Prefettura.


 A Piazza Roversi incontriamo l’ Oratorio del SS Crocefisso, piazza conosciuta quale ‘Piazza del Cristo’ del 1761 mentre da Via Farini ritroviamo l’antico Convento dei Gesuiti ora sede della Biblioteca Panizzi. 

 

 

Da non perdere è il Teatro Municipale Valle accanto alla Banca d’Italia il cui palazzo venne costruito sulle rovine della Chiesa di san Giacomo, Piazza Cairoli con la Galleria Parmeggiani al palazzo a forma gotica-rinascimentale, Piazza della Vittoria e il suo Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale e il Monumento alla Resistenza del 1958. Infine Palazzo dei Musei Civici, già Palazzo dell’Imperatore trasformato in convento per la presenza della Chiesa di San Francesco.

(a cura di Stefania Grosso)

  

 

-Storia di una bandiera-

 

Reggio Emilia è forse una delle città italiane più legate simbolicamente al risorgimento e alla storia. Quello che viene definito da tutti ‘il tricolore’ nasce proprio qui, in questa cittadina ospitale, tranquilla e  laboriosa, tutta da visitare e da vivere.

Il 7 gennaio1797 il Parlamento della Repubblica Cispadana decreta ‘che si renda universale lo stendardo o bandiera cispadana di tre colori: verde, bianco e rosso e che questi tre colori si usino anche nella coccarda cispadana, la quale debba portarsi da tutti’.

Le numerose repubbliche di tendenze giacobine nate dagli antichi stati e attraversate dalle vittorie napoleoniche, avevano scelto bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni con varianti di colore ma comunque sempre ispirate al modello francese. Inoltre i vessilli reggimentali della Lombardia presentavano colori quali il bianco, il rosso e il verde che riprendevano, a loro volta,  i colori bianco dello stemma antico del comune di Milano, il verde le uniformi della guardia civica. Così quegli stessi colori vennero adottati negli stendardi della Legione italiana che raccoglieva i soldati dell’Emilia e della Romagna e forse fu proprio questa la ragione che spinse la repubblica cisalpina a porli nella propria bandiera.

Dopo il Congresso di Vienna la bandiera tricolore venne soffocata dalla Restaurazione, innalzata a simbolo di libertà nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella lotta del Fratelli Bandiera. Nel Canto degli Italiani Mameli scriveva nel 1847 ‘Raccolgaci un’unica bandiera…’. Il 23 Marzo 1848 Carlo Alberto annuncia la prima guerra d’indipendenza dove la bandiera del tricolore avrà sul bianco lo Scudo dei Savoia… Allo stemma della dinastia dei Savoia viene aggiunto un bordo in azzurro per evitare l’eventuale confusione con il bianco e il rosso delle due bande della bandiera e quella della croce e il campo dello scudo dei Savoia.

Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia con la bandiera della prima guerra d’indipendenza, anche se ,alcune volte nel corso della storia, si sono avuti vessilli di diversa foggia  rispetto all’originale.

Nel 1925 si delineò per legge il modello ufficiale della bandiera nazionale che allora aggiunse la corona reale.

 

La Costituzione, all’artico 12 così dispiega:

 

‘La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguale dimensione.’

 

 -Il Museo del Tricolore-

 

Nei locali adiacenti alla storica Sala dove il 7 gennaio 1797 è nata a Reggio Emilia la bandiera italiana vive oggi il Museo del Tricolore, uno spazio armonioso e preponderante dove si srotolano passo dopo passo i momenti più interessanti e significativi della storia italiana risorgimentale.

Lo spazio espositivo si dispiega in varie tappe, dalla Repubblica Reggiana a quella Cispadana, dalla Repubblica Cisalpina a quella della Restaurazione.
Attraverso immagini, stampe, dipinti, armi, cimeli e ricostruzioni di ambienti viviamo  le vicissitudini  politiche di Reggio Emilia dall’esordio nel 1796 della Repubblica Reggiana sino al  1814 , l’avvio  della Restaurazione  fino  al 1897, l’anno delle celebrazioni  del primo Centenario del Tricolore con il celebre discorso di Carducci.Vasta e ricca di spunti storici, ricordiamo e raccontiamo alcune immagini, forse quelle che in qulch modo ci hanno colpito di più o sono state impresse nella nostra memoria.
La parte dedicata alla Repubblica Reggiana ci offre il Proclama del Senato in cui questo assume il governo della città organizzandola guardia civica. Viene tolto lo stemma ducale da Palazzo del Comune e viene celebrata la Prima Festa Patriotica. (Reggio, 26 Agosto 1796)

 Di notevole bellezza è il progetto dell’innalzamento dell’albero della libertà, un acquarello del 1797 dai colori tenui e pastello. L’iscrizione riporta ‘Tremate o tiranni, tremate o perfidi, alla vista della sacra immagine della libertà’.  L’albero è innalzato la notte del 25 agosto

Come una vera lettera d’amore ci viene incontro le parole scritte di Ugo Foscolo, nostro più alto rappresentante del movimento romantico letterario italiano, che dedica la sua ode a Napoleone e ai cittadini reggiani, primi e veri italiani e liberi cittadini. ‘Alla Città di Reggio’ è datata 1797 

 L’ambientazione sulla Repubblica Cispadania ci accoglie con il Modello della Sala del Tricolore, costruito in legno policromo del 1773 e che ricorda che il 28 dicembre 1796 viene proclamata questa Repubblica, sedute tenute nel Palazzo Comunale mentre è simbolo la bandiera che nella seduta del 7 gennaio 1797  viene decretata  "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso". 

 Nasce il Tricolore a bande orizzontali e col turcasso; la faretra con le quattro frecce simboleggiano le quattro città federate.  

La sezione dedicata alla Repubblica Cisalpina offre al visitatore le splendide tele di Pietro Soliani simboleggianti la celebrazione avvenuta il 17 maggio 1801 per laLa pace di Lunéville, tra l'Imperatore di Germania e la Francia mentre il Giornale Reggiano e Decadario Francese per l’anno 1797 ricorda che tutti i cittadini hanno l’obbligo di portate la coccarda francese, coccarde che si possono ammirare nella teca, trovate cucite in questo almanacco in cui viene illustrato il nuovo calendario e la  "Dichiarazione dei diritti e dei doveri dell'uomo e del cittadino". 

Ultima tappa di questa storia affascinante la ritroviamo con la parte dedicata al periodo dalla repubblica alla restaurazione in cui si può ammirare la medaglia di Bonaparte quale Presidente della Repubblica Italiana come istituisce la Consulta del 26 gennaio 1802. 

Spicca per bellezza l’abito da cerimonia di Giovanni Paradisi, uomo di scienza che è stato uno dei protagonisti nella nascita della Repubblica Reggiana e quella Cispadana e per finire le chiavi in ottone della Città di Reggio risalenti all’inizio del 1800, chiavi offerte a Napoleone il 26 Giugno 1805 

 

 -Area Sosta-

Presso l'Ex Foro Boario, posteggio tranquillo, con possibilità di scarico.  servizio autobus per il centro

GPS   

 44.70’ 8,82’’ N
 10. 62’ 39’’    E

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

Chi abbandona un cane non è un camperista

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 13 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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