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Reggia di Valcasotto- Garessio

Reggia di Valcasotto- Garessio - Camperarcobaleno

GPS 44°  12'  22,10''  N

     08°  00 ' 55,19''  E

Uscita Austostradale  A6 Ceva

Apertura al Pubblico: chiusa per restauri

 

 

La Reggia di Valcasotto nasce nell'XI secolo quale Certosa  di Santa Maria, una tra le più antiche d'Italia che ospitò sino agli inizi del 1800, l’Ordine dei Certosini per poi divenire,  nel 1837, Residenza di Casa Savoia per circa soli 43 anni.

Quando i Savoia comperarono questo ampio luogo, ciò che restava dell'antica Certosa, venne intrapresa una importante opera di ricostruzione che non riguardava però il monastero; questo, già ampiamente provato da saccheggi e da distruzioni varie,  andò del tutto in rovina mentre venne rimesso a nuovo la parte della cappella e della foresteria. 

Re Carlo Alberto modifica la struttura per utilizzarla come Residenza Reale estiva; in realtà Carlo Alberto poco si vede vivere in questa residenza mentre è con Vittorio Emanuele II e i suoi cinque figli: Maria Clotilde, Umberto, Amedeo, Oddone e Maria Pia che questa reggia vede la presenza degli esponenti di Casa Savoia, soprattutto nelle lunghe estati.

Rimasti, giovanissimi, orfani di madre, i figli di Vittorio Emanuele II sono sotto la guida della primogenita Maria Clotilde.

Figura di grande dolcezza, a dodici anni, a causa del decesso della madre, ricaddero su di lei la responsabilità dell'educazione dei fratelli minori e quella di essere la prima donna di corte.

Grazie ai suoi numerosi scritti e diari, in lingua francese, ci arrivano notizie dettagliate e particolari sulla vita che svolgevano i regali in questa residenza che questa prediligeva in modo particolare tanto che qui venne celebrato il suo matrimonio con il principe Napoleone Gerolamo Bonaparte.

Passato in mano a vari proprietari e venendo anche utilizzato come base partigiana nel secondo conflitto mondiale, oggi è di proprietà della Regione Piemonte 

 

 

 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'