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Quasimodo racconta

Quasimodo racconta - Camperarcobaleno

Modica

 

 

 

La casa natale del Poeta, aperta ai visitatori dal 1996, si trova al primo piano di un gentilizio fabbricato di fine Ottocento nel cuore dell’antica Modica. Un groviglio di stradine, vicoli e salite fatte di scale interminabili, luoghi silenziosi e quasi grevi nei pomeriggi arsi dal sole cocente siciliano.

Modica, cittadina Patrimonio dell’Umanità, ha la parte più alta arroccata sulla roccia mentre la parte più bassa scivola verso la valle. Una cittadina storica dal sapore squisitamente tardo barocco dove i suoi tesori a cielo aperto (tra cui la famosa Chiesa di Santa Maria del Gesù del XV secolo) vale la pena conoscere.

Ci accompagnano in questa salita alcuni turisti al cui silenzio rispondono col silenzio loro o alcune frasi dette sotto voce, come se un suono più acuto potesse spezzare tanta quiete.

La palazzina, Casa Quasimodo, è deserta, il portone accostato trattiene la calura estiva ed entrare in esso, è un grande momento di refrigerio. Anche gli occhi, abituati ai colori abbacinanti del sole, trovano un po’ di quiete tra l’ombra fresca e ristoratrice. Poco alla volta l’aria ‘quasimodiana’ ci avvolge: il solo incontrare alcuni suoi libri con i tratti veloci della sua calligrafia, ci fa tornare alle sue liriche, ai suoi passi tante volte lette e studiate. Nell’ingresso ci sono i suoi libri, testimonianza attenta di uno spirito profondamente legato alla sua terra, chiamata da lui ‘impareggiabile’, ai suoi ricordi e alle sue radici storiche. La camera da letto,  racchiude alcuni pezzi di arredamento usati dal poeta nel suo periodo di vita a Milano e altri che sono sempre vissuti qui: la dormeuse, il letto in ferro battuto, la libreria, la sua scrivania. Sul vecchio comò un vecchio tombolo con i fili ancora appesi e arrotolati sui fuselli allineati, unico simbolo femminile della casa.

Segni tangibili di una vita trascorsa tra pagine bianche e inchiostri, l’ingresso in una vita ‘fatta di parole’ della sua vecchia macchina per scrivere ‘Olivetti’ insieme alle sue penne stilografiche, i quadri alle pareti insieme alle tende leggere mosse dal vento che entra in casa dalle finestre e dal terrazzo la cui visione sulla cittadina è davvero sorprendente.  

Il Palazzo della Cultura inoltre ospita 42 opere di artisti quali Manzù e Guttuso, oltre ad un disegno di Montale, conosciuto grazie a suo cognato, Elio Vittorini, al quale sarà sempre legato da una grande amicizia.

In questo riquadro sono visibili il frac del poeta indossato per la cerimonia per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1959 e la toga portata durante il conferimento della Laurea Honoris causa ad Oxford nel 1967, due anni prima della morte di questo grande uomo della cultura italiana.

 

 

 

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