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Quando il Viaggio Diventa Battaglia (terza parte)

Quando il Viaggio Diventa Battaglia (terza parte) - Camperarcobaleno

                             Il Cammino dei Crociati

 

Quando si medita riguardo le guerre di religione, il pensiero troppo spesso cade sulle figure enigmatiche che, dall’Oriente, si sono mosse negli ultimi anni per terrorizzare l’Occidente; li hanno chiamati musulmani, kamikaze; hanno dato inizio ad una campagna terrorizzata contro il mondo islamico nella sua totalità. 

Vale la pena oggi, tra di noi e senza alcuna pretesa se non la voglia di una comprensione più vasta, analizzare quando era il mondo cristiano ad armarsi e a partire verso le terre islamiche per combattere gli infedeli e riportare la Terra Santa in mano alla religione di Cristo. 

Le Crociate furono combattute tra l’XI ed il XIII secolo dopo Cristo sui terreni dell’Asia Minore e le coste del Mediterraneo orientale.  

Furono gli anni bui in cui la spinta religiosa portava masse d’uomini a partire alla volta di territori lontani, alla ricerca della vendetta e della prevaricazione, per punire altri uomini per aver seguito un credo diverso dal loro. 

Il viaggio portava nuovo sangue, sangue insensatamente versato nel nome di divinità e di desiderio di ricchezza e fama. 

Nel libro di Jan Guillou intitolato “Il Templare” viene raccontata la storia di un uomo, dalla sua infanzia alla sua maturità, che parte dal suo paese per intraprendere la battaglia contro le forze musulmane. Squisitamente avvolto in ali di fatata atmosfera nordica, il romanzo ci parla di quegli anni, quando l’intera Europa si mobilitò con ferri e cavalli. Quando “viaggio” significò odio verso un credo diverso, negli anni in cui le mosse belliche e politiche si facevano forti mostrando il vessillo di una religione negativamente ambigua a proposito di violenza e concordia tra popoli. 

Il viaggio ha incarnato tante sfumature dell’animo umano, e ancora oggi ci sono viaggi che alcune persone intraprendono con un orgoglio bellico tale da incontrare una morte violenta che viene ripresentata a tutti noi, ancora e ancora, come mitiche gesta d’eroi moderni. 

Pensiamoci. Varrebbe forse la pena di rendere il viaggio un punto d’incontro tra persone invece di continuare eternamente a lottare tra di noi per un ideale tenuto alto a forza di spago e parole vuote…?

(C.F.R.)

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'