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Puccini racconta

Puccini racconta - Camperarcobaleno

Torre del Lago 

 

 

La prima volta che approdammo a Torre del Lago era una giornata invernale e piena di vento. Passeggiammo a lungo vicino al lago guardando l’acqua incresparsi e il volo degli uccelli inquieto e faticoso per le fredde raffiche. Poche persone a passeggio, in quella strana giornata. Il nostro intento era principalmente quello di visitare la Casa Museo di Puccini ma poiché non avevamo programmato granchè di questa uscita, avevamo avuto la sorpresa di trovare la palazzina in via di restauro.

Così decidemmo di tornarci, quando la casa fosse stata riaperta al pubblico.

E così avvenne, in una bella giornata di metà ottobre, con un sole caldo ma non tirannico in cui un golfino nello zaino può anche essere utile.

Abbiamo preso il lungo e bellissimo viale di tigli costeggiando villette e case dall’aspetto curato sino al grande posteggio in Viale Puccini, situato di fronte alla sempre nascosta Villa Orlando.

Da qui si passeggia con grande facilità sino al lungo lago e principalmente alla Casa Museo Puccini.

La bella palazzina, oggi di proprietà dell’unica nipote di Puccini, è stata voluta così come appare oggi dal Maestro stesso che qui amava rifugiarsi. Dopo alcuni anni di affitti in varie casette, decide di far erigere questa casa di fronte al lago che lui amava così tanto e di vivere gli ultimi trent’anni della sua vita qui, lavorando con la sua musica.

La visita alla Casa Museo è composta e attenta, vi si può entrare in piccoli gruppi seguiti da autoguide, l’unica nota forse stonata in questo percorso romantico.

Si entra in silenzio, la casa impone un’ assenza di rumori quasi ossequiale, il Maestro desidera la tranquillità più assoluta perché sta componendo. Infatti questa sensazione che in qualche modo l’animo di Puccini aleggi nell’aria, si riscontra ovunque.

Nulla è cambiato, solo un salottino non esiste più perché oggi composto dalla Cappella dove Puccini riposa.

Passiamo attraverso il suo studio dove il pianoforte del maestro riposa mentre veniamo accompagnati dalle sue arie più belle, composte per la maggior parte qui, in questa casa.  

Tanti ritratti, tanti dipinti a lui dedicati, tante manifestazioni di stima sino alla maschera funebre, per un uomo che si è spento a Bruxelles, nel 1924 e non qui, come forse lui avrebbe desiderato.

 Animo irrequieto e creativo, solitario e nello stesso tempo bramoso di amici profondi, sono forse i suoi fucili da caccia e i trofei a manifestare la sua passione oltre la musica.

Le sue scarpe sono esposte al pubblico come se ci fosse ancora l’esigenza di comprendere un uomo  vivace, ‘che non stava mai fermo’ come ci spiegano, né con le gambe né con l’intelletto.

Ne ha fatta di strada, questo gentiluomo di fine ottocento,che nasce in una famiglia dove la Musica era la protagonista quotidiana di una famiglia non ricca ma prestigiosa.

Puccini, come il suo grande amico Mascagni,  fonda le sue opere nello stile del Verismo e accoglie in questa casa opere importanti di amici pittori che aderiscono al movimento dei macchiaioli.

 E poi, ma non per ultimo, la grande novità dell’auto, quasi futuristica, che diventa per lui fonte di vera passione, nei pneumatici esposti che ricordano un suo incidente.

 La casa di Puccini vive nel suo ricordo mediante tessere di un mosaico che, insieme, regalano al visitatore la conoscenza di un uomo ricco di passioni, di colori, di vita.

E’ una presenza che si sente perché la raccolta che qui si trova racconta, come del resto in tutte le case museo che ho visitato, di una figura particolarmente sensibile e acuta.

Poco meno di un’ora si passa in questa atmosfera retrò ed affascinante  e rimane nel cuore e negli occhi la bella sensazione di aver percorso un viaggio nel tempo insieme a uno dei compositori più amati della nostra storia musicale.

 

(A.L.)

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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