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Pirandello racconta

Pirandello racconta - Camperarcobaleno

Xaos

 

 

A pochi chilometri dalla Valle dei Templi, in una terra che entusiasma e fa sognare, ci ritroviamo dinanzi alla casa museo vissuta da  Luigi Pirandello

La “piccola città situata sul colle”, la “Girgenti” d’inizio novecento, divenuta oggi Agrigento ospita una costruzione rurale di fine ‘700 di proprietà, all’epoca della nascita del poeta, di alcuni parenti da parte materna.

La storia di questa casa attraversa un secolo, nata quale rifugio per scappare da una epidemia di colera,

Per uno spavento(…), mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove si era rifugiata.

e dove nasce Luigi, nel lontano  28 giugno 1867.

“Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna (…)

Qui vive il piccolo, in una campagna arsa dal sole, generosa di luce e di profumi, attorniata dai suoni magici di un antico mondo, crocevia di linguaggi e culture,offuscata da una bellezza rara, che solo qui si può incontrare.

Quella campagna, però, porta scritto l'appellativo di Lina, messo da mio padre in ricordo della prima figlia appena nata e che è maggiore di me di un anno; ma nessuno si è adattato al nuovo nome, e quella campagna continua, per i più, a chiamarsi Càvusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Xáos.” 

La casa, semplice e liscia, come liscia è questa terra è diventata nel tempo un luogo significativo non solo quale meta di studio e di comprensione dell’opera di questo drammaturgo, uno dei più grandi nello scenario della letteratura italiana, ma anche per coloro che da semplici turisti vogliono incontrare per un attimo questo luogo ancora oggi pieno di fascino e di ricordi.

Solitaria e altera, in mezzo alla campagna, su un altopiano macchiettato da ulivi e querce, a strapiombo sul mare, è rimasta tale e ancora, osservandola piano sotto quel sole cocente, riecheggiano le parole dello scrittore nella sua esatta fisionomia e sapore affettivo.

“Casa romita in mezzo alla natia campagna, te sempre vedo, sempre, da lontano se penso al punto in cui la vita mia s’aprì piccola al mondo immenso e vano / da qui – dico – da qui presi la via. (…)

 La casa museo è un continuo e ininterrotto viaggio tra fotografie, ritratti dello scrittore, locandine teatrali di anni diversi tra di loro (tra cui incontriamo quelle del Teatro di Genova con il suo vecchio logo), documenti, testi teatrali, frammenti di giornali, manoscritti, dediche, bozze e ricordi . L a tessera del partito fascista del 1936, la tessera della Reale Accademia d'Italia, il libretto universitario di Bonn del 1889.

Ci stupisce ‘la presenza’ sempre molto delicata e discreta di  Marta Abba, musa ispiratrice del poeta. Non ci è dato sapere di una loro storia d’amore, certo è che, leggendo le loro lettere, la sensazione di un grande legame viene fuori in maniera netta e decisa.

Un filmato ci racconta la sua vita e i momenti più noti della sua carriera, tra cui il Premi Nobel per la Letteratura e la sua morte.

Ne viene fuori il ritratto di un uomo schivo ma non per questo astioso nei confronti del mondo. Un uomo riflessivo, ponderante ed estremamente elegante nei modi e nei pensieri. ‘Un uomo d’altri tempi, affascinante nello sguardo ’: viene  definito così da una signora venuta accanto a me mentre lo osservava in una fotografia.

Le sue ceneri, conservate dentro un’urna, giacciono ai piedi dell’amato pino (la cui chioma fu irrimediabilmente danneggiata da un nubifragio nel 1997), raggiungibile attraverso un piccolo e suggestivo sentiero sulla destra della casa. All’ombra di quell’albero pluricentenario lo scrittore era solito sostare, per dipingere, per scrivere o semplicemente per immergersi nelle splendida visione del “mare africano” che da quel punto di può ammirare. 

 Da questo sentieruolo tra gli olivi, /di mentastro, di salvie profumato, / m’incamminai pe‘l mondo ignaro e franco. / E tanto e tanto o fiorellini schivi / tra l’erma siepe, tanto ho camminato / per ricondurmi a voi, deludo e stanco”.  

"… sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti dove nacqui".


La sua è una sepoltura semplice, una pietra della  Rupe Atenea  modellata dallo scultore Mazzacurati, tra i fiori più belli e più nobili, quelli di campo e delle  agavi, immersa nel sole di Sicilia.

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'