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Pascoli e Panzini raccontano

Pascoli e Panzini raccontano - Camperarcobaleno

San Mauro e Bellaria

 

 

Visitare insieme a Giovanni Pascoli la cittadina di San Mauro dove il poeta nacque  e visse la sua infanzia, è una grande emozione

San Mauro la si ritrova facilmente,  quando, desiderosi di vacanze, sole e mare della riviera adriatica, la si sfiora per raggiungere luoghi deliziosi quali Igea Maria, Bellaria e Rimini. Inconfondibilmente bella la sua costa, aggraziata nei modi , accogliente e avvolgente per quel turismo che oggi viene definito da i più ‘slow’ e come preferiamo noi, ‘costume, pareo e ciabattine’, raccoglie in sé non solo un nugolo di famiglie camperiste dal solo pensiero di riposo e divertimento ma anche tesori storici, artistici e letterari.. 

Ci inoltriamo nel quieto centro di San Mauro, anche se il calendario indica i primi giorni di settembre, il caldo è davvero poco tollerabile. Ma se le vacanze sul mare con il nostro camper sono quasi terminate, ci concediamo ‘una ultima pausa’ rilassante prima di immetterci  domani sull’autostrada e affrontare tali a Don Chisciotte il lungo rientro a casa. 

Il posteggio non è un problema, troviamo anche un posto all’ombra di un vecchio e imponente salice e a poca  distanza da Piazza Mazzini troviamo Casa Pascoli. Ritrovarlo tra quelle mura e dopo aver visitato la casa di Castelvecchio non quieta una forte  emozione . La casa, monumento nazionale dal 1924, venne danneggiata durante la seconda guerra mondiale mentre una lapide ci ricorda una delle sue più belle poesie, così avvolgenti da respirare ancora a pieni polmoni il dolce profumo di quelle rose… 

M'era la casa avanti  

tacita al vespro puro  

 tutta fiorita al muro  

 di rose rampicanti" 

 

Il silenzio della casa viene infranto dai nostri passi, le nostre voci rimangono basse quasi per non dare troppo disturbo a quegli oggetti, a quel luogo che sa ancora di tanto rammarico e sofferenza. 

La guida ci porta attraverso quelle sale, arredate con cura, dove si sente la presenza ancora forte della madre del poeta, la sua culla, alcuni mobili provenienti dal suo studio di Bologna e poi tante foto, scritti, appunti e scarabocchi. 

Chi volesse approfondire la conoscenza umana di Pascoli può trovare nel cimitero del paese il mausoleo della sua famiglia dove, ad eccezione di Giovanni, Mariù e Ida, riposano i suoi genitori.  

Ultima tappa prima di salutare definitivamente Pascoli è Villa Torlonia, antica azienda agricola in cui il padre di Giovanni lavorò per lunghi anni sino  alla sua scomparsa, narrata in tante sue poesie. 

Con  Myricae, prima raccolta di poesie,  viene trattato il tema della campagna colta in vari momenti specialmente quelli più tristi e melanconici, il ricordo di estati felici che annunciano l’inverno e quindi la morte. Al dolore di questa il poeta accoglie in sé il ricordo del padre, morto in circostanze misteriose: 

 

(…) 

O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, 

(…) 

O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa' cenno. Dio t'insegni, come 

(…) 



 

Da San Mauro riscendiamo verso la costa per approdare a Bellaria e visitare la  famosa Casa Rossa dove Panzini trascorse con la sua  famiglia molto periodi estivi,  diventando  luogo di incontro per gli amici e per letterati. Questa si erge  su una duna di sabbia, sola e trionfante e dalle cui  finestre un tempo venivano accolti  il mare e le colline .   Purtroppo ai limiti dei binari della ferrovia i cui treni le passano accanto quasi sfiorandola, ignari di un passato importantissimo e romantico, da qui il mare non si vede più, solo il Parco sempre ben tenuto è luogo di gioia e di verde mentre brutte costruzioni ‘moderne’ dal poco senso estetico le fanno da sfondo.  

 

Panzini e la sua famiglia , negli ultimi anni del 1800, affittano una piccola casa, non lontana dalla costa, dove poter  trascorrere le vacanze estive. Con poco denaro ma con il desiderio di vivere in questo luogo così tranquillo eppur affascinante, lo scrittore compera nel 1905 ,da Elisa Trenthardt Meyer, la villa che diventa subito luogo vitale e  privilegiato dove incontrare e scrivere sul mondo rurale romagnolo tanto a lui caro, quel mondo che oggi sembra così lontano, quasi irreale da portarci a leggere i suoi grandi scritti rimanendo entusiasti e affascinati per una realtà a noi troppo distante. 

  

La casa, detta ‘Il Palazzone’ scivola nell’oblio più assoluto per moltissimi anni, abbandonata ad un destino che la vede lacerarsi sotto il peso del tempo fino a che un radicale restauro la porta al suo antico splendore, riaprendo al pubblico e facendoci riscoprire e alle volte scoprire, il fascino non solo del luogo ma di Panzini stesso e delle sue opere. 

  

L’ingresso ci accoglie con quattro  vele ideate da Claudio Ballestracci  che riportano parole autografe,ricavate da’ Il  Padrone sono me’  il volto di uno scrittore considerato per troppo tempo ‘minore’,  un invito scritto sulla leggerezza del tessuto di vela  per tornare a respirare nell’aria nuova quella antica e per  prendere il vento verso il mare della memoria. C’è la sua  bicicletta,  l’austera Opel ,de La Lanterna di Diogene e delle gite in campagna,  la sala da pranzo e il soggiorno.


 

 Al piano superiore,  la stanza da letto con comodini armadio e alcune poltrone sono rimaste quelle originali, di un tempo vissuto mentre il  bagno, raffinato, rifatto.  Poi  lo studio  con la scrivania a cassetti e tanti manoscritti. Nomi importanti si alternano in quella stanza, su un leggio che mostra una lettera, uno scritto, un carteggio e una foto, quasi a significare non solo un rapporto tra illustri menti ma unione di pensieri e di amicizie. nomi e pensieri della letteratura del primo ‘900  quali  Sibilla Aleramo, Antonio Baldini, Emilio Cecchi, Giosue Carducci, Flippo De Pisis, Giovanni Pascoli, Marino Moretti, Ada Negri, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Matilde Serao, Renato Serra.  

Ritornano quasi cinquanta  faldoni ricolmi  di documenti, manoscritti di opere che sono state famose, schede per il Dizionario Moderno, lettere di amici e studiosi, la sua vita privata fatta di lettere d’amore a quella ragazza che divenne poi sua moglie…e dove non manca mai il riferimento a quella terra di romagna che tanto amava, lui nato a Senigallia, frequentata con passione insieme a  De Pisis o Moretti, facendoci comprendere la ricchezza di una terra che ha disegnato davvero nelle pagine della storia panorami unici dei primi decenni della nostra cultura letteraria. 

  

E poi l’attenzione cade inesorabilmente su un ritratto  di Renato Serra perché di lui non ci si dimenticasse (come se questo fosse un presagio), per lui che dopo poco trovò la morte al fronte. Era il 4 maggio 1915, San Vito al Tagliamento. 

Lo ricorda anche Sibilla Aleramo tramite una lettera inviata a Panzini nel luglio di quell’anno, scrivendo 

‘ Non lo conoscevo, ma gli volevo bene attraverso specialmente quel che lei me ne diceva…”.


 

L'arredamento  originale è quasi del tutto perduto, troppi mobili irrecuperabili, troppa polvere che, come comune denominatore, hanno sepolto l’uomo-scrittore e la sua casa-musa e consigliera.  

  

Un  mobile  pigramente si appoggia alla parete  sinistra nell’ingresso e  nasconde un  montacarichi per le vivande, fatte salire dalla cucina che si trovava nell'interrato e colpiscono i soffitti e le pareti della sala e degli altri ambienti dove sbalzano decorazioni "a secco" di sapore liberty , dove domina la scritta “Stracci” voluta dallo scrittore. 

  

Sul versante della  ferrovia un tempo vi era un  pozzo e proseguendo per un sentiero si arriva alla dependance della casa per gli ospiti detta “il pensatoio”.  

Un parco giardino con vegetazione mediterranea ospitava il podere con la casa colonica del mezzadro Finotti, la stalla del cavallo, la rimessa per il calesse 

  


Oggi Casa  Museo, sui quattro lati ha i resti di ceramiche incastonate che riportano con i titoli le principali opere dello scrittore e dove il Comune di Rimini ha lasciato queste parole: 

  

  

"Dal sole, dal mare, dal vento  

 ispirato  

Alfredo Panzini  

scrisse in questa casa  

pagine umane che il tempo  

 non disperderà". 

  

  

Riprendiamo il camper lasciando che la nostra mente metta insieme tutte quelle immagini ed  emozioni  che  ‘La Casa Rossa’ ci ha voluto regalare. Abbiamo solo un dubbio e senza avere la pretesa di poterlo svelare, ci chiediamo se vi è un senso al fattore storico di nascita che accomuna Pascoli a Panzini, il primo nato il 31 dicembre 1855 e l’altro il 31 dicembre 1863….  

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'