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Palazzina di Stupinigi-Nichelino

Palazzina di Stupinigi-Nichelino - Camperarcobaleno

GPS: 44° 59' 49,83''N

          7° 36' 23,87''E

Uscita autostradale: A6 uscita Carmagnola

Aperura al pubblico:

A pagamento

Accessibile ai disabili: in parte (no cucine in seminterrato)

 

 

 

La palazzina di caccia di Stupinigi, alle porte di Torino, nella sua magnificenza  presentava già in periodo medievale un piccolo castello, le cui tracce sono ancora oggi visibili.

Il lungo e maestoso viale, fiancheggiato da cascine e scuderie,  conduce da Torino a questa splendida residenza sormontata dalla statua del "Cervo" , un luogo davvero unico di una bellezza incomparabile, immersa in  un parco di oltre 150.000 mq.

Questa struttura difendeva l’antico abitato di Moncalieri ed era già allora un possedimento dei Savoia- Acaja, passato poi nel tempo in mano ai vari rami della casata sino a che a metà del ‘500 Emanuele Filiberto I detto Testa di Ferro ne rivendica l’intera proprietà  donando all’Ordine Mauriziano gran parte delle terre del castello e questo.

Ma poiché il Gran Maestro di quest’ordine era lui stesso, il castello continuò ad essere di loro proprietà…

E’ con Vittorio Amedeo II di Savoia che la palazzina viene modificata per renderla più consona ad un ambiente reale.

La progettazione viene affidata al grande Filippo Juvarra e la sua realizzazione termina nel 1731 sotto il regno di Carlo Emanuele III. La palazzina viene ampliata aggiungendo due ali ai lati della costruzione dove saranno poste poi scuderie, rimesse agricole , ricoveri e stalle.

Qui, il  12 aprile 1842 viene celebrato il matrimonio tra Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena.

 Ceduta al demanio statale nel 1919, nel 1925 viene restituita all'Ordine Mauriziano.

La bellezza di questi ambienti risaltano maggiormente nel cuore della palazzina:  il grande salone ovale da cui partono, per formare  una croce di Sant'Andrea, gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il Grande Salone con gli arredi in stile rococò, le sue preziose decorazioni, i suoi grandi lampadari e le sue finestre da cui la luce impetuosamente irrompe in esso, danno in modo inequivocabile l’idea di uno sfarzo non comune, un luogo quasi fiabesco. Nulla di meno è certo l’anticamera del Re e della Regina o la sala degli scuderia, esempi unici di un’architettura portata al massimo dello sfarzo dove si riscontra in modo inequivocabile la genialità e maestria di Filippo Juvarra.

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'