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Ovada

Ovada - Camperarcobaleno

Il profumo esuberante in un calice di Dolcetto

 

Dal latino Vadum, ossia  "guado", luogo di transito vicino alla  confluenza dello Stura nell’Orba, Ovada passò sotto la dominazione dei Malaspina, dei marchesi di Gavi e della potente Genova con i Doria e gli Spinola.

Sede importantissima per la lavorazione del baco da seta alla fine del 1700, fa dell’artigianato il principale sostentamento e crescita oltre alla coltivazione di vitigni da Dolcetto.

Il nucleo più antico della cittadina  ha un'impostazione propriamente ligure, arroccata attorno a un sistema difensivo, con  case dipinte e vicoli stretti che confluiscono nelle strade principali per formare una fitta rete di comunicazione urbana.

 

 -Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Datata fine del Quattrocento, venne usata quale caserma e magazzino nell’epoca napoleonica prima di subire un incendio che compromise parte della struttura. Di epoca originale  è l’altare di San Vincenzo Ferreri,  nella seconda campata destra, in marmo policromo e l’altare della Beata Vergine del Rosario del  1706.

La Chiesa inoltre ospita alcune casse processionali di Anton Maria Maragliano e dipinti di Luca Cambiaso.

-Loggia di San Sebastiano


Un tempo antica chiesa parrocchiale di Ovada datata prima del  1200, fu venduta e smembrata nel 1791.

Il campanile divenne una prigione,la navata centrale e quella di sinistra  trasformate nell’Oratorio di San Sebastiano, di proprietà della confraternita.

Nel corso dell’Ottocento l’oratorio venne trasformato nella Loggia di San Sebastiano, destinata al mercato coperto mentre oggi è luogo  per mostre d’arte ed eventi pubblici

-Parrocchiale di Nostra Signora 


I due campanili di questa chiesa, datata 1772, sovrastano la cittadina diventandone simbolo di questa.

Gli elementi architettonici sono di ispirazione tipicamente ligure, con decorazioni trompe-l’œil.

 

Se volete godere della cucina tipica di Ovada, vi consigliamo di accompagnare ogni piatto con un buon bicchiere di Docetto assaporando la Bagna Cauda o una buona fetta di torta alle nocciole.

 

Area sosta

Via A.Gramsci

GPS: 44° 38’ 25,11” N  9° 38’ 59,66” E

 Parcheggio libero

 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'