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Ossario Militare del Tonale

Ossario Militare del Tonale - Camperarcobaleno

Ricordando che la Guerra Bianca è passata anche da qui

 

 

In alcuni giorni di vacanza a Ponte di Legno abbiamo voluto, oltre a riposare, fare belle passeggiate e gustare ottimi piatti, visitare alcuni luoghi legati al ricordo della Prima Guerra Mondiale tra cui il Sacrario militare del Tonale e di altre due tappe importanti della nostra storia di cui tratteremo in due altri racconti.

Ponte di Legno è stata, nei miei anni di infanzia, una delle mete preferite per le vacanze estive della mia famiglia e il ritorno tra queste montagne è sempre piacevole e rilassante.

L’area sosta è bella, si trova sulla strada statale che poi conduce in pochi minuti al centro del paese. Immersa nel verde ha vicino un bel parco con i giochi per i bimbi, carico e scarico acque ed elettricità.

Le passeggiate sia verso le montagne e prati che in paese sono mete indiscutibilmente piacevoli in estate e rinomate in inverno.

 Ci mettiamo in cammino dopo aver fatto gli ultimi acquisti di formaggi, pane e qualche sacchetto di profumati biscotti da regalare all’anziana zia, dirigendoci verso il Passo del Tonale costeggiando splendidi prati, villette e non invadenti ‘casermoni’  in parte decorati in legno.

 La strada è piacevole, l’aria è fresca e il sole riscalda piacevolmente la nostra strada.

Non è possibile sbagliare, il Sacrario si trova a lato della strada principale e nonostante il periodo di vacanze, il  silenzio ‘buca le orecchie’ e il vento così pungente che viene naturale  raggomitolarsi subito tra le proprie braccia. Qui la bandiera ha rare volte momenti di tranquillità.

E’ un luogo, per chi vuole, di preghiera,di storia per altri. Ma qui la guerra è stata vissuta davvero e forse troppo spesso ce ne siamo dimenticati.

Il Sacrario ha una forma tondeggiante racchiusa da due ali di scale sorrette da strutture parallelepipoidale; le scale portano alla terrazza sovrastante dove si trova una statua in bronzo della Vittoria alata, il cui originale è posta nel Museo di Brescia, che danno una sorta di ritmicità e di plasticismo ad una costruzione molto pesante e a tratti lugubre.

Il suo interno accoglie il visitatore con uno spoglio e disadorno ingresso che immette alla sala dove le salme dei caduti, ignoti e conosciuti (ma che differenza fa?)  riposano.

Come per il Sacrario di Nervesa della Battaglia, i resti dei soldati provengono dai paesi limitrofi dove, all’inizio, per fretta e per dignità, avevano trovato luogo di sepoltura.

Su ogni loculo vengono indicati il nomi delle persone che qui giacciono, di quattro in quattro, per formare una sorta di abbraccio intorno all’Altare con le statue del Cristo e della Madonna.

Il luogo raccolto e quasi buio rende bene il contrasto con la luce abbacinante che penetra dall’esterno e il freddo pungente non mitiga la sensazione di paura e di dolore per quegli avvenimenti così devastanti.

La bellezza di questo luogo è data per la sua semplicità e per la dignità restituita a questi uomini che hanno perso la vita in giovane età. Un atto che deve andare al di là del tempo e delle date per capire, forse un giorno, quanto sia crudele e insensato l’odio umano verso se stesso e verso un suo simile, diverso, come diceva De Andrè, solo perché indossava una divisa di un altro colore.

Ritorniamo nella luce del giorno con poche parole da dire, le bandiere danzano nel vento del Passo del Tonale e la vita, inevitabilmente, scorre.

(A.L)

 

 

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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