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Museo Teatro La Scala- Milano

Museo Teatro La Scala- Milano - Camperarcobaleno

GPS: 45° 28' 02,27'' N

         9° 11' 22,80''  E

Indirizzo: Largo Ghiringhelli Piazza Scala- Milano

Ingresso a pagamento

Accessibile ai disabili:si

 

 

 

Il Museo La Scala di Milano è sicuramente uno dei musei più particolari sotto il profilo della storia della Musica italiana e della Lirica.

Aperto al pubblico, la sua visita non è destinata solo ad un pubblico settoriale ma è davvero un’esperienza unica che riesce sempre a emozionare e coinvolgere tutti coloro che apprezzano questo mondo. 

Situato naturalmente  nello stesso luogo del Teatro, il Museo lombardo ci accoglie dando luce a numerosi strumenti musicali, tra liti e lira sino ad uno splendido pezzo di fortepiano di proprietà, un tempo, di Giuseppe Verdi.

Il suo busto, poco lontano, sembra quasi farsi partecipe di tanta bellezza e rarità, come se volesse, per inciso, comunicarci a chi questo pezzo unico, appartenesse …

Solo il ritratto di Piermarini riesce a farci distogliere da tanta curiosità, un ritratto imponente che ci dona forse un po’ di inquietudine: la sua sobrietà ci ricorda quale importanza ha rivestito per questo architetto, la nascita su suo progetto di tanta maestosità.

Eppure questo uomo era ben conosciuto nell’ambiente, per la sua creatività ed innovazione, per le sue realizzazioni e modifiche  quali il Palazzo Belgioioso, Villa Reale di Monza, il cortile interno del Palazzo di Brera.

Tutte opere che lui ha saputo reinventare, tutte opere di un altissimo livello artistico.

Qui, nella progettazione de La Scala, Piermarini vuole modernità e funzionalità, tra cui sale da pranzo, sale da gioco e servizi igienici.

Ma la funzionalità irrompe sul palcoscenico: la sua struttura a ferro di cavallo dona all’acustica un nuovo suono.

Seguendo il divenire delle sale e dell’esposizione, ci viene incontro una spinetta del 1600 costruita da Onofrio Guarcino.

E’ anche questo uno strumento eccezionalmente bello, reso tale probabilmente per una mano femminile perché su di esso è raffigurato la figura di Giuditta con la testa di Oloferne, al cui seguito si trova un corteo di fanciulle.

Ed è la sala dedicata alla Commedia dell’Arte che irrompe dinanzi ai nostri occhi: il teatro drammatico tra il 500 e il 600 mostra le sue recitazioni, i suoi canti e le sue acrobazie. E’ come se, tramite le incisioni precise e nobili di Callot, la musica e la ritmicità scatenassero un lungo e continuo ballo fatto di colori e  suoni.

Quasi a far contrapposizione alla dolce tranquilla esposizione di porcellane con oggetto la teatralità e il teatro, opere provenienti da Capodimonte, da Meissen e Sèvres, un binomio di fantasia e realtà, tra suonatori con strumenti popolari e inusuali, tra la drammaticità della realtà e la fantasia del teatro.

E le collezioni di porcellane sono davvero uniche e tutte da sognare, una volta andati via da qui.

Il Teatro lirico e il teatro in generale vanta sempre la presenza dell’universo femminile, un binomio indiscindibile e le loro figure, le loro immagin,i sono sempre accompagnate dal timbro indelebile della loro voce. 

Con elegantissimi vestiti ci vengono incontro Isabella Colbran, Maria Malibran  e Giuditta Negri Pasta: un universo femminile tutto da ricordare e da continuare ad apprezzare.

Ma così come queste ‘Prime Donne’ ci ricordano la magnificenza e l’importanza del canto, nella sala detta ‘quadreria’ ritroviamo Margherita Barezzi e Giuseppina Strepponi, moglie di Giuseppe Verdi.

Di Giuseppina Strepponi ancora ci lega la sua storia, il suo amore per Verdi e la sua grande affinità con questo grande compositore.

Tra i vari ricordi che aleggiano in questa stanza e ritratti verdiani che occupano gran parte di una splendida parete, quella dell’impresario Merelli, colui che diede ad un giovane Verdi il libretto e l’occasione per rappresentare a La Scala ‘Il Nabucco’, insieme alla spienetta che Antonio Barezzi, padre della prima moglie di Verdi, gli regalò nel 1832.

 Il ritratto del Maestro lo vede giovane, con lo sguarso un po’ sempre accigliato, come sempre lo riconosciamo, un legame di grande amore e di grande risentimento, quello tra lui e il Teatro la Scala, un amore portato avanti sino alla fine con le sue opere: Simon Boccanegra, Otello e Falstaff.

Le teche  in questa sala sono contenitori di memorie, oggetti, reliquie di ricordi  intimi, di vite sofferte ed amate, cantate, idolatrate e odiate.

Pezzi minuscoli, ritratti e oggetti di scena o il singolare ciuffo di capelli di Mozart.

E tra queste ancora vetrine con la maschera funeraria e la mano destra di Verdi, calamai, portaposta su una cartella- scrittoio, un dizionario, oggetti appartenuti al Maestro e ritrovati una camera d’albergo.

Lasciata la parte dell’800, arriviamo nella sala del nuovo secolo che parte inesorabilmente dalle ultime ore di vita di Verdi per poi incontrare Arturo Toscanini, riformatore e riorganizzatore del Teatro ricordando, tra gli altri, la voce e la personalità di  Maria Callas. 

alendo al secondo piano del Museo ci si ritrova  indietro nel tempo.

E’ la Sala delle scenografie e delle Memorie Storiche del Teatro che ci appare: tra bozzetti, disegni, incisioni, un bozzetto in terracotta, comprendiamo la storia di questoTeatro sino all’ultima sala dove conosciamo il pianoforte di Franz Liszt, che suonò alla Scala nel 1838.

E i libri appartenuti e donati alla Biblioteca  del Museo da parte di Renato Simoni, pezzi che sono valutabili in circa 37.000 tra libri e manoscritti e che sono, ancora oggi, ricordi preziosi di questa biblioteca che vanta il nome di Livia Simoni.

Insomma, un modo diverso per conoscere non solo la storia e la tradizione lirica e teatrale italiana, ma una bella scoperta culturale che certo giova al proprio animo e alla propria conoscenza.

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'