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Museo Stibbert-Firenze

Museo Stibbert-Firenze - Camperarcobaleno

GPS: 43° 47' 33,79''N

           11° 15' 18.52''E

Indirizzo:Via Stibbert, 26 Firenze

Ingresso a pagamento

Accessibile ai disabili: solo in parte

 

 

 

 

Nella cornice di una delle città  più belle al mondo dove il trionfo dell’arte e della storia, non solo nazionale, la si vive ad ogni angolo di strada, dove le opere e l’ingegno umano non rimangono intrappolati tra le maestose mura dei palazzi antichi e nobili, raccontiamo un museo particolare e tanto voluto dal suo ideatore.

A ridosso di una Firenze invasa ogni giorno da migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo, ci si trova dinanzi alla casa dove visse, con la sua famiglia d’origine,  Frederick Stibbert e dove volle che nascesse e vivesse la sua opera, il suo museo.

La villa è nel più classico stile ottocentesco frutto di un lavoro compiuto tra alcuni dei più importanti artisti fiorentini dell'epoca,  l'architetto Giuseppe Poggi, i Gaetano Bianchi e Annibale Gatti che composero numerosi affreschi, e lo scultore Augusto Passaglia.

La villa che si presenta dinanzi agli occhi del visitatore è solo una parte di quella tenuta familiare che negli anni venne ingrandita dallo stesso Frederick il quale necessitava di più spazio per poter allestire, passo dopo passo, quello che ben presto negli anni diventò la realizzazione del suo sogno: il Museo del Costume.

Siamo a cavallo della metà del 1800, Firenze diventa il luogo simbolo della borghesia inglese, coloro che vogliono far parte di una certa cerchia di conoscenze altolocate non può non fare almeno un viaggio in Italia e soprattutto nella rinomata Firenze. Qui si respira l’aria che ben ci ha descritto Forster nei suoi romanzi, tra una cultura comprata grazie ad un immancabile Baedeker e la scoperta di ‘nuove visioni’ umane.

Di origine inglese, il giovane Frederick Stibbert venne educato alla cultura inglese ma sentì profondamente questa casa e questo luogo, quale suo vero luogo di vita.

Grazie ad una notevole ricchezza ottenuta da affari economici familiari in India, Frederick ereditò una vera e propria ‘fortuna’ e per questo cominciò a fare investimenti nei vari mercati antiquari in tutta Europa.

La sua ricerca prevedeva costumi, quadri, arazzi, e oggetti di arredamento ma sono certo le armature e le armi la raccolta più significativa e preponderante dell’intera collezione allestita nelle varie sale della Villa, tanto che lo stesso ideatore necessitò l’acquisto di una villetta adiacente a quella familiare, collegate tra loro poi con la costruzione di una grande sala, per poter collocare tutti i pezzi della raccolta.

Armature e armi sono databili tra il 1500 e il 1700 ma non mancano pezzi rari risalenti al 1300 di fattura francese, tedesca ed italiane senza nulla togliere alla notevole collezione di armi islamiche, provenienti dal Vicino e dal Medio Oriente.

Inoltre vi sono ampi spazi dedicati all’armeria giapponese con molteplici katana i cui foderi sono magnificamente cesellati e armature che furono create per gli ultimi samurai

Ben più gradite dalle signore, è la collezione di porcellane e ceramiche, splendide raccolte tra cui spicca un Ginori risalente alla metà del 1700 e quella degli abiti dove spicca il famoso abito indossato da Napoleone nel giorno della sua incoronazione al regno dove il verde è il simbolo dell'Italia e dovei palme, spighe, api e la’ N ‘ sono caratteristici della simbologia napoleonica.

 Un ampio parco cinge la villa, un tempo giardino all’italiana, dove si incontrano grotte e giochi d’acqua, un tempietto ellenistico che si ispira all’esempio classico con cupola ricoperta da piastrelle in maiolica e il più famoso tempietto egizio, così i voga in quel periodo storico da dover, ad ogni costo, voler edificare una costruzione nel nome delle scoperte (o ruberie) di quell’antica civiltà.

Si incontra poi l’edificio acquistato, come prima menzionato, per rendere più grande l’intero possedimento: una scuderia. Questo in realtà era in principio un luogo dove soggiornò Rossini e qui venne posta, dopo innumerevoli critiche alla nuova sistemazione della struttura in ‘stalla per cavalli’ , una lapide in suo ricordo.

 Il parco all'inglese è di gradevole passeggiata, tra le numerose statue in terracotta e tra vialetti che si inoltrano nella boscaglia, con arredi e angoli di riposo. Qui si incontrano pini, lecci, ippocastani, tigli e cipressi.

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'