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Museo Pellizza, Volpedo

Museo Pellizza, Volpedo - Camperarcobaleno

GPS: 44° 53' 29.00" N

          8° 58' 54,82" E

Indirizzo: Via Rosano, Volpedo (Al)

Ingresso a pagamento

Accessibile ai disabili: si

 

Andiamo a Volpedo, una semplice ma bellissima cittadina in provincia di Alessandria.

 Volpedo è terra contadina e tranquilla, i campi arati e coltivati ci accompagnano lungo la strada verso il borgo, tra coltivazioni interminabili di pesche.

Anche l’aria calda che qui si respira in questa giornata di settembre è intrisa del profumo delle pesche mature lasciate nei campi, i lunghi filari di vite, composti e ancora ricolmi di foglie che stanno per diventare color oro ci ricordano i quadri di Pellizza.

Siamo infatti qui per incontrare uno dei maggiori esponenti pittorici dell’800 del divisionismo italiano. Siamo qui per conoscere la terra di Pellizza, la sua cittadina e poi, naturalmente, questo uomo e studioso.

Il borgo vecchio è attorniato da mura che circa dieci anni fa sono state, con contributi europei ed italiani, ristrutturate in maniera sapiente e ora si mostrano nella loro infinita bellezza.

A Volpedo c’è un area camper gratuita e aperta tutto l’anno adiacente al campo di calcio. E’ un po’ fuori al paese, circa 10 minuti di cammino, e vicino a capannoni. Dispone di scarico e carico gratuito ma non offre nessun altro servizio. Un po’ poco curata, basterebbe un po’ più di attenzione verso coloro che vogliono scoprire un territorio così bello.

 

Ci inoltriamo nel paese tramite Via Pelizza e subito riconosciamo, in fondo alla strada, la Casa Comunale.

 

Non c’è molta gente nelle vie ciottolate del paese, qualche signora ha appena fatto spese in una bottega e da quell’uscio esce un profumo di pane, di frutta, di spezie. L’accento piemontese è delizioso e invitante al dialogo, qui si intrecciano intercalari che vanno dal genovese al lombardo.

La piazza principale è vuota oggi ma al sabato c’è il brusio del mercato settimanale coperto dove si vendono anche squisite tome e vini della zona.

Da qui si imbocca, alla sinistra, la strada pedonale che porta alla Piazzetta detta del Quarto Grado che ispirò il Maestro nella sua opera più conosciuta.

Dove c’è il lampione un tempo il Maestro posizionava il suo cavalletto e lì dipinse quadri quali ‘Fiumana’ e ‘Il Cammino dei Lavoratori’.

Le indicazioni stradali poi ci aiutano ad incontrare la bella Pieve romanica rimaneggiata nel 15mo secolo il cui interno racchiude splendidi tesori pittorici, tra cui l’abside il Cristo onnipotente e un altare ligneo ai cui lati, un tempo, erano poste due statue.

 

La nostra passeggiata continua alla ricerca di una  fontana storica dedicata a San Giovanni Costa;  la leggenda vuole che fu Giovannino a far scaturire l’acqua in un periodo siccitoso.

 

Ancora una rarità da incontrare prima di addentarci nel Museo Pellizza: l’antica fontana del castello che ancora può essere manovrata e da cui esce acqua fresca e ristoratrice.  Mediante una manovella, la cui ruota è stata protetta da una schermata trasparente ma che protegge questa dalle intemperie e dal tempo, l’acqua esce da una bocchetta antica.

 

Ora non ci resta che fare visita allo studio del pittore.

Un tempo questa casa era una cascina e la stanza dove oggi ospita il Museo,venne da lui ristrutturata per farla diventare il suo atelier.

Poiché Pellizza trascorse un lungo periodo di studio in Francia e vedendo molti suoi colleghi artisti che avevano un loro luogo per creare le loro opere, al ritorno a Volpedo il giovane Giuseppe pensò di crearsi questo spazio.

La porta da cui ci introduce era un tempo una grande finestra; questa venne costruita nel  1940 quando le figlie donarono al comune  questo spazio, ora di memoria storica,  che da verso Via Rosano.

Sempre dalla Francia il giovane artista notò che gli studi dei pittori  da lui frequentati avevano muri scuri e questo perché la luce del sole non potesse intaccare la reale luminosità dei colori che si apprestavano a usare nelle loro opere pittoriche e la sola luce adatta proveniva da lucernai. Per questo motivo anche il suo studio venne attrezzato di un lucernaio, come lui voleva.

Sulle pareti ricolme di opere, di bozzetti e di immagini familiari, spicca per importanza quello di una ragazza che gli faceva da modella e che, a 17 anni, divenne sua sposa. La stessa donna venne ripresa poi nel quadro ‘Il Quarto Potere’, una figura tra le tre principali che spiccano sulla tela, oggi conservata al Museo di Milano, con in braccio un bambino.

Dopo un ritratto di sua madre e di suo padre. Della figura femminile spicca la collana d’oro indossata dalla donna, in un abito scuro, lungo e semplice. Il ritratto del padre venne iniziato a mezzo busto ma questa idea fu bocciata dalla madre di Giuseppe la quale era del parere che sminuisse il ruolo paterno. Per questo lei cucì, al di sotto del braccio dipinto, un’altra tela e Giuseppe continuò l’opera ponendo un tratto distintivo di cultura: un giornale nella mano.

Giuseppe aveva una sorella ma questa morì durante il soggiorno francese. Per questo motivo il ritratto di questa è rimasto incompleto.

Si trovano qui inoltre molte opere prime fatte nel periodo di studi  all’accademia e non viene detta una menzogna se Pellizza viene considerato un pittore che ‘copiava’ dal vivo. In effetti il Maestro prese sempre spunto dalla sua cittadina per compiere opere che sarebbero poi rimaste nel tempo e anche le persone dipinte erano davvero contadini o braccianti che appartenevano al suo mondo.

Nelle vie della cittadina si trovano le copie dei suoi quadri e non è per niente insolito che le vie di questa siano intitolate alle sue opere.

Giuseppe Pellizza volle a tutti costi vivere e lavorare come artista nella sua città e nel suo ambito naturale; ha accettato che le sue opere venissero esposte in città quali Milano, Torino, Genova ma alla condizione che mai, i ritratti di sua madre e di suo padre, potessero lasciare quella stanza, oggi Museo.

 

Amava il suo lavoro ma amava le sue opere ed è in una velina in particolare che si sente questo suo amore. E’ una velina postuma, fatta cioè dopo che il quadro originale fosse stato venduto. E’ quella del fienile, una velina che riprende i tratti essenziali ma caratteristici di quel momento da lui fotografato su tela.

Giuseppe morirà presto, giovane e forse con ancora molto da esprimere e da comunicare. Qui rimangono i suoi colori, i suoi affanni e i suoi studi.

Un ragazzo che da un piccolo borgo alessandrino, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte del secolo scorso.

Chissà, si chiede qualcuno, se avesse avuto la possibilità di vivere, se sarebbe diventato un esponente del futurismo italiano, un Marinetti o un Balla.

Torniamo al camper con il cuore ancora pieno di colori ed emozioni che questo Artista comunica ancora con il suo impegno e amore.

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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