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Museo delle Statue Stele- Piagnaro

Museo delle Statue Stele- Piagnaro - Camperarcobaleno

GPS: 44° 22' 48,31" N

          9° 52' 53,33" E

Indirizzo: Castello del Piagnaro, Pontremoli (Ms)

Ingresso a Pagamento

Accessibile ai disabili: si

 

 

 

Mi sono appassionata alle Statue Stele quando scoprii la ricchezza della Lunigiana, qualche anno fa. La Lunigiana non è una terra facile e inoltrarsi in essa significa vivere a ritroso nel tempo, dove agi e clamori sono ancora oggi molto lontani. Nello scoprire pietre antiche e storie che si perdono negli anfratti più bui e umidi di questa zona, ho scoperto quanti passi abbiano solcato questa terra, sin dall’antichità. Le Statue Stele sono, secondo me, il primo tassello di storia di questa terra, a cavallo tra liguria e toscana, tra mare e appennini.

Non facile, ho scritto, ricordando strade strette e poco agevoli per il mio camper, per raggiungere luoghi che per secoli sono stati invalicabili, per salvaguardare completamente la memoria storica, in un silenzio quasi irreale che mi accompagna da quando, uscendo dall’autostrada, ultimo contatto moderno, mi inoltro in un mondo che in parecchi angoli mi ricorda ‘Il Nome della Rosa’ di Annoud.

L’incontro e la conoscenza del Museo delle Statue Stele è stato davvero occasionale, lo ammetto, ma pieno di fascino e di arricchimento personale.

Da poco tempo il Museo è stato riaperto al pubblico nel Castello di Piagnaro, antica roccaforte di Pontremoli, dopo lavori di restauro e di ammodernamento necessari per rendere il luogo ancora più affascinante, elegante ed essenziale per esaltare ancora di più queste meravigliose testimonianze culturali e storiche.

Il Museo ospita e raccoglie la storia delle Statue Stele, rinvenute nel territorio della Lunigiana nel corso di diversi anni  portando con sé la testimonianza remota, scolpita nella pietra, di coloro che qui vissero.

Il lavoro minuzioso che volle di Ambrosi fu quello di catalogare questi reperti in tre grandi sezioni: A, B, C in cui viene identificata la maggiore o minore raffigurazione del soggetto e quindi una più specifica identificazione temporale.

Sono figure umane, maschili e femminili,rappresentazione di popolazioni di cui poco ancora oggi sappiamo, sicuramente vissute tra  l'età del rame e l'età del ferro, rappresentate con ‘buffi’ cappelli e dai volti a ‘U’, identificabili quelle maschili dall’incisione nella pietra di oggetti di guerra o di caccia e da tondeggianti seni e collane, quelle femminili.

Tutte le statue stele sono realizzate in arenaria, una pietra compatta dell'oligocene superiore; pietra ‘comune’ nella zona ligure e nella valle del Magra.

Le pietre, ci spiegano accuratamente, venivano scelte, scolpite in forma geometrica e lavorate su tutta la loro superficie. Nel momento in cui vi era impressa l’immagine voluta si passava al bassorilievo abbassando cioè tutta la superficie conservando integra la parte scolpita.

Questi lavori di incisione venivano probabilmente realizzati grazie a trapani in pietra e lame in selce ma il significato della loro realizzazione rimane ad oggi ancora nell’ombra così come le notizie certe sulla civiltà che le ha prodotte.

Certamente le Statue Stele lunigiane non sono le uniche testimonianze artistiche, culturali e religiose dei popoli succeduti nelle varie ere storiche e per questo c’è e c’è stato un lungo studio di comparazione con altri reperti ritrovati in altre zone geografiche ma non questo non significa che tali opere siano il risultato di una stessa o sola idea. La propensione è quella di identificare le opere quali monumenti funerari o quali divinità o, ancora, ricordo di persone importanti o simboli posti a protezione dei villaggi.

La terra di Lunigiana, nome derivante dalla città di Luni, ha racchiuso queste opere in varie zone: alcune a Pontevecchio, altre nella Selva di Feletto, a Malgrate a Minucciano, a Canossa. La più eclatante è quella di Zignago del 1827 che riportava caratteri etruschi e quelle rinvenute nell’arsenale militare di Spezia.

Zone tra di loro quasi in antitesi che vanno dal mare sino ad un’altitudine di circa 800 metri; forse luoghi di passaggio o di comunicazione con altre genti, luoghi di confine o valichi, zone più assolate o lungo corsi d’acqua o, ancora, zone di caccia.

La bellezza del luogo che emana il Castello di Piagnaro nel conservare e custodire queste opere d’arte e sociologiche, nella sua così leggera scenografia, fa di questo luogo un Museo unico al Mondo che merita la sua valorizzazione non per se stesso ma per tutti coloro che hanno interesse e passione, curiosità e rispetto nell’osservare e studiare una storia che ci appartiene e che può aiutare nella comprensione dell’evoluzione sociale e intellettiva degli esseri umani.

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'