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Museo della Pipa-Villa Vitali-Fermo

Museo della Pipa-Villa Vitali-Fermo - Camperarcobaleno

GPS: 43° 09' 55,77'' N

        13° 43' 27,15'' E

Indirizzo: Viale Trento, 29 Fermo

Ingresso: a pagamento

Accessibile ai disabili:si

 

Lasciamo per un giorno la roboante estate adriatica fatta di colori, di suoni di immagini e di profumi per immergerci in un luogo esattamente all’opposto della sua costa. Tranquilla, quasi silenziosa, immersa nella sua ricchissima storia e nella sua straordinaria bellezza, attorniata da una campagna produttiva e vivace incontriamo l’antica città di Fermo, colonia romana.

La lunga e piacevole strada che dal mare di Porto San Giorgio ci porta verso l’interno è costellata da panorami naturali di grande effetto: campi arati e coltivati, giardini curatissimi e distese immense di girasoli che sembrano accompagnarci verso quella che è la nostra meta, Villa Vitali. Percorriamo la strada provinciale ‘fuori dalle mura della città’ e arrivati al campo sportivo, dove la larga strada si restringe un po’, troviamo alla nostra sinistra il palazzo che ospita il Museo mentre col camper ci inoltriamo nella strada posta di fronte ad esso, Via Cimarosa, scegliendo un comodissimo posteggio tranquillo, dove la nostra Lyla potrà rallegrarsi per un pisolino all’ombra.

Villa Vitali venne costruita nel XIX secolo e ospita oggi i Musei Scientifici tra cui la sala delle Meteorite, il Museo Ornitologico e quello Polare Etnografico, di grande valore e meritevoli di una grande visita.

Oggi però vogliamo soffermarci a raccontare, per i nostri itinerari dedicati ai Musei ’un po’ stravaganti e un po’ pettegoli’ il Museo della Pipa, tanto affascinate quanto romantico, in questo ambiente di rara eleganza e cultura.

Inaugurato poco meno di dieci anni fa, il museo accoglie pipe per il fumo provenienti da collezioni private italiane e straniere la cui storia di interseca con personaggi famosi della nostra storia tra cui Garibaldi e Pertini e altri meno noti ma tutti uguali nell’austero fascino che questi oggetti emanano.

Dal legno delle canne di marasca, albero della famiglia del Ciliegio alla terracotta,alla schiuma, minerale che si trova in Turchia composto da silicato idrato di magnesio, dall’olivo marino al montanaro ginepro sino alla quercia, dal semplice melo alla sempre vezzosa rosa sino alla radica, radice dell’erica arborea, la pipa rientra a pieno titolo in quell’affascinante mondo che è da considerarsi una vera e propria arte, con impronte remote nel passato ed emblema del fascino maschile più intrigante.

La lunga storia del fumo della pipa vede materiali tra i più diversi tra loro, bambù, corno, argilla e avorio, persino i gusci di tartarughe, secondo i luoghi della terra, secondo la propria cultura, diventando così patrimonio mondiale che è andato sempre di pari passo con la storia umana, non più quale e solo oggetto di piacere ma vero e proprio mezzo di comunicazione tra i popoli,infrangendo anche i limiti tra la realtà storica e quella fantastica.

 Così da sempre la pipa accompagna e riporta ai racconti degli antichi Indiani d’America,  nelle cruente battaglie piratesche sui mari, compagna fidata nelle lunghe notti sui mondi delle battaglie partigiane o semplicemente, tra le dita di un giornalista o di un sindacalista dei nostri tempi insieme a quelle di un semplice nonno.

 Ma le belle teche raccolgono anche storie inusuali di un passato estetico rilevante, giochi di disegni e di immagini si muovono nell’aria raccontando storie fatte di buffi volti, arcigni diavoli o la morte stessa, rappresentazioni vegetali e animali dal vago sapore salgariano a quello più sensuale dei volti di dame o sirene venute dall’acqua mentre la stupefacente pipa con coperto a ghiera in argento dell’eroe dei due mondi ci appare nella sua bellezza, ancora molto attuale e moderna , tra scatoline preziose e bocchini, contenitori quotidiani di tabacco e astucci flessuosi e gelosi del proprio contenuto, anche sociale.

Le loro provenienze parlano di Europa ma parlano anche le lingue più lontane dalla nostra, angoli di mondi asiatici ed americani, dei luoghi precolombiani a quelle più vicine a noi, di Bassano.

 Insomma, un mondo vario e completo che non si limita ad una effimera scia di oggetti da fumo ma una vera e propria storia, tutta da ascoltare dove l’uomo e il suo umano sbalza fuori da ogni teca, per parlarci ancora una volta di un grande ingegno e un grande mezzo che ha permesso, nel lungo viale del tempo, la relazione e la comunicazione tra gli uomini stessi.

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'