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Museo della Moda e delle Arti Applicate- Gorizia

Museo della Moda e delle Arti Applicate- Gorizia - Camperarcobaleno

GPS: 45° 56' 34,20'' N

        13° 37' 41, 57'' E

Indirizzo: Borgo Castello, 13 Gorizia

Ingresso a pagamento

 Accessibile ai disabili:no

 

Il viaggio odierno ci porta nella Città di Gorizia e più precisamente al Museo della Moda e delle Arti Applicate.

Inaugurato nel 1999, questo è un Museo unico e affascinate che ci guida alla storia e alla filosofia del vestire, situato a Borgo Castello, immerso nel suggestivo scenario di case cinquecentesche ai piedi del medievale castello.
Le collezioni descrivono le preziose  lavorazioni artigiane legate all’abbigliamento tra il 700 e l’800, la produzione e la tessitura della seta,la stampa sul tessuto, la lavorazione del merletto oltre alla confezione di tutto ciò che naturalmente rotea intorno ad un capo di vestiario, dalla calzatura alla pelletteria sino ai cappelli.
Territorio storicamente legato alle vicissitudini austriache, il percorso museale si articola in un vero e proprio percorso cittadino che rispecchia un’epoca di fine ottocento, tra vetrine di negozi dalle tipiche cornici in legno, ancora oggi presenti in quelli antichi ma vivi di Trieste o di quelle città  dove l’impronta del potere asburgico ancora aleggia nell’aria.
Questi offrono l’atmosfera di eleganti e raffinati ambienti dove l’accento era posto sull’eleganza femminile e alla formale educazione imperialistica. Questa impronta è netta soprattutto nella sezione tessile dove viene raccontata la felice stagione della gelsibachicoltura e alla tessitura della seta, voluta da Maria Teresa d’Austria prima e da Giuseppe II poi, imprimendo al territorio goriziano un notevole impulso lavorativo che portò ai lavoratori miglioramenti economici.
In questo settore di rilevanza storica è la presenza del rarissimo torcitoio circolare da seta datato 1700, azionato da una persona che, posta al suo interno, lo faceva funzionare grazie all’azione della sua continua camminata.
Tra campioni di taffetas, gros de Tours e damaschi si giunge alla conoscenza di una tradizione più antica e raffinata, praticata dalle monache del Monastero di Sant’Orsola, il merletto a fuselli, lavori raffinati e leggerissimi , di notevole bellezza e pregio, conosciuti e portati nei nostri territori da Liegi e da Anversa.
Tessuti, merletti, accessori e pettinature fanno da coronamento a splendidi capi di abbigliamento in Stile Impero di cui uno forse appartenuto a Paolina Bonaparte, importante non solo per la sua ineguagliabile bellezza e per essere stato indossato da lei ma per essere stato realizzato con tulle rarissimo.
Le collezioni di abiti racchiudono un lunghissimo periodo di tempo, la più significativa è quella che comprende la fine del 1800 e la Prima Guerra Mondiale senza dimenticare i preziosi cartoni da ricamo del 700, salvati nei giorni della disfatta di Caporetto, importanti anche perché posti in salvo dall’allora Direttore del Museo, Giovani Cossar.
Prendendo spunto da questi abiti così importanti, ci piace ricordare la storia di questo luogo la cui realizzazione parte non dai nostri giorni ma dall’inizio del 1900.

Fu in quell’epoca che la cittadinanza di Gorizia venne invitata a donare oggetti che potessero ‘educare il popolo al senso dell’arte’ ed è così che giunse la Coperta Seculin, patchwork di ben 753 pezzi di seta o l’intero fondo dell’antica scuola di arazzi e trine del Monastero di Sant’Orsola, fondo composto da ricami, arazzi,merletti, frange, cordoni oltre a macchinari e accessori.

E’ della fine del 1900 l’acquisto di 241 pezzi provenienti dalla Chiesa di Sant’Ignazio, il prezioso scialle Chantilly di Noemi Speiser e gli abiti Belle Epoque donati da un privato piemontese.
La passione e la dedizione sia per questi gioielli sia per la storia che li contengono, portano inevitabilmente alla loro necessaria buona manutenzione. La loro fragilità e la necessaria e continua corretta conservazione hanno portato il Museo ad intraprendere un lungo cammino di ristrutturazione e di climatizzazione di una grande sala che contiene tutti i beni del Museo, un ‘deposito’ che ha trovato al suo fianco  scatole di cartone deacidificato, grucce imbottite, sacchi di cotone atossici oltre alla volontà di portare sempre di più questo affascinante luogo verso un futuro fatto di digitalizzazione e postazioni multimediali, per avvicinare fasce di pubblico sempre più ampie anche mediante attività didattiche e laboratori di tessitura.
Questo Museo, vivo e pulsante, realizza diverse esposizioni sul tema della moda non solo incentrate alla Storia della Moda ma anche sui temi del nostro presente, e alle monografie di illustri stilisti quali Cappucci e i coniugi Missoni, a cui si è affiancato la spettacolare rassegna dedicata ai costumi per il cinema della Sartoria Tirelli, tutte mostre accompagnate da cataloghi ricchi di immagini e saggi curati da illustri studiosi.
Per noi, semplici donne, che seguiamo sempre la moda e i suoi capricciosi sviluppi, questo è una tappa da non perdere, per sognare abiti fantastici e per affermare  la femminilità che ci è propria.




Alberta ringrazia di cuore la Dott.ssa Raffaella Sgubin, Responsabile del Museo della Moda e delle Arti Applicate, Sovrintendente ai Musei Provinciali di Gorizia che con entusiasmo ha subito dato la Sua disponibilità al progetto di questo racconto, per averla  aiutata donandole preziose informazioni e per aver partecipato attivamente alla realizzazione di questo racconto

 

 

 

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