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Museo della Macchina da scrivere Peter Mitterhofer- Parcines (Bz)

Museo della Macchina da scrivere Peter Mitterhofer- Parcines (Bz) - Camperarcobaleno

GPS: 46° 41' 03,25''N

          11° 04' 24,26'' E

Indirizzo: Piazza della Chiesa 10 Parcines

Ingresso a pagamento

Accessibile ai disabili:si

 

 

 

Il Museo della macchina da scrivere dedicato al suo ideatore, Peter Mitterhofer, si trova nel bellissimo borgo di Parcines, a una decina di chilometri da Merano, in Trentino Alto-Adige ,in un ambiente davvero raffinato e incontaminato.

Il grazioso borgo è stato purtroppo posto in risalto nell’estate del 2011 quando una frana mise in pericolo l’abitato stesso anche se è conosciuto per la sua famosa e bella cascata oltre alla possibilità di  godere della presenza, nel territorio circostante, di alcuni splendidi castelli medievali.

La nostra visita al Museo inizia posteggiando il camper di fronte al Museo stesso, un edificio artisticamente  futuristico che trova una splendida collocazione vicino alla Chiesa il cui giardino accoglie ancora lapidi di un tempo passato.

La struttura del Museo, posta da angolo sulla Piazza della Chiesa, pone l’ingresso principale sotto la grande vetrata e da qui si  entra in quel mondo magico e vellutato della storia non solo di un oggetto unico al mondo e il suo sviluppo, ma al suo grande ideatore che qui trovò i suoi natali.

Peter Mitterhofer nasce a Parcines il 20 settembre 1822, suo padre era  falegname  e da lui imparò non solo questo mestiere ma anche quello di carpentiere, scoprendo così in lui grande abilità  e rare doti di inventore.

Portato anche per la musica, il giovane Peter, non potendo far sostenere grandi spese ai suoi genitori, si costruì da solo una chitarra e un inconsueto strumento assoligliante ad una cetra che poteva produrre suoni simili a risate, la Glachter.

Come musicista girò alcuni anni per l’Europa e,  sposata Marie Steide, ritornò nella sua Parcines dove visse sino alla fine dei suoi giorni.

E’ qui che Peter comincia ad elaborare l’ideazione della prima macchina da scrivere, con mezzi modesti costruì cinque modelli di cui due in legno con caratteri che riuscivano a perforare la carta e altri tre in metallo.

Con questi modelli, a piedi, decise di recarsi a Vienna e sottoporre all’attenzione del suo operato l’Imperatore Francesco Giuseppe I .

La sua richiesta di un finanziamento, per poter continuare la sua opera, venne esaudita ma nonostante gli venisse data una somma di 350 fiorini e la promessa  delll’introduzione di una sua macchina alla collezione dell’istituto politecnico, la sua invenzione non fu completamente compresa dagli esperti.

Per questo il suo lavoro non trovò seguito, a scapito poi più tardi delle macchine da scrivere provenienti da oltre Oceano.

Peter Mitterhofer venne dimenticato così come venne dimenticata la sua grande invenzione per poi ritrovare la sua memoria e il suo ingegno solo anni più tardi la sua scomparsa.

 Tra marmo e vetro il Museo appare agli occhi del visitatore in tutta la sua bellezza facendo risaltare non solo la grande importanza storica della scrittura quale comunicazione umana e culturale, ma la bellezza di una macchina il cui sviluppo porta inequivocabilmente al moderno computer e, chissà, oltre questo.

Il pianterreno del Museo ricorda infatti geroglifici e scritture cuneiformi sino alla Bibbia di Gutenberg.

Troviamo, dietro ai vetri, la rappresentazione dello stesso Mitterhofer nella sua bottega con la sua prima realizzazione, in un ambiente fatto di lavoro e di ingegno insieme ad un quotidiano reso palpabile da fotografie alle pareti e quadri, il banco del falegname, un mantice e una carriola che forse usò per trasportare a Vienna i suoi modelli.

Gli fa compagnia l’americano Christopher Latham Sholes con la  figlia Lilly, occupata alla macchina da scrivere del 1874, prima donna  dattilografa del mondo che scrisse con una macchina da scrivere prodotta in maniera industriale ,per poi poter ammirare pezzi unici di macchine da scrivere della fine del 1800.

Il primo piano del museo raccoglie diverse macchine da scrivere militari risalenti alla Seconda Guerra Mondiale con scritture in codice mentre in altre vetrine si possono ammirare  pezzi dai caratteri cinesi, giapponesi, cirillici, arabi, coreani, singalesi e tailandesi.

Ma le rarità non mancano nell’ammirare costruzioni singolari quali quella a palla di scrittura e la "Malling Hansen", la più preziosa macchina da scrivere di tutti i tempi e pezzo più raro dell’intero museo.

Si passa quindi al piano superiore dove si trovano una grande quantità di macchine da scrivere portatili, tra cui una ‘Royal Gold’ completamente dorata.

Macchine da scrivere da ufficio, quelle contabili, alcuni modelli elettrici,un fonografo , un dittafono a rulli di cera costruito da T. A.  Edison e  la ‘IBM72’ dotata di un portacarattere in forma di testina rotante che rivoluzionò all’epoca il lavoro di ogni segretaria e che iniziò l'era del computer.

 E’ infine nella Galleria che si trovano pezzi a sillabe e stenografiche, utilizzate dagli scrivani nei tribunali e inconsuete macchine da scrivere per non vedenti.

E’ qui, inoltre, che si trovano macchine da scrivere per bimbi che variano di colore e di grandezza, in un’epoca che spazia per l’intero secolo del 1900 tra quelle di Barbie a quella di Topolino.

 

 

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