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Museo della Guerra Bianca in Adamello -Temù

Museo  della Guerra Bianca in Adamello -Temù - Camperarcobaleno

' I morti è meglio che/ non vedano quel/ che sono capaci di fare i vivi/e la strada storta/che sta prendendo il mondo(...)

 

 

Temù è uno di quei luoghi di villeggiatura tra i più belli dell’alta Valcamonica e racchiude in sé un gioiello culturale e storico che appartiene a tutti noi, il Museo della Guerra Bianca in Adamello.

Temù è stata per anni considerata parte integrante di Ponte di Legno ma, come molti residenti ricordano, un referendum del 2012 ha esplicitamente negato la fusione tra i due comuni limitrofi.

Dopo aver visitato il Sacrario Militare al Tonale, decidiamo di trascorrere il pomeriggio e la notte nell’area sosta camper Paradiso  a Vermiglio che dispone di un ampio piazzale dotato di sbarra di ingresso, elettricità e carco-scarico acqua.

L’unico inconveniente è la mancanza di servizio wi-fi nonostante questo servizio venga espresso sia sul web che sul cartello esposto all’ingresso dell’area.

Dopo una breve passeggiata d’obbligo, perché Lyla deve annusare dovunque, decidiamo di rifugiarci in camper e subito dopo la pioggia cade incessantemente mentre le temperature si abbassano, obbligandoci ad accendere la stufa e a fare merenda con una cioccolata calda.

Solo al mattino il sole fa capolino nuovamente per regalarci un po’ di tepore e per decidere di dirigerci verso Temù, altra tappa di questo giro itinerante dedicato alla Grande Guerra.

Il Museo si trova in Via Roma e di fronte al museo imbocchiamo Via Val d’Avio in discesa dove, dopo pochi metri, si apre un grande parcheggio.

La nuova e bellissima sede del museo  è facile da trovare e veniamo accolti da due gentili signori i quali ci invitano alla visita insieme ad un gruppo di persone provenienti da Vercelli  e qui in gita.

Uno dei due signori, con modi compiti, ci indica i due piani da visitare, il primo composto al ricordo e alla valorizzazione di quel fronte dell'alta montagna e una sala in cui viene proiettato ininterrottamente un documentario molto interessante sulla Grande Guerra. Il secondo piano è ancora un allestimento fatto di armi, munizioni e attrezzature varie.

Il Museo,racconta , attraverso immagini e oggetti ritrovati e oggi conservati con cura e  attraverso percorsi didattici- educativi, gli aspetti, ormai lontani nel tempo, di quegli anni di guerra, a oltre 3000 metri di quota,cercando di porre l’accento sulla sofferenza umana e mai né sui vinti né sui vincitori perché ogni Guerra è solo perdita di speranza e di vite.

E’ un impatto importante e toccante quello dell’incontro con l’allestimento  di una vera e propria  baracca in cui si possono vedere oggetti comune di vita, coperte e tutto ciò che poteva essere d’aiuto per sopportare una vita così dura.

Oltre al conflitto fine a se stesso, ci si pone di fronte ad un altro nemico: il freddo, le malattie, la paura, la lontananza da casa e dagli affetti, l’incertezza  di vita. Cosa è più lacerante?

Mi è personalmente piaciuta molto l'idea di accompagnare gli oggetti esposti con grandi fotografie in cui vengono ritratti luoghi di battaglia ma anche  visi in atteggiamenti fieri, la ricerca, nella posa dello scatto, di esprimere l’ invincibilità non umana, l’orgoglio da mostrare, la dignità propria.

Le bacheche ci mostrano armi, proiettili, bombe a mano e anche le divise di soldati, di entrambi le parti in conflitto.

Molti gli sci in semplice legno come varie  le slitte più o meno grandi, usate per poter trasportare munizioni e parti di cannoni. E occhiali per meglio sopportare la luce e il gelo, i ramponi e le racchette calzate per camminare sulla neve fresca, per non sprofondare.

Gli oggetti esposti dietro alle bacheche sono testimoni taciti di momenti crudeli, di una vita lontana, eppure vera.

Vogliamo ricordare che questo museo non si limita alla raccolta e alla divulgazione di questi tragici fatti ma è un istituto di ricerca per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico-militare, accreditato in convenzione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia. Ci tengono molto a ribadire questo concetto importante non solo per un fatto storico in sé ma per la comprensione sociologica di ciò che è accaduto.

Ringraziamo di cuore per aver avuto la possibilità di questa visita, Lyla ci aspetta in camper e a noi spetta l’ultima tappa di questa gita,la galleria di Passo Paradiso a 2.600 metri di quota, ‘Suoni e Voci della Guerra Bianca’. Ma di questo ne scriverò in seguito.

 

(A.L)

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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