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Museo della Filigrana-Campoligure

Museo della Filigrana-Campoligure - Camperarcobaleno

GPS: 44 32' 15,36'' N

         8  41' 55,95'' E

Indirizzo: Via della Giustizia, 5 Campoligure

Ingresso a a pagamento

 Accessibile ai disabili:si

 

Il Museo della Filigrana, dedicata al Comm. Carlo Pietro Bosio, si articola su quattro piani e in piú sale espositive nella preziosa cittadina di Campoligure, alle spalle di Genova.

Cittadina preziosa, l’abbiamo definita, perché di una bellezza incommensurabile, con i suoi paesaggi rurali e incontaminati di una Valle, quella dello Stura, ancora immersa in un ambiente naturalistico di grande fascino.

Certi della sua bellezza, non potevamo sorvolare su altrettanta maestria, operosità, fantasia e fascino che il lavoro attento e minuzioso con i fili di filigrana, gli artigiani di questo paese riescono a creare così come tanta bellezza e fascino ritroviamo nelle sale di questo museo.

 Arte orafa tra le più ricercate ed ammirate nel mondo, la  filigrana è la somma di leggeri e finissimi lavori simili  all'arabesco, intrecci ed abbracci tra sottilissimi fili d'oro o d'argento, per formare poi oggetti di alto valore artistico.

Qui, in questo Museo, non è esposto solo la grande maestria italiana ma è un connubio di oggetti e figure provenienti da ogni parte del mondo, per esprimere ancor di più la certezza che questa Arte antica non ha mai avuto confini.

Dall’Europa con la presenza della Francia, Spagna e Portogallo con la pregevole presenza di una voliera, verso la maestria della terra di Russia tra smalti e icone, la parte dedicata alla Cina  con pezzi antichi  del ciondolo propiziatorio. Poi l'India, l'America Latina e  l'Africa, con gli oggetti provenienti dalla terra d’'Etiopia e dell'Egitto per terminare poi con la sezione dovuta all’artigianato di Campoligure,  i suoi macchinari e le sue preziosità nel realizzare opere d’arte di infinita leggiadria

 La storia della filigrana è molto lontana nel tempo, gli etruschi probabilmente usavano questo intreccio di fili, il sarcofago di Tutankamon racchiude in sé splendidi lavori con questo materiale anche se tutti sono più o meno concordi nel ritenere che la sua nascita è avvenuta grazie agli Arabi.

Il gusto bizantino poi la rende grande e conosciuta e con il ritorno dei Crociati dalla Terra Santa, approda a Genova e a Venezia.

Siamo nel 1700 e questa arte si diffonde in molte parti dell’Italia.  La storia genovese racconta di tal Antonio Oliveri, orafo filigranista in Genova, il quale decise di ritirarsi a Campoligure per scampare ad una epidemia di colera in città. Da lui Campoligure diviene la città della filigrana ligure.

 Un lavoro dove l’attenzione e la cura dei particolari è la base per la realizzazione di qualsiasi idea, un curvare preciso e un intreccio quasi infinito, tanto è meticoloso e puro, di filamenti di metallo.

Arte che approda nel mondo religioso, quello cattolico ma non solo: ornamenti fini  e delicati posati con minuzia su abiti tradizionali liguri e sardi, per esempio,  o semplici oggetti di vita comune, fiori, scatoline, velieri e cocchi…

 Ma le splendide e voluttuose collane, i bracciali, gli anelli sono stati per noi la vera rivelazione di un mondo che sembra lontano dal tempo, monili tanto belli da volerli porre al nostro collo, ai nostri polsi, per quel senso di infinita bellezza che accomuna ogni donna.

Il Museo della Filigrana di Campoligure racchiude in sè lo spirito del genovesato con le sue sale non sempre aperte al pubblico e al turismo itinerante. Sarà cura di ognuno di noi nel programmare una visita per non vivere la triste esperienza del trovare le sue porte chiuse e per godere e sognare di un'arte e di manufatti legati ad un tempo remoto.

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'