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Museo del Merletto- Rapallo

Museo del Merletto- Rapallo - Camperarcobaleno


GPS:  44° 20' 46,76'' N

          9° 14' 23,79'' E

Indirizzo: Via Luigi Casale, Rapallo (Ge)

Ingresso: a pagamento

Accessibile ai disabili:si

 

  

  

  

Sede del Museo del Merletto  è Villa Tigullio a Rapallo,voluta dalla famiglia Spinola quale dimora sul mare.

La villa è circondata dal Parco Casale mentre  il museo occupa alcune delle sue belle sale dove sono custoditi più di millequattrocento splendidi manufatti che compongono un’arco di tempo che parte dal XVI sino al XX secolo per tutto ciò che concerne l’arredamento, abiti e tomboli.

L’idea e la realizzazione di questo museo è opera di una donazione pervenuta dalla manifattura Zennaro che, in Rapallo, produceva moltissimi merletti e trine che approdavano nei mercati liguri, nazionali e poi europei.

Nonostante la presenza di un pezzo imponente commissionato per una nave crociera americana nei primi anni ’60 il cui disegno vanta la firma di Lele Luzzati e rappresentante la Commedia dell’Arte con le tecniche del ricamo e del merletto, la nostra femminile attenzione si sofferma su gonne dalle trine finissime e leggere, su polsini di antiche camicie sapientemente ricamate e su veli da cappelli che non possono che essere ammirati e sognati.

La vivacità e l’intreccio elegante di semplici fili non sono in contrapposizione a quelli più eclatanti dei fili d’oro e di argento che con orgoglio e pazienza mani ed ingegno femminile hanno saputo creare e realizzare.  Da qui passa un’arte antica e nobile, quello del tombolo, che un tempo ancora non troppo lontano da noi veniva comunemente utilizzato dalle donne, sedute davanti al loro uscio, impreziosendo il lavoro veloce e sinuoso con allegre chiacchierate delle proprie vicine di casa.

Sembra di entrare in un sogno impalpabile e remoto, dove davvero si ha la netta sensazione che il tempo passato sia perduto per sempre. Viene voglia di avere con sé una di quelle gonne così modernamente ingombranti ma di un fascino irresistibile. Viene voglia di poter indossare, almeno per un momento, quegli scialli che sembrano fatti con filo di nuvola e che cingevano con grazia e dolcezza spalle nude di donne antiche. Tra queste opere troviamo anche ombrellini da sole che saprebbero raccontarci mille storie di passeggiate sulla sabbia di questo mare, veloci occhiate maliziose nascoste con discrezione dietro a questi veli, incontrollabili moti d’animo provenienti da cuori innamorati di giovane donne che col tempo, divenute poi mamme, hanno fatto indossare ai propri piccoli eleganti cuffiette da neonato.

Il Museo è anche un tentativo di recupero di questa arte antica, una ricerca accurata non solo di antichi cimeli scovati nei bauli delle nonne ma un racconto minuzioso sulla vita e sulla capacità femminile di creare tele preziose con l'aiuto di semplici fili. Un'arte che abbiamo imparato forse dalle terre arabe, un lavoro continuo e velocissimo in cui le mani sono le principali fautrici di quest'arte. E che quest'are sia e viva in questo nostro nuovo millennio.

 

  

  




 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'