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Museo del Clown, Villa Grock-Imperia

Museo del Clown, Villa Grock-Imperia - Camperarcobaleno

GPS: 43° 53' 36.44 " N

          8° 02'  43,31" E

Indirizzo:Via Grock, Imperia

Ingresso a pagamento

Accessibile ai disabili:si

Ho visto molti luoghi italiani che hanno suscitato in me una profonda emozione. La rabbia che ho provato nel vedere la sofferenza al Museo del Vajont, il senso dell’eleganza ai Giardini Sigurtà, la magnificenza del castello di Venaria Reale, l’imponenza della roccaforte di Bardi.

Ma lo scoprire Villa Grock e il suo Museo del Clown  è stato davvero esaltante. Cosa è Villa Grock? Non è solo una Villa, splendida del resto, non è solo un Museo, bellissimo e modernissimo, non è solo il Ricordo di un Uomo.

Chi ha affermato che è il segno tangibile della Fantasia nella Vita, credo che abbia detto il vero.

Imperia, dove rivive questo luogo dal 2010, ha saputo rilanciare, turisticamente parlando, un angolo voluto e creato da un uomo che ha saputo bilanciare il suo estro, il suo essere artista, nella vita.

E se la sua vita mortale è finita, il suo animo è rimasto qui, scolpito nei marmi, nei portali, nelle colonne, nel giardino, nel suo viso scolpito nel muro del terzo piano della casa.

Villa Grock ci accoglie aprendosi in una via non molto lontana dal centro ma in un angolo quieto e riservato della cittadina rivierasca. Qui arrivare con il camper è impossibile, meglio raggiungerlo con l’autobus numero 30/1 o 30/14 sino a Piazza Dante. Da qui sono numerose le segnaletiche stradali che conducono all’ingresso della villa, in una passeggiata pedonale non faticosa e agibile a tutti.

Villa Grock nasce e vive grazie all’idea di un uomo di cittadinanza svizzera vissuto tra la fine del 1800 e la metà del ‘900, Adrien Wettach. Giunge per caso a Imperia, in compagnia di sua moglie. Qui gli suoceri trascorrono gran parte della bella stagione e qui Adrien viene rapito da questo luogo tanto che a tutti i costi vuole trovare un terreno da comperare, per costruirci un casa per le vacanze.

Il suo lavoro di giocoliere, equilibrista, acrobata, clown lo porta in giro per il mondo ma tra uno spettacolo e l’altro si diletta a disegnare, a progettare, la sua casa. E si scopre a poco a poco che quella che doveva essere una semplice casa-vacanza sta diventando una villa, con decorazioni che nessun critico d’arte è in grado di catalogarla in un dato movimento artistico, vicino allo stile liberty,  ma solo il frutto dell’ingegno, del cuore, della fantasia di un uomo.

Hanno detto di lui e della sua visione eclettica che l’aspetto decorativo sia della villa che del parco è la sintesi di simbolismi, di esoterismi, del suo essere massonico.

Non so, sinceramente. Mi è più facile ed elementare vedere in tutta la realizzazione di questo, la fantasia, il sogno, la magia trasportata dal mondo circense e dal mondo personale di uomo.

Il suo essere clown si apre con la raffigurazione delle colonne della villa che ricordano le clavettes usate di giocolieri, le ringhiere composte in visi di clown, i soffitti trasformati in cieli stellati ed infiniti, i giochi d’acqua della fontana, il suo viso che dall’alto della casa guarda verso il basso, ridendo ai visitatori. Il suo è un ghigno beffardo  verso la vita che dovrebbe essere vissuta come un gioco, allargando gli orizzonti, guardando lontano.

 Uomo schivo, triste o depresso. Hanno scritto. Del resto è un luogo comune il dire che l’artista, colui che riesce ad immedesimarsi nell’essere clown, ha una profonda conoscenza della tristezza umana; solo così può essere ed elargire felicità.

Se l’esterno della villa e il giardino è una esplosione di giochi e di geometrie, l’interno è invece molto squadrato, rigoroso non solo nella disposizione delle stanze ma anche nei materiali usati, nella loro decorazione, con effetti ritmici e decorativi molto incisivi per l’occhio umano

Come già accennato, la Villa versava in un grande abbandono e grazie all’amministrazione provinciale, questa ha ripreso vita nel rispetto della sua originalità. All’interno si apre il mondo del Clown in una visione particolarmente accattivante e moderna.

Infatti il Museo è in primis un percorso dedicato all’arte dei clown dove non ci sono bacheche o reperti d’epoca ma stimoli visivi e acustici che ricordano anche il mondo onirico felliniano.

Le stanze sono tutte alla scoperta di mondi per noi impensabili, tra pavimenti che non esistono e che vengono pestati da carte da gioco, tra giochi alla scoperta di opere d’arte, in quella dell’essere clown nella vestizione e nel trucco, nell’incontro con Charlie Chaplin. E il mondo del cinema a cui era così affascinato il clown più famoso del mondo, entra in queste stanze grazie ad un grande folioscopio dove gli occhi vengono rapiti da immagini in sequenza sino a diventare film.  Ma anche l’udito ha un posto di riguardo nell’albero stilizzato con i frutti colorati che sbocciano nell’aria, tra il tempo cadenzato della musica. E poi un mobile dai cui spioncini vengono svelati alcuni trucchi e magie, il mondo del giullare dove una tenda nel vento simboleggia, forse, l’essere effimero di un giullare tanto quella del Re.

Ma siamo chiamati anche noi, in prima persona, ad immedesimarci nell’essere clown nella stanza del baule dove grazie a specchi multimediali ognuno viene vestito da clown, in maniera diversa l’uno dall’altro. Il vestito del clown è la comunicazione più diretta del suo essere, tra colori vivaci e stravaganti dove anche la stravaganza appartiene a leggi precise e indiscutibili.

Con l’abito da clown ci si deve truccare ed è fattibile nella stanza del trucco dove vengono svelate le facce,  le espressioni che lo significano, lo svelano.

E il clown, la sua missione, è quella di fare ridere. Per le sue disgrazie, per le sue azioni maldestre, per la sua magia. Il clown è il nostro specchio, ci pone davanti alle nostre disgrazie, alle nostre paure. E nella stanza del riso incontriamo sagome di pagode che inneggiano alla risata, una diversa dall’altra, in una atmosfera musicale irreale e magica.

Tra simboli e misteri, tra opere d’arte racchiuse dietro a palloncini colorati, il mondo onirico si sviluppa e si fa vivo, in movimento davanti ai nostri occhi, sino ad uscire da questo Museo, alla luce del sole e godere dello spettacolo di un giardino che è un tutt’uno con il pensiero fascinoso del museo stesso.

Un percorso multimediale all’avanguardia e degno di essere vissuto, un posto in cui tutto e niente viene preso sul serio, come la vita stessa.

 

 

 

 

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