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MONTECATINI TERME-CASTIGLIONE DELLA PESCAIA

MONTECATINI TERME-CASTIGLIONE DELLA PESCAIA - Camperarcobaleno

Tappa 06- 14 Maggio 2015   181 KM - Pianeggiante

NOI VISITIAMO: Il giardino dei Tarocchi a Capalbio

 

E’ difficile raccontare un sogno,anche se questo è stato vissuto a occhi aperti. La visita al Giardino dei Tarocchi lo è, un sogno.

Dobbiamo dire che questa opera unica al mondo è un tesoro psicoanalitico a cielo aperto, un gioco splendido coloratissimo le cui immagini rimarranno per sempre nell’animo di chi col cuore lo ha visitato. Parafrasando Tonino Guerra il quale diceva che il suo giardino lo si deve comprendere prima col cuore che con gli occhi, questa apoteosi di colori e immagini ha dell’incredibile e non so se è parte di  Alice nel Paese delle Meraviglie o se è più propenso ad un modello felliniano, o se davvero come dicono tutti vi è ‘solo’ la prepotenza creativa di Gaudì e il fascino misterioso e allegorico di Bomarzo. Ma certo l’animo umano non fa nette distinzioni, qui c’è il gioco, il sogno, la reminiscenza, la paura, l’amore, l’essere bambino e l’essere in se stesso.

Comunque sia, Niki de Saint Phalle , Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle, inizia la costruzione del Giardino dei Tarocchi nel 1979, su un terreno di mezzo ettaro sulla collina  nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione di Capalbio .

E’ lei che, mettendosi in gioco con i suoi sogni e la sua visione della vita, si dedica alla realizzazione  delle ventidue  figure in acciaio e cemento ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi,  ricoperte di vetri, pietre scintillanti, specchi e ceramiche colorate, affiancato dall’estro creativo e comunicativo di altri Artisti e di suo marito.

Qui ogni figura ha il suo significato allegorico, ognuna di queste opere posta lungo il percorso nel continuo saliscendi e nella tortuosità della vita, racconta la vita stessa. Così la temperanza,il mondo, la morte, gli innamorati e l’oracolo si intersecano tra di loro per far parte di noi e delle nostre esistenze.

Il padiglione di ingresso ci accoglie raccontandoci già suo pensiero, una soglia dove l’Io deve aspettare, dove la razionalità lascia spazio al nostro più disincantato modo di essere.

 Entrati in esso, la strada sterrata porta alla grande piazza centrale dove si trova  da una vasca su cui spiccano la Papessa e il Mago, circondati dal verde della maremma e dalle i primi arcani maggiori dei Tarocchi che segnano l'inizio del percorso. Circondata dal verde e dalle serpeggianti panchine. Da qui lo splendore delle  coloratissime sculture comunica  una sensazione  di inquietudine ed incantesimo, di fascinazione e di gioco. Gli stessi  giochi d’acqua sono il riflesso giocoso di un tempo che comunque fugge via, nel gioco della donna-fontana  felliniana, nel viso di una luna che, una volta tanto, non guarda la nostra pochezza ma il vasto cielo e l’infinito.

Sinuosità e rotondità, colonne senza spigoli, finestre delle case come oblò, muri dalle volte celesti, innamorati silenti e rotonde ruote che girano nell’aria fendendola piano.

Le strade percorrono tracciati inusuali, qui dove non è la  terra a doversi adattare alla strada ma il contrario e allora si fa ripida o scoscesa, ricca di curve o lieve e pianeggiante. Ma la strada, e noi camperisti lo sappiamo bene, racconta di sé in pensieri incise sul cemento che le ricopre.

La magnificenza di questo luogo forse non è tanto la sua prepotenza al racconto predefinito, qui ‘ognuno ci mette del suo’ così ognuno la vive secondo la propria esperienza di vita e di racconto. Se io ho vissuto momenti legati ai film di Fellini, qualcun altro racconterà di questo luogo secondo la sua propria visione, che sia tratto dal Piccolo Principe o dal Giardino Incantato, da un viaggio intorno al mondo o, perché no, il desiderio di mettere in moto la rossa astronave (o il proprio camper)e partire per altri pianeti e altre conoscenze.   

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'