Milano

Milano - Camperarcobaleno

-La sua storia

-Casa Manzoni

Teatro La Scala

-Area sosta

 

 

Il 10 dicembre 1846 muore Federico Confalonieri, marito di Teresa Casati, imprigionato nel carcere dello Spielberg.

Il conte Arese, suo conoscente, raccoglie  dei fondi per il funerale da svolersi nella chiesa di San Fedele e il 30 dello stesso mese, Achille Mauri  cura l’epigrafe da porre sulla porta della chiesa, epigrafe viene ridotta da un funzionario imperiale al solo: "A Federico Confalonieri", senza nemmeno il titolo di conte. 

Il giorno del funerale vede una sorprendente affluenza di popolo che subito fa nascere una forte preoccupazione nella polizia austriaca che tuttavia non interviene. 

 Alla sera stessa, però, in segno di protesta, i Milanesi si astengono dall’assistere allo spettacolo in scena al Teatro  La Scala, episodio che poi  si sarebbe ripetuto ogni qual volta che il cantante fosse stata austriaco.

Alla morte dell’arcivescovo tedesco Gaisruck, quasi a un anno di distanza da quei fatti,  il popolo e l’ autorità cittadina chiede la nomina di un prelato italiano e la notizia della nomina del vescovo Romilli, getta nel popolo un grande entusiasmo. Ma temendo che l’accoglienza del popolo nei confronti di Romilli potesse poi sfociare in una dimostrazione anti austriaca,  il governo riduce in maniera drastica ogni manifestazione di benvenuto adducendo pretesti di tipo economico accettando solo che, la sera dell’arrivo di Romilli, il 5 ottobre, Piazza Fontana venga illuminata ‘a giorno’ con luci a gas.   

Il popolo insorge alla notizia ma senza scontri con la polizia, cosa che invece succede quasi un anno dopo, quando per festeggiare il primo anniversario del pontificato di Romilli, il popolo richiede nuovamente l’illuminazione della piazza. La polizia, guidata dal commissario Bolza, interviene duramente contro un folto gruppo di giovani uomini che intonano cori in onore dell’arcivescovo e dimostra così che  qualsiasi tentativo di rivolta viene immediatamente represso da parte di un potere forte .  Ma il popolo non si ferma e il 1 gennaio 1848 indice un singolare sciopero, quello del tabacco. L’astensione dl fumo e dal gioco del lotto, monopoli imperiali, riesce grazie anche all’appoggio di un professore universitario, Giovanni Cantoni. Lo sciopero apertamente condiviso, durò due giorni fino a che un decreto imperiale impose ai cittadini gravi punizioni nei confronti di chi proibiva ad altri di fumare, ignorando le proteste del Podestà di Milano, Gabrio Casati. Un volantino distribuito tra i soldati austriaci riportante ingiurie contro le truppe dedite all’alcool e al fumo portò a violenze ingiustificate contro il popolo suscitando altro terrore e altro odio, odio che il popolo darà sfogo da li a poco tempo.  

La strage del 3 gennaio porta in Milano  una calma quasi irreale, la paura di nuove repressioni si avverte pesante. I milanesi si astengono dalla vita pubblica,non si recano a teatro o a balli di gala, ogni rapporto con gli austriaci è interrotto e la calma è in realtà è una miccia pronta a scoppiare con un nonnulla. 

Ma i fatti di Milano hanno ripercussioni a Pavia dove l’ 8 e il 9 gennaio alcuni studenti scatenano una rissa con alcuni poliziotti che fumano sotto i portici dell'università, rissa che finisce con la tragica morte di due giovani. 

La reazione austriaca è spietata, il 22 gennaio si decide l'arresto per Francesco Arese, Cesare Cantù, Cesare Stampa Soncino e molti altri; viene proibito il transito di armi e di munizioni da guerra, e il 1° febbraio venne istituita la censura. 

Ma la notizia dell’insurrezione a Vienna e quella di una organizzazione di una rivolta porta al porre in essere una manifestazione non pacifica che sarebbe esplosa l’8 marzo.

 

La prima giornata: 18 marzo 

 Il popolo, seguendo l’idea di Correnti, si riunisce  davanti al Palazzo del Municipio per costringere Gabrio Casati a richiedere il passaggio del governo alla municipalità. 

 Il vice governatore O'Donnel,preoccupato per la grande presenza nel Broletto dei milanesi, decide di ordinare a Radetzky di tenersi a disposizione. 

La folla aspetta intanto l'arrivo di Casati per accompagnarlo fino al Palazzo del Governo dove lo invade  e quando arriva Casati, O’Donnel  firma tre decreti in cui autorizza  la formazione di una guardia civica, stabilisce il passaggio del governo al Municipio e impone la restituzione delle armi della polizia alla municipalità. 

O'Donnel viene  poi fatto prigioniero e mentre i decreti venivano letti alla massa dei cittadini in tumulto,  il feldmaresciallo Radetzky fa intervenire  le truppe dichiarando l'invalidità dei decreti estorti  e proclamava lo stadio d'assedio. 

Nelle strade hanno luogo i primi combattimenti e nei pressi della chiesa di San Damiano si costruisce la prima barricata. Le campane della chiesa  a suonano a martello per richiamare al combattimento, e presto tutte le campane della città suonano con tale foga che alcune si rompono. Le truppe austriache occupano il Duomo,  Palazzo Reale e l'Arcivescovado e Radetzky minaccia di usare i 200 cannoni per spaventare e scaricare sul   popolo. 

Ma  le barricate ormai sorgono  ovunque costruite con  carri, carrozze, mobili, barili, tappeti e perfino banchi delle chiese.

Le armi vengono  messe a disposizione le collezioni dei nobili,  svaligiati i musei e dalle finestre buttato di tutto, dall'olio bollente alle tegole. 

Al tramonto il palazzo del Municipio, fatti prigionieri circa duecento uomini , tra i quali Filippo Manzoni, figlio di Alessandro. 

Gli austriaci rientrano  al Castello Sforzesco mentre  Radetzky ,sorpreso dal carattere forte della rivolta, dichiara "Il carattere di questo popolo sembra cambiato come per il tocco di una bacchetta magica".

 

La seconda giornata: 19 marzo

 La domenica di San Giuseppe, Milano si presenta come una città trincerata. Le barricate sorgono ovunque;  quella di Porta Venezia è fatta con i lastroni di granito dei marciapiedi, mentre quella di piazza Cordusio, è  costruita con i libri presi dall'Ufficio del Bollo. 

Mentre gli  insorti si organizzavano meglio; tutti fanno raccolta di viveri e nelle case vengono praticate aperture per poter creare una rete di comunicazione e i  dispacci da una barricata all'altra vengono affidati  aimartinitt, ,i ragazzini dell'orfanotrofio mentre le donne,  se non sono in prima linea sulle barricate vestite da uomo, rifocillano  gli insorti e cuciono tricolori. 

Intanto il podestà e la rappresentanza nella notte si sono spostati dal palazzo Vidiserti in Casa di Carlo Taverna rendendo così Radetzky e le sue truppe isolati e impossibilitati a passare tra le vie cittadine, rese inaccessibili per le continue barricate. 

Gli scontri più accesi quel giorno, si ebbero a Porta Tosa,  Porta Orientale,  Porta Comasina e Porta Ticinese.

Il popolo fallisce nel tentativo di riprendere il Broletto ma conquistano piazza Mercanti e Porta Nuova.  Il feldmaresciallo minaccia di nuovo di bombardare la città, idea che i consoli stranieri residenti a Milano cercano, con una nota, di dissuadere ma ciò non servì a molto e  al calar della notte si verifica un'eclissi di Luna che incute oscuri presagi….

 

La terza giornata: 20 marzo

 Ma l’eclisse non porta nulla di tragico, bensì quel lunedì si rivela una giornata positiva per i ribelli: le truppe  abbandonano  il centro di Milano: il Duomo, Palazzo Reale, il Broletto e le campane del Duomo possono o suonare.  Luigi Torelli,  arrampicatosi sulla Madonnina, sventola il tricolore per dare  nuovo coraggio nei cittadini. 

L'occupazione della Direzione di Polizia permette la liberazione di molti prigionieri e l'arresto del commissario Bolza a cui Cattaneo salvò la vita dicendo: "Se lo uccidete fate cosa giusta se lo risparmiate fate cosa santa". 

La mattina si  costituisce un Comitato di Guerra formato da Carlo Cattaneo,  Enrico Cernuschi, Giulio Terzaghi e Giorgio Clerici. 

Viene  catturato sulle barricate il maggior Ettinghausen che porta con sé  una proposta d'armistizio ma la notizia dell'eccidio compiuto da soldati tedeschi nella chiesa di San Bartolomeo porta naturalmente alla decisione della non accettazione. 

 Si racconta che il conte Borromeo rispose al Maggiore: " I patrizi milanesi sono pronti a morire sotto le rovine dei loro palazzi" e che questi, appena giunto in strada, rispose 

 "Addio brava e valorosa gente". 

 

La quarta giornata: 21 marzo 

 La situazione volge al peggio per gli austriaci, scacciati al di fuori della cerchia dei navigli tranne che per  il Palazzo del Genio che gli insorti liberano dopo una lunga battaglia e dopo molti feriti e morti 

A mezzogiorno, a portare buone notizie è  il conte Martini che, inviato dal re Carlo Alberto per chiedere aiuto, riferisce  del sicuro intervento del re, a patto però che venga dichiarato il Governo Provvisorio.  A questo viene nominato presidente Casati e segretario Correnti istituendo  il Comitato di Vigilanza, il Comitato di Finanza, il Comitato di Sussistenza, il Comitato di Difesa e  la Guardia Civica.

Radetzky, ormai a corto di viveri, medita la ritirata,  abbandonando la città da Porta Romana. Per far questo è  necessario abbattere gli edifici intorno alla Porta perché non vi si annidino i milanesi, pronti ad ostacolarlo  e  tenere le Porte sud-orientali, in particolare Porta Tosa, per coprirsi la ritirata. Tuttavia Porta Tosa è scelta anche dai ribelli come punto da forzare per poter comunicare con le campagne, e sia il feldmaresciallo che gli insorti hanno stabilito di agire il giorno successivo…

 

L'ultima giornata: 22 marzo

 L'assalto a Porta Tosa è durissimo e si protrae per tutta la giornata, poiché ribelli e austriaci hanno schierato tutte le forze disponibili ma è con  l'aiuto dei contadini che a poco a poco  si impadroniscono però  di Porta Comasina, poi Porta Nuova, Porta Orientale, e infine,  a mezzanotte, Porta Tosa e Porta Romana.

All'alba i cittadini possono affermare  che il nemico ha abbandonato Milano e la città è finalmente libera.

 

 

-Casa Manzoni-

In Via Morone a Milano, a pochi passi dal Teatro alla Scala, si trova un elegante edificio decorato in cotto che fu, dal 1814 al 1873, la casa di Alessandro Manzoni. 

Questa la si può ben considerare più di ogni altra l’effettiva casa del Manzoni, perché è l’unica che abbia scelto ed acquistato, quando, dopo il lungo soggiorno parigino, decise di rientrare in Italia e di stabilirsi a Milano.  Rimasta al centro della città, a pochi passi dal Teatro alla Scala, ma in una via appartata e tranquilla, non lontana dall'abitazione dei suoi cari amici; Carlo Porta, Luigi Confalonieri, Luigi Rossari, Cesare Beccarla, Tommaso Grossi. 

In questa casa  visse per 60 anni e gli alberi di quel piccolo giardino, che si osserva dalle finestre del suo studio accompagnarono la sua travagliata vita. 

 Al piano terra subito dopo l'ingresso c'è lo studio dello scrittore, dove si intravede il tavolino sotto la finestra che guarda il giardino, la scrivania, i libri negli scaffali della biblioteca che coprono le pareti e gli oggetti rimasti, conservati tutti come allora. Qui avvennero gli incontri storici con Garibaldi, Cavour, Verdi, don Pedro II l'Imperatore del Brasile.

Usciti dallo studio si sale per un'ampia scalinata che porta ai piani superiori, dove troviamo saloni, ora con pochi arredi, ma con i soffitti ancora decorati con raffinati stucchi e gli affreschi rimasti intatti sulle pareti di alcune stanze. 

Nel 1861 alla morte di Teresa, dalla grande camera matrimoniale,  si trasferisce in una cameretta con uno spoglio lettino di ferro, dove muore il 22 maggio 1873. 

 Sulle pareti e nelle varie stanze, si ammirano quadri con ritratti del Manzoni, della famiglia, degli amici, acqueforti, incisioni, litografie, manoscritti e prime edizioni, testi originali autografati e incorniciati. 

La casa ospita  oggi il Museo Manzoniano e Centro Nazionale di Studi Manzoniani 

 

-Teatro alla Scala-

 

Il Teatro alla Scala nasce sulle ceneri della Chiesa di Santa Maria della Scala, eretta nel 1381 per volere di Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti. Questo teatro  all’inizio venne chiamato Teatro  Regio Ducale che nel 1776 fu completamente distrutto da un incendio. Fu la volontà dell’Imperatrice Austriaca Maria Teresa che il teatro venne ricostruito e modificato per essere inaugurato nel 1778 grazie ad un imponente progetto dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini. 
Le spese vennero completamente sostenute da coloro che erano i proprietari e i fruitori dei palchi del teatro, nobili milanesi i quali non poterono sottrarsi alla volontà di Maria Teresa né avrebbero mai potuto sottrarsi a tale impegno che significava il potersi vantare dinanzi al mondo milanese.  
Alla inaugurazione fu presente l’arciduca Ferdinando d’Asburgo Este il quale assistette alla rappresentazione dell’opera di Salieri ‘Europa Riconosciuta’ e da allora venne la consuetudine di giungere in carrozza a teatro verso le diciotto e attendere lo spettacolo che iniziava a mezzanotte, cenando nei vari palchi serviti dalla propria servitù con piatti preparati apposta per l’occasione nelle cucine retrostanti i palchetti stessi. 

 Se i palchi erano di proprietà delle varie famiglie nobili milanesi, la platea era ‘riservata’ alle sole servitù le quali, per assistere agli spettacoli, si portavano sedie e panchette. Infatti lo spazio della platea era di solito completamente sgombro, usato per balli o per giochi di società tanto cari agli aristocratici. 

Il teatro venne bombardato nella Seconda Guerra Mondiale, la notte del 15 Agosto 1943, la notte di San Lorenzo, con grandi danni al soffitto e al tetto. Ma la ricostruzione avvenne in tempi rapidi e fu il Maestro Arturo Toscanini che inaugurò la nuova struttura l’11 maggio 1946 

Sotto il profilo  architettonico il Teatro si rifà al Teatro della Reggia di Caserta, diventando subito un modello di riferimento per quello che poi viene definito  il "teatro all'italiana" a cui si ispirano  molti altri teatri, tra cui La Fenice di Venezia

Il suo interno all'origine era molto differente da come lo si può ammirare  oggi con  un aspetto tipicamente neoclassico, con fasce che creano il parapetto di gallerie e palchi in color avorio, e decorazioni in oro. 

Le colonne  separano un palco dall'altro e sono un po' arretrate in modo da migliorare la visione. Inizialmente i palchi erano decorati secondo i gusti e le tendenze proprie dei singoli proprietari arricchendole con  tappezzerie colorate, mobili, specchi e sedie di loro scelta. Oggi le pareti sono tutte in  damasco rosso, ad eccezione di uno, rimasto intatto dopo il bombardamento del  1943 e voluto con arredo e le decorazioni originarie. 

Fino a pochi anni fa il pavimento della platea, dei palchi, delle scale e dei corridoi era completamente rivestito di moquette rossa mentre dopo la ristrutturazione la platea è stata pavimentata con legno a vista, disposto in strati speciali al fine di migliorare l'acustica. Nei palchi è stato posata della terracotta 

La pianta della platea è a forma di ferro di cavallo, vi sono quattro ordini di palchi e due gallerie. 

In faccia al palcoscenico si presenta  il palco reale, oggi riservato alle autorità. 

Il boccascena è di 16 x 12 metri, identico a quello del teatro degli Arcimboldi mentre il sipario, una volta composto da una tela dipinta che si apriva a caduta,  è in velluto rosso, con apertura all'imperiale, con una complessa decorazione in oro anch’esso  in stile neoclassico. Nella parte superiore del sipario vi è lo stemma del Comune di Milano, e sopra un particolare orologio luminoso che indica l'ora

 I foyer sono due: uno sopra l'ingresso, destinato agli spettatori dei palchi, e uno superiore destinato agli spettatori  delle gallerie.

Uno dei tanti aneddoti e storie su questi stupendo teatro racconta che uno dei foyer è stato ricavato dalla "stanza delle stufe", in passato uno di quei luoghi dove venivano fatti ardere dei legni per poi, divenuti braci, poste in vari parti del teatro per ovviare alla mancanza di riscaldamento e quindi al freddo. 

 

Nel 1882  l'elettricità entra ufficialmente a teatro dopo che l’illuminazione ufficiale era stata data da una miriade di candele poste in una lampada centrale. La luce emanata rifletteva su scudi di metallo che permettevano la sua moltiplicazione. In seguito erano usate le lampade ad olio, accese appena il teatro veniva aperto al pubblico e per questo era considerato il teatro meglio illuminato dell’epoca.

Gli ultimi lavori di ristrutturazione portano la data iniziale dell’anno 2002, lavori terminati due anni dopo e sono stati accompagnati da varie critiche e problematiche, tra cui, secondo noi la più eclatante,  quello di aver in qualche maniera potuto rimuovere importantissimi reperti archeologici della città romana in favore di un teatro più capiente e moderno. 

Per l’inaugurazione di questo è stato scelto di rappresentare l’opera di Antonio Salieri ‘Europa Riconosciuta’, la stessa dell’inaugurazione nel 1778.

 

-Area Sosta-

Area Sosta 'Ripamonti' uscita tangenziale ovest

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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