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Manzoni racconta

Manzoni racconta - Camperarcobaleno

Via Morone, Milano

 

 

In Via Morone a Milano, a pochi passi dal Teatro alla Scala, si trova un elegante edificio decorato in cotto che fu, dal 1814 al 1873, la casa di Alessandro Manzoni.  La via è una di quelle che sembrano uscire completamente dal tempo , una via pedonale tranquilla e quasi silenziosa. Ma siamo davvero nella  frenetica Milano?  

Questo aspetto della caotica Milano mi ha sempre affascinato. La Milano che lavora, si è sempre detto. Dove tutto è caos, corsa, lavoro.

E poi, giri l’angolo, fai due passi in più e Milano regala angoli davvero stupefacenti, magici, composti nell’aria di un tempo che sembra mai passato.

Via Morone è così. Elegante, composta, quasi silente.

Dopo un restauro conservativo di grande valore, Milano ritrova la Casa di Manzoni nella sua forma smagliante e apre al pubblico con una veste rinnovata ma non defraudata dal suo antico aspetto e valore.

Io sono sempre particolarmente affascinata nel visitare le dimore di persone che hanno lasciato opere così imponenti nel campo della letteratura e della cultura italiana.  Ne entro quasi in punta di piedi, per non disturbare e ne esco con una sapienza nuova, diversa da come i testi scolastici o universitari hanno cercato di spiegarmi.

La palazzina  conserva al suo esterno i colori di un tempo, un grigio perla incorniciato in parte da stucchi color terra bruciata, un bel contrasto coreografico che non stona per quella costruzione che già si annuncia con interni eleganti.

 Questa casa la si può considerare, più di ogni altra, l’effettiva casa del Manzoni, perché è l’unica che abbia scelto ed acquistato, quando, dopo il lungo soggiorno parigino, decise di rientrare in Italia e di stabilirsi a Milano.  Gli piaceva la scelta di questa palazzina, rimasta come allora al centro della città, a pochi passi dal Teatro alla Scala, ma in una via appartata e tranquilla, non lontana dall'abitazione dei suoi cari amici; Carlo Porta, Luigi Confalonieri, Luigi Rossari, Cesare Beccarla, Tommaso Grossi. 

In questa casa  visse per 60 anni e gli alberi di quel piccolo giardino, che si osserva dalle finestre del suo studio, hanno  accompagnato la sua travagliata vita, ci racconta la giovane e solerte guida.

 Al piano terra subito dopo l'ingresso c'è lo studio dello scrittore, una camera dal soffitto a cassettoni nei colori del verde e del rosso.

Qui avvennero gli incontri storici con Garibaldi, Cavour, Verdi, don Pedro II l'Imperatore del Brasile e gli amici a lui più cari.

Manzoni era solito trascorrere qui le sue giornate di lavoro, sempre all’opera e sempre tra i suoi libri. Sono opere antiche, dal grande valore monetario, tutte composte dietro a vetri, per non essere sciupate più del necessario dal tempo e dalla quotidiana polvere.  Ed è qui che inizia a scrivere quell’opera che tutti noi conosciamo come ‘I Promessi Sposi’

La bella e grande scrivania è ora coperta da una teca in cui giacciono degli oggetti di uso quotidiano dello scrittore. Ma la sua personale è più in là, sotto alla finestra.

Le si darebbe poca importanza, un tavolo senza pretese, pieno di macchie di inchiostro e dal legno consunto. Ma è lei che accoglieva il Maestro al lavoro e sotto alla finestra vi era più luce per scrivere, in quel tempo dove l’energia elettrica nelle case ancora non esisteva.

E poi la grande stufa che riscaldava la stanza, le poltrone su cui si lasciava andare ad un riposo pomeridiano, a raccogliere idee, a leggere e a sopportare il dolore per la perdita della moglie Enrichetta e poi della figlia Giulietta.

Usciti dallo studio si sale per un'ampia e splendida scalinata in marmo color ambra, illuminata ora in maniera più moderna e consona ma ancora da lampade in stile liberty originali e dalla passiera rossa delle scale.

Il piano superiore si apre con ampi saloni poco arredati se non con un piano, sedie, sofa e quadri di famiglia ma dove spiccano soffitti composti in eleganti stucchi e decorazioni.  Il lavoro di restauro ha voluto, ci racconta la guida, lasciare il più possibile la bellezza originale degli affreschi ed è stata una scelta mirata quella di non voler sovraccaricare le stanze con l’arredamento, per dare maggiore ampio respiro a queste opere murarie.

 Con la morte di Teresa poi, avvenuta nel 1861, dalla grande camera matrimoniale Alessandro si trasferisce in una camera  arredata in maniera molto umile, con uno spoglio lettino di ferro e dove qui morirà, il 22 maggio 1873.

Ma non è solo la perdita della moglie che lo tormentava in quegli anni; altri figli prediletti, in totale dodici, muoiono in varie circostanze e il Manzoni si ritrova sempre più solo in quella casa così grande che accoglieva, oltre alla famiglia, anche la numerosa servitù.  In quella stanza c’è tutto ciò che poteva servirgli: un letto, un tavolo dal piano in marmo con delle sedie, sul caminetto uno specchio e dal davanzale la spazzola per i capelli e quella per la barba, la Croce al muro. 

Sulle pareti e nelle varie stanze, si ammirano quadri con ritratti del Maestro, della famiglia, degli amici, acqueforti, incisioni, litografie, manoscritti e prime edizioni, testi originali autografati e incorniciati. Sono davvero tante le piccole e medie statue e rappresentazioni del Maestro stesso, bronzi che rappresentano Lucia, le prime edizioni de ‘I Promessi Sposi’, lui che non amava farsi ritrarre ha invece, nelle varie stanze, una quasi infinita rappresentazione di sé.

Ma sarebbe davvero un errore considerare questo un atteggiamento di vanità o di superbia. Tutt’altro, Manzoni segue una vita attorniato da lutti, problemi di denaro, paure, dolori fisici ma soprattutto morali.

La casa ospita  oggi anche il Museo Manzoniano e Centro Nazionale di Studi Manzoniani e noi salutiamo questo luogo mentre il sole cala su una città accaldata di metà luglio.

 (A.L.)

 

 

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