Luni

Luni - Camperarcobaleno

La Città della Dea Luna

Luni ,nel comune di Ortonovo, in provincia della Spezia, è quello che resta di un'antica e prospera città alla foce del Magra che i Greci vollero dedicare a Dea Luna, colei che proteggeva gli uomini che viaggiavano sul mare.

 I Romani, nel 177 a.C. con Marco Emilio Lepido, resero questo luogo, in principio, quale avamposto militare delle legioni romane durante la campagna contro i Liguri.

Geograficamente compresa tra la Lunigiana e la Val di Magra, vi sono  varie interpretazioni sull’origine del nome tra cui quella che risale alla radice etimologica ‘Luk’ che significa ‘palude’. E’ pur vero che la zona in cui sorse Luni era una zona paludosa, come Lucca, che i romani bonificarono.

La nascita di questa città e la sua crescita in periodo romano è data in primis dal crocevia di comunicazioni sociali ed economiche che qui fiorirono. Il suo porto navale vive la presenza di Greci ed Etruschi, l’estrazione del marmo insieme agli scambi commerciali rendono florida questa cittadina che nel tempo vede il suo  l’ampliamento e la costruzione di importanti luoghi tra cui l’anfiteatro.

Insomma, quella che doveva essere un solo luogo che accoglieva soldati romani, diviene in poco tempo un’importante città. Non va dimenticato che la sua posizione diventa importante anche per essere luogo di passaggio e di sosta per viandanti e pellegrini, in quell’area che verrà poi denominata Via Francigena.

Con il periodo delle invasioni dei popoli del nord, Luni comincia a soffrire della sua decadenza. Dal VI secolo Luni non vivrà più lunghi periodi di tranquillità ed espansione economica e sociale.

Sono i Goti i suoi primi saccheggiatori mentre già la popolazione scappa dalla cittadina per rifugiarsi in altri luoghi già esistenti o nuovi insediamenti.

Diviene poi un porto importante durante il periodo dell’Impero Romano d’Oriente,sino a quando arrivano i Longobardi di Rotari che ne decretano la sua fine economica.

Con l’alternasi di periodi bui e rovinosi a quelli di modesta tranquillità, tra gli imperatori franchi e varie spartizioni di territori tra conquistatori e le autorità ecclesiastiche, Luni rimane, nell’immaginario collettivo di allora, una delle città più ricche e fastose. Si narra che  nell'860 viene nuovamente saccheggiata e distrutta da parte dei Vichinghi guidati dal re Hasting. Saccheggiata per errore, si disse, perché in realtà questi si erano prefissi di scendere a Roma, quale città da depredare.

Ma non solo i popoli del Nord passano di qui lasciando solo distruzione e silenzio, a qui vengono gli arabi, arrivano malattie, e le lotte feudali ed ecclesiastiche per la spartizione delle terre non portano certo periodi di tranquillità e prosperità. I piccoli agglomerati di case che nascono quasi non hanno tempo a rimanere intatti per lunghi periodi

Poco prima dell’anno 1000, con l’utilizzo della Via Francigena, si ritrova una certa tranquillità economica ma il periodo è breve in quanto ancora una volta gli arabi riducono Luni ad un cumulo di macerie.

Il tempo poi, il trasferimento del porto ad Ameglia, lo spostamento delle genti verso Ortonovo o a Sarzana, facilitano il decadimento totale della città.

A Luni noi ci siamo andati e siamo stati fortunati, l’erba era stata appena tagliata e l’aria frizzante della primavera rendeva tutto splendido, avvolta nella sua luce naturale e nel silenzio.

La visita alla città avviene tramite la porta occidentale e ha inizio dalla sede centrale del museo.

Questo accoglie nei suoi spazi parti dedicate alle statue in marmo e ai ritratti, le ceramiche quali contenitori , lampade, fregi architettonici, oggetti in metallo, terraglie in vetro, monili e oggetti usati per l’igiene personale, e la parte delle monete con l’esposizione di una pregevole collezione che parte dall’età repubblicana sino all’alto medioevo.

Lo spazio sottostante il Museo è dedicato all’esposizione di elementi di decorazione architettonica in marmo e in terracotta. Qui ci si trova alla ‘Domus dei Mosaici’ che ospita splendide decorazioni pavimentali datati  III e IV secolo.

Da qui si notano i resti del podio risalente all’ età imperiale del Grande Tempio, dedicato al culto della dea Luna, posto nel punto più alto della città, per poi scoprire ciò che rimane della porta di accesso alla città posta verso nord.

E’ facile da questo punto giungere verso il capitolium con i suoi resti e con quello della basilica civile.

Il complesso capitolino presenta varie fasi della sua trasformazione storica e architettonica tra cui alcune modifiche compiute nel periodo repubblicano, la posa in opera del bacino-fontana e del triportico nella zona orientale della basilica e il muro.

Più avanti si raggiunge la Domus degli Affreschi, decorata con pregevoli pavimenti in marmi policromi e affreschi alle pareti.E’ da qui che, fiancheggiando il foro, si  raggiunge il  tempio di Diana, realizzato in epoca giulio-claudia.

Mediante una passerella è visibile il cardine massimo da un lato e sull’altro due piazze. Da qui si completa il giro del foro costeggiando le tabernae che si affacciano lungo il porticato del foro. Sono ambienti dove un tempo vi erano dei negozi, alcuni con la pavimentazione con formelle e qua e là spuntano delle lastre di marmo.

Restano al momento al di fuori del percorso di visita il teatro e la Basilica Cristiana.

 

Oggi dei resti di questa storia e di questo luogo rimangono certo gli sforzi di tutti coloro che amano e che vorrebbero dare nuova vita e nuova energia ad un importante centro archeologico non solo ligure ma nazionale. Purtroppo ci si deve arrendere si fronte a direttive politiche ed amministrative che nei confronti della cultura, della storia e dell’arte non trovano spazio e sforzi necessari perché questi siti possano vivere ed essere valorizzati per la loro importanza. Fate una passeggiata sul prato di ciò che rimane dell’antico anfiteatro, contemplate ciò che rimane degli splendidi mosaici e delle pietre dei selciati. Rimarrete incantati da tanta bellezza, rimarrete affascinati da questo documento storico a viso aperto sul cielo della Lunigiana.

 

Camperarcobaleno ringrazia  

 Lucia Dott.ssa Gervasini

Soprintendenza Archeologia della Liguria

Funzionario Archeologo

Direttore delle aree archeologiche dello spezzino e del Museo Archeologico Nazionale di Luni

 

(A.L. Maggio 2016)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'