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Lorenzetti racconta

Il Parco di Pinocchio
Lorenzetti  racconta - Camperarcobaleno

Il Parco di Pinocchio e Collodi

 

 

 

Avendo dedicato alla pagina dei Castelli un piccolo spazio al Museo della Bambola, sembrava inevitabile che anche nella pagina su i percorsi letterari ci fosse un  tributo alla fanciullezza e al mondo letterario infantile facendoci portare alla visita del Parco dedicato a Pinocchio e al suo scrittore, Carlo Lorenzetti, detto Collodi. 

  

 Carlo Lorenzetti nasce a Firenze e cresce sotto l’influenza positiva della madre, figura intelligente e  vivace, sempre pronta a interagire con il figlio il quale però, a seguito di questa presenza forse un po’ troppo invasiva, deciderà di non farsi una famiglia sua proprio per stare vicino sia a lei che ai nonni materni. Questi vivevano a Collodi, piccolo e arroccato paese medievale, in onore del quale lo scrittore prenderà lo pseudonimo.

 

  D’altro canto la sua figura paterna risulta fragile e insignificante, un modesto cuoco che lavora per i Marchesi Ginori, un padre quasi assente nei confronti di tutti i suoi figli.

 

L’infanzia di Carlo trascorre serena a casa di una zia a Collodi, lì frequenta le scuole elementari. Il suo carattere si rivela inquieto e intollerante a qualsiasi disciplina tanto che viene deciso di metterlo prima  in Seminario poi dai Padri Scolopi di Firenze.

Diventato adulto Carlo inizia la carriera di impiegato e di giornalista,abbracciando le idee mazziniane e partecipando  alle rivolte risorgimentali del 1848-49.  

La carriera di giornalista gli permette di esprimersi secondo il suo carattere dipingendo la realtà toscana cogliendone i lati più spiritosi e bizzarri, raccogliendo storielle anche un po’ boccaccesche che imprimeranno il suo modo di scrivere e di raccontare. 

Così comincia a scrivere i suoi primi romanzi ; "Un romanzo in vapore" e "Da Firenze a Livorno", pubblicati nel 1856, testi moderni e quasi futuristi in cui coglie la bellezza e la modernità della ferrovia, modello tecnologico che appare spazzare via vecchi confini e in cui l'autore fu tra i primi a evidenziare la novità tecnologica apportata a questo nuovo mezzo di trasporto.  

Creativo e spiritoso, si dedica alla critica teatrale, fonda il periodico ‘Il Lampione’ e ‘Scaramuccia’. Con gli anni si avvicina sempre di più però a quel mondo letterario dedicato all’infanzia traducendo favole di Perrault, approfondendo gli studi pedagogici per lavorare su testi scolastici

Nasce "Giannettino" nel 1875 e "Minuzzolo" nel 1877 per poi approdare al  suo capolavoro "Le avventure di Pinocchio". 

Pinocchio appare per la prima volta sul  "Giornale dei bambini" nel 1881 con il titolo "La storia di un burattino" con le avventure in quindici capitoli ma poiché questo terminava con l’impiccagione del burattino e i piccolo lettori ne erano sconfortati e per nulla contenti, Collodi decise di modificare il testo ampliandolo sino alla trasformazione di questo in bambino, nel 1883 ,quando viene edito  dall'editore Felice Paggi di Firenze.  

Divenuta opera letteraria mondiale solo pochi anni dopo la sua prima uscita, Le Avventure di Pinocchio viene pubblicato in 187 edizioni e tradotto in più di 200 lingue. 

Carlo ‘Collodi’ muore improvvisamente il 26 ottobre a Firenze, ignaro ancora del suo enorme successo. 

La vita di Collodi e quella del suo burattino si intersecano tra di loro rendendo la vita di uno quella dell’altro, in una sincronia quasi perfetta che quasi viene da pensare se il burattino non fosse davvero il suo scrittore. Carlo nasce in  una stanzetta quasi buia e fredda, una notte di novembre, e la sua stanza assomiglia molto a quella di Geppetto e Geppetto, prendendo tra le braccia quel pezzo di legno non sa che quello è vivo ed è come un bambino. Nato quasi per caso, chi dice per cercare di pagare debiti di gioco,  Pinocchio è Carlo nella sua irruenza, nel suo irrefrenabile e costante movimento, un susseguirsi di azioni nervose e atti di monello. 

 Dal carattere volubile e incostante, Carlo odia la folla e  il chiasso, la sua nevrosi lo porta paradossalmente alla tranquillità e al silenzio. Solo con la scoperta delle favole, del racconto dedicato ai più piccoli Carlo trova quella serenità interiore che gli mancava e che lui cercava ovunque, quel bilanciamento emotivo che da un lato lo portavano alla genialità e dall’altro ad una povertà d’animo.  

Il mondo del sogno, della fantasia convivono finalmente in lui bilanciando il mondo reale e Pinocchio nasce avvolto da una atmosfera magica e avvolgente, una sorta di caldo lenzuolo che ripara dal freddo.  

Carlo riesce a raccontare la trasgressione e la voglia di crescere di un bimbo, la morale rigida e concreta della vita con semplicità e leggerezza, per poter abbracciare il tutto, per poter diventare grandi.  

 Passeggiare  nel parco di Pinocchio significa percorrere realmente la sua fiaba.  

 Mosaici narranti le avventure del burattino, gruppi bronzei con la raffigurazione simbolica del percorso di Pinocchio da burattino a ragazzo, sono dispiegati nei giardini di Villa Garzoni, splendida costruzione risalente al 1600 riccamente affrescata e decorata con stucchi e affreschi, forse dimora per una notte di Napoleone Bonaparte. 

Le immagini e le sculture dedicate ai personaggi di Collodi e di Pinocchio rivivono la loro storia negli occhi di ogni bambino che li incontra, avvolti anche dalla Collodi Butterfly House, edificio in pietra e cristallo di recente realizzazione che ospita un migliaio di farfalle provenienti da tutto il mondo. Una visita sicuramente molto romantica ed evocatrice del sogno e della fantasia il cui mondo leggero e impalpabile delle farfalle sicuramente rimanda, ma anche una visita didattica e scientifica che vuole esporre con pannelli informativi e audiovisivi la vita degli insetti. 

Il giardino esotico che compone la House Butterfly ha lo scopo di proporre ambienti amazzonici e tropicali dove meravigliose creature dai colori sgargianti vivono e si riproducono, in un balletto della vita unico che sta, purtroppo, sempre più diventando raro. 

 L’antico borgo di Collodi risale alla fine del XII secolo,  una vera e propria "cascata" di case piccole e arrampicate sul pendio di un colle scosceso, disposte sui lati di due triangoli, paese in ottimo stato di conservazione e meta tutto l’anno di turismo non solo scolastico e infantile.  

Il paese mantiene resti di fortificazioni medievali, le porte antiche che chiudevano al passaggio di invasioni nemiche e il recinto della Rocca con  alcune torri.  

 

 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'