Home » itinerari letterari » Leopardi racconta

Leopardi racconta

Leopardi racconta - Camperarcobaleno

Recanati

 

 

 

Ci sono dei luoghi, in questa controversa penisola, in cui la presenza della storia, degli uomini e dei loro pensieri non solo fanno parte integrante con l’ambiente ma lo rendono a loro dimensione e a loro vissuto. Questa è la strana  sensazione che avvolge il proprio animo nello scoprire parole legate in maniera indissolubile a quel personaggio, a quello scrittore.

Ci sono luoghi, in questo angolo di mondo, che rimangono incorniciati ad un tempo che non c’è più nel nostro calendario ma, essendo paragonabili ad un quadro, ad un’opera d’arte, sono visibili, visitabili ed emozionanti.

E’ il caso di Recanati, splendida cittadina delle Marche dove i muri, i ciottoli delle antiche stradine, l’aria è intrisa di Giacomo Leopardi e questo luogo racconta oggi con un lento girovagare, la sensibilità e l’inquietitudine di un grande poeta.

Arrivare a Recanati  è già di per sé una grande emozione. Nella bella stagione le sue colline si aprono lungo la strada, colline dai colori intensi e vibranti, prati e coltivi arati, ordinati e quieti passano dinanzi al mio finestrino da cui l’aria calda quasi estiva si fa largo tra il mio viso e quello della mia compagna, Lyla.

La città di Recanati, città della Poesia, Comune d’Europa…così recita il cartello all’ingresso di questa cittadina dove i nomi delle sue strade diventano le parole delle poesie leopardiane, dove, sui muri tavole marmoree scandiscono i versi dei suoi canti e le stesse persone scivolano tra le sue vie in uno spazio fatto di metrica e di ricerca poetica, in un luogo quasi irreale reso tale da quello spirito che aleggia tra questi muri.

Piccole stradine dai ciottolati antichi, porte di botteghe che emanano odore di pane e di frutta, finestre di case spalancate a questo primo sole caldo di questa che già si preannuncia un’estate lunghissima…e dove noi vogliamo ritrovare ancora una volta parole che avremmo voluto comprendere sui banchi di scuola ma che, come spesso accade, ci tormentavano solo in un lento ed infinito oblio liceale…

Chi vuole ritrovare Leopardi non può non fare visita alla sua casa, oggi una casa museo e biblioteca ricercatissima, dove  Giacomo trascorse la sua fanciullezza e giovinezza, racchiuso in quelle mura paterne fatte di rigore morale e di studio.

L’edificio si apre su Piazzuola Sabato del Villaggio, una costruzione di proprietà dei Leopardi da sempre, oggi abitata dai suoi discendenti. Si vuole che questo palazzo, signorile e austero, sia l’unione di vari edifici posti nel rione di Montemorello. La biblioteca è davvero da visitare, tra le figure scure poste in rilievo da pannelli bianchi che riflettono un giovane Giacomo chino sui libri (o sui suoi pensieri più grevi), quella di un padre forse troppo rigido da permettere al figlio la possibilità di volare sulle ali della sua capacità poetica…mentre si dispiegano volumi rari e maestosi, di una bellezza rara ed esaltante, libri unici da ammirare tra quadri, alcuni ritratti e scritti dai caratteri antichi, sottili ed eleganti. La si deve a Monaldo, il padre di Giacomo, questa preziosa biblioteca di famiglia che  dedicò a  "filiis, amicis, civibus" tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo.

 

’Se questo è amore, che io non so Questa è la prima volta che io lo provo In età da farci sopra qualche considerazione; ed eccomi di diciannove anni e mezzo, innamorato. E veggo bene che l’amore deve essere cosa amarissima, e che io purtroppo (dico dell’amor tenero e sentimentale) ne sarò sempre schiavo.’’

 

Ma Recanati non è solo Casa Leopardi: sulla stessa piazza si trova la casa di Silvia, in realtà Teresa, figlia del cocchiere dei Leopardi e provo una sorta di tenerezza nel pensare che in questo luogo, un giovane uomo doveva aver vissuto un amore così sofferto e forse doloroso, quando l’Amore dovrebbe essere tutto meno che dolore.

Il Rione di Montemorello ospita anche la Chiesa di Santa Maria, dove il piccolo Giacomo venne battezzato nel 1798.

Troviamo poi la Torre del Chiostro di Sant’Agostino con la sua chiesa, realizzata nel 16mo secolo con impronte gotiche. Costruita insieme al Convento degli Eremitani di Sant’Agostino ha un bel portale in pietra d’Istria. Alla sua destra, il Chiostro che ci riporta a ‘Il passero Solitario’

 

 D'in su la vetta della torre antica,

Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.

 Infine non ci resta che assaporare l’aria di quel luogo dove Giacomo Leopardi amava rifugiarsi.

A pochi metri di distanza dal palazzo di famiglia, lo immagino seduto all’ombra di un imponente cipresso , dinanzi a un’edicola dedicata all’Immacolata, nell’orto  delle Clarisse del Convento di Santo Stefano…

Immagino l’aria profumata di lavande e salvia, di viti e rose e da qui poteva ammirare nella sua interezza, lo splendido panorama sui Sibillini.

  Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare


Oggi l’ex convento ospita il Centro mondiale di poesia e l’ex orto delle suore, curato e mantenuto com’era ai tempi di Giacomo, è visitabile insieme al museo allestito nel confinante Centro nazionale di studi leopardiani.

 Questa è la conclusione di questo itinerario che mi ha portato a scoprire l’umana sensibilità di un uomo, riscoprendo anche le parole di un grande Federico Fellini il quale, una volta, disse che Giacomo Leopardi non poteva che nascere e vivere in questo luogo, a Recanati dove bellezza paesaggistica e bellezza di sentimenti, convivono insieme con tanta facilità.

 

 

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'