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Lady Dorothy riposa a Villa Hanbury- Ventimiglia

Lady Dorothy riposa a Villa Hanbury-  Ventimiglia - Camperarcobaleno

Aperto al visitatore con barriere architettoniche presenti- A pagamento

Open- no handicap accessible-Ticket

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

Gli splendidi Giardini Botanici di Villa Hanbury  furono voluti, nel 1867, da  Sir Thomas Hanbury ,baronetto della Corona Inglese, ricco uomo d'affari che, dopo aver fatto fortuna in estremo oriente  con il commercio di sete e spezie (la sua famiglia possedeva nei dintorni di Shangai  piantagioni di cotone), approdando in terra di liguria per affari e vedendo per la prima volta la villa, e se innamorò a tal punto da volerla a tutti i costi  acquistare dalla  famiglia Orengo. 

 La villa , dimora di campagna di Julia Priscilla nel I secolo a.c., sorgeva sull'antica via Aurelia, vide il passaggio di alcuni personaggi celebri tra cui San Francesco, Dante, Santa Caterina da Siena, Machiavelli, Papa Pio VIl, Papa Innocenzo IV ,Carlo V e  Napoleone 

 Come ogni gentleman inglese dell’ottocento, Sir Thomas amava circondarsi di fiori e piante e la sua prima idea fu quella di trasformare il podere in un giardino  dove cominciare subito a  raccogliere specie botaniche provenienti da ogni parte dal mondo per creare un maestoso insieme che oggi vede la presenza di circa 5800 specie di piante ornamentali, officinali e da frutto, immessi in un ambiente scenografico di circa 18 ettari (in parte comperati via via che gli si presentava l’occasione) di alto valore estetico grazie anche alla costante presenza di elementi ornamentali, orientali e occidentali. 

 A quell’epoca Thomas  aveva 35 anni, non era un botanico ma amava molto la natura mentre suo  fratello Daniel ne aveva 42, era farmacista e fu lui il vero ispiratore scientifico e consigliere.

 Giunsero  a Ventimiglia illustri botanici, agronomi e paesaggisti , seguiti da giardinieri espertissimi che trasformarono in poco tempo i terreni ormai incolti in uno dei più bei giardini d'Europa.

Prendeva forma così un giardino botanico che, grazie alla felice posizione del territorio e del clima sempre mite, favorì da subito l’acclimatarsi di specie rare e sconosciute accanto a quelle più prettamente mediterranee.

 L’intento che si prefissero era quello di rispettare comunque l'architettura della villa che già si presentava in maniera perfettamente armonica con la vegetazione circostante. 

 Il nucleo della casa è ancora costituito da una antica torre saracena di difesa che all'inizio rappresentava l'unica costruzione esistente. Successivamente vi furono aggiunte altre strutture senza mai rovinare la scenografia e , anzi, da buoni inglesi, cercando di rivalutare quella preesistente.

Un esempio eclatante è sicuramente la presenza dei  vecchi muri esterni, patinati dal tempo che sono accompagnati dal colore delle foglie e dei fiori che li circondano 

Insieme aDaniel, Thomas volle dei rosai, portate direttamente dal giardino del padre dei due fratelli, situato a Clapham Common, oggi quartiere a sud di Londra e un tempo quasi interamente rurale con la presenza di ville aristocratiche.

Altre piante cominciarono a pervenire da Parigi, da Antibes e da Kew, conosciuto e amato in tutto il mondo per il suo favoloso Garden dove, tra l’altro, lavoravano botanici e scienziati conosciuti dagli Hanbury.

Nei primi anni di vita, il giardino ospitava piante sudafricane, australiane e americane che attiravano l'attenzione del mondo scientifico a livello internazionale poiché erano oggetto di studi farmacologici oltre che naturalistici. 

 L'impianto dei giardini doveva comunque rispondere a criteri ben precisi: non dovevano mai essere piantati esemplari isolati e doveva essere curato l'accostamento dei colori, preferendo masse di colori omogenei per ottenere un suggestivo effetto scenografico 

Le difficoltà non erano comunque poche già all’inizio di questa grande e forse un po’ folle idea: il terreno dei giardini era caratterizzato da un substrato di calcari nummulitici, quei calcari derivanti dall’accumulo di animali e organismi che un tempo vivevano sul fondo del mare.

Questo tipo di terreno si presenta quindi  difficile, compatto, facilmente erodibile dall’acqua piovana e dai venti portati dal mare, quindi ‘salini’ soprattutto per le specie quali i Rododendri, le Camelie e le Azalee. 

La presenza inoltre di un altro calcare, il travertino (noto in toscana e nel lazio) porta ad un un terreno sabbioso, ottimo per la coltivazione, ad esempio dell’Albero del Thè . 

La grande varietà  di microclimi portati da diverse esposizione alla luce e ai venti, a condizioni di umidità non identiche da luogo a luogo, portarono allo studio delle condizioni più favorevoli per lo sviluppo delle piante che gli Hambury volevano coltivare e l'agrumeto, l'orto e il roseto, riparati dalla salsedine da un muro di cinta, vennero posti tra il mare e l’antica strada romana,  la foresta australiana  su un dolce pendio sopra la strada romana, mentre sotto la villa, ancora agrumi.

Più in alto l'oliveto mentre a ovest ed est la macchia mediterraneavicino conle piante più adatte agli ambienti umidi 

L’architetto Winter organizzò il lavoro della  manutenzione dei vivai, la raccolta dei semi e cominciò personalmente a gestire e insegnare agli operai e giardinieri il lavoro che arebbero dovuto portare avanti. 

Vennero eseguiti vari lavori per modellare i terreni che con le abbondanti piogge autunnali e invernali avrebbero certamente causato difficoltà alle radici delle piante , posti sistemi di irrigazione per ovviare alle possibili siccità estive e per dare respiro alle piante battute dal vento di mare. 

Furono ideati percorsi, camminamenti  insieme alla ristrutturazione della Villa stessa che allora presentava notevoli problematiche strutturali. 

Thomas intanto trascorreva i suoi inverni alla Villa e quando Daniel morì si ritrovò solo nella sua opera,nonostante la presenza costante della moglie e e dei suoi ben quattro figli.

Poco incline al giardinaggio in genere, la moglie di Thomas non tornò mai più alla Villa dopo la morte di Thomas  e per questa iniziò un lungo periodo di degrado e abbandono.

Solo grazie al figlio Cecil, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, la proprietà ricominciò a essere presa in considerazione. Cecil e sua moglie, Lady Dorothy, ricominciarono a intervenire con ristrutturazioni e riorganizzazione dell’intero patrimonio botanico e architettonico, lavoro che con passione venne portato avanti soprattutto da Dorothy la quale si dedicò agli interventi botanici e ornamentali del vasto parco insieme a suo padre John Frederic Symons-Jeune,architetto paesaggistico e da suo fratello  Bertram Hanmer Bunbury Symons-Jeune conosciuto per i suoi libri  sui giardini rocciosi. 

 Il lavoro prima di recupero e poi di ampliamento fu molto attivo e proficuo, Dorothy trascorreva i suoi inverni alla villa accogliendo botanici e studiosi da tutto il mondo, teneva rapporti con studenti e laureandi inglesi provenienti dalla Scuola do Orticoltura di Kew Garden  e fu sua l’idea di cominciare ad ‘etichettare’ ogni pianta presente nel vasto giardino dando così al visitatore una prima e rapida conoscenza della pianta da lui vista, idea che poi venne copiata ovunque e a catalogare secondo le varie specie presenti, le varie parti del giardino stesso.

Cecil organizzava e finanziava spedizioni in Cile, Sud America e in Africa.  

 Il suo merito fu quello di non stravolgere mai l’operato e le idee di Thomas e di Daniel ma riuscì comunque a modernizzare il territorio secondo i gusti e la moda del tempo dando anche spazio all’aspetto scenografico del luogo con nuovi vialetti, fontane e statue.

 Dopo la morte di Cecil, Dorothy continuò la sua opera sino a che l’intera proprietà passò al Banco di San Paolo.

 Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale colpì duramente la proprietà e i giardini: occupati dalle truppe italiane e poi da quelle tedesche, questa venne saccheggiata, bombardata e derubata di ogni cosa sino a che venne definitivamente lasciata alla più terribile incuria. Sembrava quasi che l’unica, anche se lontana, persona a cui premesse ancora la sua vita, fosse Dorothy che solo nel 1945 riuscì a tornare nel luogo dove amava di più.

Dorothy si era fatta una vita dopo la morte di Cecil, si era risposata con il reverendo Rutven Forbes ma non per questo aveva dimenticato gli anni meravigliosi alla Mortola.

I suoi sforzi economici non riuscirono però a riportare quel luogo come era stato ideato e costruito e  nel 1959 i Giardini passarono ad essere un’area pubblica di proprietà statale e la loro conservazione affidata all'Istituto di Botanica dell'Università di Genova.

Oggi la splendida villa è meta di visite in ogni periodo dell'anno, tra piante secolari e geranei ricadenti, tra piante di melograno e Aloe ed echium ,tra Yucca dai loro fiori bianchi e caprifogli, qui si ritrova il fascino di un tempo sobrio e pacato in un'atmosfera in cui ancora oggi, Dorothy riposa.

 

 

GPS: 43° 47' 00,25'' N

               7° 33' 15,59'' E

 

Indirizzo: Corso Montecarlo, 43

 Uscita Autostradale: XXmiglia A10

Area Sosta: solo parcheggi o strutture private

 

 

 

 

   

 
 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'