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La storia antica dei Giardini Ninfa-Cisterna di Latina

La storia antica dei Giardini Ninfa-Cisterna di Latina - Camperarcobaleno

 Aperto al visitatore con barriere architettoniche presenti- A pagamento

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Ubicato nel territorio comunale di Cisterna di Latina, sono numerose le indicazioni che portano ad un  comodo parcheggio situato a fianco dell’ingresso ai giardini e alle rovine di Ninfa. 

Situate nel cuore dell’Oasi WWF, le rovine di Ninfa sovrastano dalla rupe su cui sorge l’abitato di Norma regalando panorami unici dove la storia, l’arte e la natura vivono in maniera incontrastata e unica. 

Alcuni documenti riportano l’esistenza sul luogo di templi dedicati alle ninfe nel periodo di presenza dei Volsci e conosciuta nel periodo romano quale Tres Taberne ma è con il Medioevo che la città fiorì tanto che fu una dei più fiorenti centri non solo dell’Agro Pontino ma di tutto il Lazio.  

Città fortificata a difesa di scorrerie saracene del X secolo, divenne un punto nevralgico non solo per la sua posizione geografica favorevole per la presenza di acqua ma crocevia di traffici commerciali da e verso il sud della penisola, dopo che venne abbandonata la Via Appia.

Il passaggio da questa zona imponeva certo un congruo pedaggio a favore della città che favorì il suo sviluppo sociale ed economico. Va ricordato che qui venne eletto Papa Alessandro III, fatto che fece infuriare Federico Barbarossa tanto da porre a fuoco sia la città di Ninfa che quella vicina di Cisterna Neronis.

Alla fine del 1200, dopo vari passaggi di proprietà, il feudo fu completamente ricostruito e rinnovato da Pietro Caetani, nipote di Bonifacio VIII con la costruzione di una torre nei pressi del lago, chiese ed abitazioni sino alla prima costruzione della diga per la raccolta delle acque.

Ma la tranquillità della città ebbe poco respiro e infatti, a seguito dello Scisma d’Oriente e di lotte tra i vari rami della famiglia Caetani, la città venne nuovamente distrutta  per lasciare le misere rovine all’abbandono e i pochi abitanti rimasti in preda alla malaria. 

L’epoca di splendore di Ninfa era terminata miseramente, della città ricca di chiese e torri, difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali, rimaneva ben poco. 

 Le sue  mura merlate contenevano sette edifici religiosi mentre altri due erano posti al di fuori di esse, ora solo resti di cui rimangono alla vista alcuni affreschi che col tempo avrebbero bisogno di maggiore cura ed attenzione. 

Delle dieci torri della città, simbolo delle famiglie più ricche e potenti, spiccava quella del Caetani posta vicino al  laghetto,ancora oggi visibile per la sua imponenza mentre il Castello di questa famiglia si trova tra i viali del giardino con due torri merlate quadrate. Alcuni restauri hanno portato alla luce alcune abitazioni che formano il centro del paese e un ponte, detto ‘del macello’ Agli inizi del secolo scorso gli eredi della famiglia Caetani iniziarono un lungo lavoro di bonifica e riorganizzazione dell’area impiantando inoltre specie botaniche di alto pregio e di notevole rarità, tra cui l’Albero della Nebbia,  diventando così uno dei più bei giardini italiani. 

 

GPS: 41° 34' 29,21'' N

        12° 55' 52,10'' E

Indirizzo:Doganella di Ninfa Via Provinciale Ninfina 68

Uscita Autostradale: Frosinone A1

Area Sosta: Area sosta camper service e acqua (Latina 16 km)

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'