Home » boccioli e petali » La Commedia Italiana a Villa Marlia- Capannori

La Commedia Italiana a Villa Marlia- Capannori

La Commedia Italiana a Villa Marlia- Capannori - Camperarcobaleno

 

Aperto al visitatore con barriere architettoniche presenti- A pagamento

Open- no handicap accessible-Ticket

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

 

A nord della città di Lucca, nell'omonima frazione del comune di Capannori e  sulla strada che poi porta all’Abetone, ritroviamo Villa Reale di Marlia.  

Circondata da un ampio parco, in questo luogo sorgeva ,in età  longobarda,  un fortilizio abitato dal Duca di Tuscia.

Passato poi alla famiglia Avvocati e in seguito ai Buonvisi o Bonvisi nel 1517 , nella metà del 1600 questi dovettero vendere la proprietà, a causa di fallimenti lavorativi. agli Orsetti, famiglia nobile,ai quali va riconosciuta la sistemazione dei giardini e la costruzione della Palazzina dell'Orologio, chiamato così per  la presenza di un orologio a pesi sulla  facciata principale.

Agli Orsetti si deve un fine gusto barocco all’insieme, alla realizzazione di un giardino ornato da giochi d'acqua, ninfei, vasche, statue e con la presenza esaltante di precise simmetrie geometriche, che la rendevano simile a Villa Marly ,voluta da Luigi XIV a Parigi. 

Nel 1806 per la prima volta Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone, vide la villa e le piacque a tal punto che cercò a tutti i costi di comperarla dagli Orsetti che, dopo molti tentativi da parte di questa donna capricciosa e nello stesso tempo romantica, sembra avesse sborsato una notevolissima somma pur di possederla.

Acquistò allo stesso tempo una villa attigua di proprietà della Mensa Arcivescovile di Lucca, Villa del Vescovo dando vita a numerosissime trasformazioni, tutte allo scopo di rendere la proprietà simile o quasi simile alle altre fastose corti europee. 

Il giardino divenne di grandissime dimensioni e di gusto decisamente inglese, fattore che vide la demolizione completa di quello precedente, in stile barocco; numerose piante vennero trapiantate provenienti dal Parco Reale di Napoli e i boschetti popolati da caprette e daini oltre a pecore merinos… 

 Alla Villa venne  affiancata una tenuta agricola per l’allevamento di bovini e ovini e 40 cavalli mentre vennero lasciatii giardini detti del  'teatro di verzura', il giardino dei limoni, la peschiera con il ninfeo,  lecci e allori.

La villa , in stile neoclassico, venne rialzata di un piano ed abitato da una piccola corte.


Si racconta che Niccolò Paganini suonò per Elisa parecchie volte in questa lussuosa dimora e che per la prima volta venne rappresentata l’opera di Racine, Fedra.  

In seguito Elisa, divenuta Granduchessa di Toscana , si trasferì a Firenze, e abitò la Villa di Marlia solo per incontrare il suo amante, Bartolomeo Cenami. La vita di Elisa, dopo la caduta di Napoleone, divenne non facile, dovette scappare anche se incinta di quasi nove mesi verso Vienna dove venne imprigionata finendo i suoi giorni a Trieste. 

Dopo la caduta di Napoleone, i Duchi di Parma ed in seguito i Granduchi di Toscana entrarono in possesso della villa.

In seguito all'unificazione d'Italia, la villa divenne proprietà di Vittorio Emanuele II che la cedette al Principe Carlo, fratello dell'ultimo Re delle Due Sicilie, il quale era stato diseredato in seguito al suo matrimonio con una ordinaria cittadina inglese: Penelope Smith.

La romantica ma infelice coppia trascorse il resto della vita nella villa e trovò sepoltura nella cappella del parco. Il loro figlio, data la sua mania religiosa ed il suo comportamento eccentrico era conosciuto come il "Principe matto".

Alla sua morte, nel 1918, per pagare i debiti, la proprietà venne messa in vendita, gli arredi messi all’asta, i grandi alberi abbattuti per essere venduti come legna da ardere. 

Dopo alcuni anni la villa, di proprietà di Maria Luisa di Borbone, cominciò nuovamente alcuni lavori di ristrutturazione e volle la costruzione di un osservatorio astronomico che però non venne mai completato. Oggi la proprietà è privata e di appartenenza alla famiglia Pecci Blunt.

La visita ai maestosi giardini inizia con la veduta della villa che spicca su un grande giardino tagliato ad erba cortissima come per sottolineare l’imponenza storica ed artistica della costruzione.

Solo lei, in primo piano, unica e maestosa protagonista di storie passate che qui hanno lasciato profondi segni e qualche ferita.

Come purtroppo è il destino di molti gioielli culturali del nostro paese, anche quella di Villa Marlia è fatta di profondo amore e possesso e di lunghi oblii che, fortunatamente, non hanno inciso in maniera indelebile sul nostro presente.

Fatta di contraddizioni nette quali il giardino all’inglese da un lato e decorazioni altisonanti che riportano alla moda settecentesca e copie ristrette dei fasti francesi del Re Sole, i giardini oggi risplendono tra maestosi sempreverdi in contemplazione del teatro verde, di una lunga serie di vasi contenenti piante di limoni tali a soldatini  e magnolie perfettamente potate a cono che inducono alla visita  della grande peschiera rettangolare con ninfeo barocco, delimitata da una balaustra e che mette in risalto una splendida esedra in tufo dove Leda e il Cigno rimangono in contemplazione del tempo.

Sculture cinquecentesche rappresentano due fiumi importanti, l’Arno e il Serchio, raffigurati quali giganti maestosi, padroni assoluti della terra toscana. 

Particolarissimo è il  teatro di verzura, realizzato nel 1652 con  le sue siepi di fitti e sempreverde tasso che delimitano i sedili in pietra disposti a semicerchio e dove ipalchi con finestre a nicchia ricavate nella siepe semicircolare accolgono gli spettatori di una commedia ancora tutta da recitare e dove una cortina verde composta di sfere verdi delimita in maniera netta la vita reale e quella recitata. 

Ne fanno da regista e da testimoni le statue della commedia dell’arte italiana per eccellenza, le figure di un Pulcinella,di una  Colombina,e di un  Pantalone che rimangono ancora in attesa che sul palco ritorni Racine e la sua Fedra o, ancor meglio, il grande Paganini ad allietare con i suo magico violino l’aria di questo teatro dal soffitto color del cielo. 

La parte del giardino voluta da Elisa Bonaparte facente parte della Villa del Vescovo ricorda i paesaggi inglesi ottocenteschi, parti in leggera pendenza con alberi posti tra loro in maniera assimmetrica, luoghi classici di una pittura inglese dell’ottocento dove spiccavano lieti immagini campestri vissuti da pecorelle e caprette, ruscelli d’acqua sapientemente striscianti tra boschetti di faggi e querce e dove un laghetto gioca con gli spruzzi d’acqua in compagnia sorniona di un terrazzo decorato da statue. 

Dalla veduta ottocentesca di una campagna tipicamente inglese e leggiadra, si ritorna al passato seicentesco della Grotta di Pan dove si trovano  la chiesina e il ninfeo;  formato da due parti, di cui una aperta a pianta quadrata, l'altra chiusa a pianta circolare  con ciottoli per creare una grotta naturale,questo era collegato tramite due rampe di scale al giardino dei fiori detto "giardino spagnolo", opera dei primi anni del 1900. 

Di forma rettangolare, realizzato secondo i canoni del giardino islamico, è caratterizzato da una grande vasca da cui partono alcuni canaletti e aiuole erbose. Vicino alla Villa del Vescovo si trova  un piccolo giardino su due livelli con la presenza di aiuole  bordate da bosso, con la presenza di statue poste in nicchi e perfette  fere di evonimo giapponese dalle foglie verdi striate di bianco. 

Infine un accenno alla settecentesca Palazzina dell’Orologio la cui scenografia è arricchita da pareti di lecci e allori, palazzina dove spicca appunto un orologio il cui movimento è dato dalla presenza di contrappesi e la villa a tre piani in cui spicca un affresco di Tofanelli ‘La danza delle Ore’ nella Sala da Ballo.  


GPS: 43° 53' 56,23'' N

             10° 33' 15,70'' E

 

Indirizzo: Via Fraga Alta, Capannori fraz. Marlia

Uscita Autostradale: Capannori A11

Area Sosta: 'Il Serchio' (Lucca 5 km)

 

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'